Marketing & comunicazione Perche’ i consumatori ne hanno le p…. piene della pubblicità ?

Perche’ i consumatori ne hanno le p…. piene della pubblicità ?
Scritto da Marco De Alberti   

Molte aziende non vedono, altre continuano a fidarsi dei cosidetti guru, ma il tasso di attenzione e l’influenza sull’acquisto della pubblicità è in crollo verticale

E’ un dato di fatto; ormai la pubblicità tradizionale, in particolar modo lo spot televisivo e la pagina pubblicitaria sui giornali, è in drammatica crisi. I dati sulla raccolta delle concessionarie pubblicitarie è un primo dato di fatto incontrovertibile. L’ anno scorso si è chiuso con un meno 5% circa, dopo un -9% nel 2012. Il 2014 era stimato un anno in ripresa ma i dati dei primi mesi non sono per nulla confortanti. Il deciso calo sui media tradizionali (Quotidiani, periodici, TV) è solo parzialmente compensato dal trend dell’advertising online e sui dispositivi mobili.

Ma i dati sugli investimenti delle aziende sono solo la punta dell’iceberg…in realtà il vero problema sta nell’atteggiamento sempre più negativo e disilluso dei consumatori.

Parlando in particolare di spot televisivi, essi riflettono sempre più un mondo ideale, illusorio, lontano anni luce dalla realtà sempre più dura e – a volte – disperata contro cui una fetta consistente delle famiglie combatte. Secondo le statistiche ufficiali nel nostro paese negli ultimi 5 anni il numero dei poveri assoluti (ovvero quelli che non hanno i soldi neanche per mangiare) è raddoppiato, raggiungendo la soglia dei 6 milioni. Sono altri 10 milioni circa quelli cd a rischio povertà, ovvero che riescono a stento a mangiare ma che non possono permettersi null’altro (vestiti, cura delle salute se a pagamento, vacanze, ecc).

Qui si aprirebbe un enorme parentesi sulle cause economiche ma anche sociali (basta pensare ai divorzi e agli anziani soli in drammatico aumento) di questo impoverimento.

Ma a noi interessa sottolineare che un messaggio pubblicitario che mostri famiglie falsamente felici, donne falsamente dimagrite, uomini falsamente machi, ecc ha sempre meno presa sia nei confronti di chi vive il disagio direttamente, sia su chi lo vede attorno su amici, parenti e vicini di casa.

Il problema di fondo sono i valori che si vogliono trasmettere alle persone, in particolare alle giovani generazioni. Il messaggio “puoi comprare tutto basta avere i soldi” è devastante nei confronti di ragazzi che sono spesso culturalmente impreparati a metabolizzarlo. Molti di questi giovani si troveranno poi con enormi difficoltà a trovare lavoro, con le famiglie che non riusciranno a rispondere ai loro “bisogni” crescenti…ed ecco allora proliferare la piccola delinquenza, le vessazioni, i ricatti per “stare al passo” con i modelli proposti dai messaggi pubblicitari.

Quindi cosa fare ? Le aziende dovrebbero riflettere e prima che ai prodotti dovrebbero pensare ai valori che hanno al loro interno (se ci sono….) e cercare di avvicinare le persone al loro mondo. Trasmettendo un immagine diversa, fatta di persone che lavorano in condizioni umane, di processi produttivi rispettosi delle persone e dell’ambiente, di prodotti fatti con materie prime sane e controllate, ecc. Di aprire le loro porte all’esterno avvicinandosi ai bisogni della gente, proponendo magari prodotti o servizi pensati per le persone in difficoltà. O magari donando prodotti e servizi a quelle migliaia di associazioni che sono ormai la sola spina dorsale su cui si regge questo malconcio paese.

 

Marco De Alberti

 


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