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Published on Gennaio 4th, 2007 | by Redazione MG News

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Broadcast yourself, una storia di successo – Ia parte

Nato nemmeno due anni fa (nel febbraio 2005), il sito di video sharing YouTube è diventato presto molto popolare: un comunicato dello scorso luglio parla infatti di 100 milioni di[…] Nato nemmeno due anni fa (nel febbraio 2005), il sito di video sharing YouTube è diventato presto molto popolare: un comunicato dello scorso luglio parla infatti di 100 milioni di clip scaricate quotidianamente dalla popolazione del web e di 65,000 nuovi video che ogni giorno vanno ad arricchire il già immenso immenso archivio del sito.

L’archivio di YouTube, che raccoglie materiali completamente freeware, ospita attualmente sia video amatoriali sia – e questo nonostante la policy del sito stesso contro la violazione del diritto d’autore – video provenienti dai media tradizionali. Allarmati da questo fenomeno, i broadcaster tradizionali, quali la NBC (febbraio 2006) e la CBS, hanno inizialmente richiesto la rimozione dei propri materiali protetti da copyright, salvo poi fare marcia indietro una volta comprese le immense potenzialità comunicative del mezzo. Nel giugno 2006 la NBC ha così annunciato una partnership strategica con YouTube, seguita nel mese di settembre dalla Warner, che con YouTube ha firmato un accordo, autorizzando l’hosting dei propri clip musicali a fronte di una condivsione delle entrate pubblicitarie. E pare che ora anche i “giganti” del web abbiano fiutato l’affare se è vero che, come scrive il Wall Street Journal lo scorso 6 ottobre, Google è attualmente in trattativa per acquistare YouTube alla (modica) cifra di 1,6 miliardi di dollari.

Vera o falsa che sia la notizia, è indubbio che la proposta comunicativa di YouTube (che lo slogan “Broadcast Yourself” descrive in termini tanto concisi quanto efficaci) sia stata accettata con entusiasmo dalla popolazione del web. You Tube è diventato così per alcuni un mezzo per condividere le proprie esperienze filmate con parenti e amici sparsi in tutto il mondo, per altri un modo per raggiungere un insperato successo artistico che travalica i confini del web. La “blog mania” dilagante degli ultimi anni ha dunque ricevuto un forte impulso dall’affiancamento della parola parlata alla parola scritta e delle immagini in movimento alle immagini statiche: il video-blog è diventato oggi l’ultima frontiera del diario online.
E un forte impulso da YouTube lo ha ricevuto anche quel fenomeno già precedentemente denominato “pocket journalism”, il giornalismo da tasca, in riferimento al luogo in cui viene abitualmente custodito il telefono cellulare, che sempre più spesso integra fotocamera e videocamera e che all’occorrenza può diventare un valido strumento documentario. Ne sanno qualcosa gli uomini politici americani, le cui gaffes, opportunamente documentate da migliaia di volenterosi “pocket journalist” sempre più spesso finiscono nell’archivio di YouTube. «I filmati amatoriali imbarazzanti per i politici esistono da anni, solo che prima bisognava trovare una stazione tv che decidesse di mandarli in onda — spiega Michael Cornfield della George Washington University al Christian Science Monitor — Con YouTube chiunque può mettere online un video e farlo vedere a milioni di persone, il sito è uno strumento capace di influenzare una carriera politica» (citato da un articolo del 27 agosto 2006 del Corriere della Sera).
Ne è un valido esempio la disavventura capitata al senatore repubblicano della Virginia George Allen, che per una settimana è stato inseguito da un ragazzo indiano, armato di videocamera e al servizio del candidato avversario, il democratico Jim Webb. Nonostante sapesse che il ragazzo lo seguiva col preciso intento di registrare i suoi passi falsi, per una settimana Allen è riuscito a non tradirsi. Tuttavia, dopo una settimana di pedinamenti, il ragazzo indiano ha ottenuto ciò che voleva: a Breaks, in Virginia, davanti a qualche decina di persone, il senatore Allen si è rivolto sorridendo a Sidarth (questo il nome del ragazzo), l’unico non bianco del gruppo, e lo ha chiamato un paio di volte “macaca”, prima di salutarlo con un simpatico «Welcome to America». Detto fatto, il video dell’insulto razzista è immediatamente apparso su YouTube ed è stato visto da migliaia di visitatori. Questo video costerà probabilmente ad Allen la possibilità di candidarsi alle presidenziali del 2008.

(continua….)

Gloria Pericoli


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