PMI: proibire per legge il passaggio generazionale ?
Scritto da Daniele Marini - Fondazione Nord Est   
Recentemente, attraverso la periodica Newsletter della Fondazione Nord Est dedicata al tema del passaggio generazionale, di grande attualità per il mondo delle piccole-medie imprese del Nord Est, abbiamo sostenuto, con[...] Recentemente, attraverso la periodica Newsletter della Fondazione Nord Est dedicata al tema del passaggio generazionale, di grande attualità per il mondo delle piccole-medie imprese del Nord Est, abbiamo sostenuto, con l 'intento evidente di provocare un dibattito culturale sulla questione, che bisognerebbe proibire per legge il passaggio automatico della gestione d'impresa da padre a figlio (o erede).
L'obiettivo era di portare in primo piano una questione più ampia e particolarmente cruciale in un momento di transizione economica: come aiutare a sostenere lo sviluppo delle PMI di quest'area, sapendo che il passaggio generazionale é uno degli aspetti problematici, sicuramente importante, ma non l'unico.
Le PMI, infatti, continuano a costituire l'asse portante del sistema produttivo del Nord Est e del nostro Paese. Si tratta di una struttura molto articolata sia territorialmente che settorialmente; non é quindi agevole ipotizzare interventi omogenei.
Tuttavia, la competizione internazionale cui sono esposte sta producendo trasformazioni strutturali. Varie sfide si presentano di fronte alle PMI: l'urgenza di intraprendere percorsi innovativi sotto il profilo tecnologico, la necessità di trovare modalità di crescita dimensionale e, per ultimo ma non ultima come priorità, l'esigenza di costruire un tessuto di interconnessione tra loro.
Si pone, però, un interrogativo: le PMI hanno le risorse per affrontare da sole queste trasformazioni? Esse si nutrono del contesto (territoriale e sociale) che le esprime. Avendo una struttura organizzativa più permeabile, rispetto alle grandi imprese, risentono maggiormente delle variazioni dell'ambiente circostante. Ed il contesto del Nord est sta mostrando tutti i limiti e le trasformazioni delle risorse su cui esse si sono alimentate. Agire sul sistema delle imprese, sulla loro organizzazione é necessario, ma non sufficiente. Bisogna considerare anche altri versanti:
- C'é un passaggio generazionale, appunto, che deve essere sostenuto. Ma c'é anche un problema di selezione del ceto imprenditoriale. Come dimostra una recente ricerca sulla cultura imprenditoriale delle giovani generazioni realizzata dalla Fondazione Nord Est, oggi, più di ieri, fare l'imprenditore richiede competenze complesse, che solo attraverso il mix di formazione specifica ed esperienza concreta possono essere acquisite.
- La competizione internazionale non richiede solo nuove strategie organizzative, ma anche l'adozione di schemi cognitivi diversi, di modi nuovi di pensare l'economia e i mercati. Insomma, una nuova cultura del fare l'imprenditore e l'impresa.
- Il radicamento territoriale delle PMI richiede oggi un'azione di accompagnamento (da parte delle associazioni) e di politiche (da parte delle istituzioni) che ne possano indirizzare e assecondare lo sviluppo (infrastrutture, formazione, sistema del credito e della finanza, e così via).
Da quanto detto emerge che le PMI per affrontare e vincere le sfide attuali, non possiedono risorse proprie adeguate (per quanto le si debba riconoscere una indubbia capacità di adeguamento anche alle contingenze più critiche) a superare la frammentazione che le contraddistingue. Il ruolo delle associazioni di rappresentanza e delle istituzioni economiche e politiche diventa, allora, centrale. Le prime, per dare concretezza all'imperativo del fare rete, per fare crescere una nuova cultura imprenditoriale. Le seconde, per indirizzare e accompagnare le PMI verso settori produttivi a maggiore valore aggiunto, attraverso una politica economica che coordini le iniziative e gli interventi in materia di internazionalizzazione.

 


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