Ditelavostra

Published on Giugno 7th, 2026 | by Redazione MG News

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Perchè è importante riscoprire il dialetto

Il dialetto questo sconosciuto verrebbe da dire. Con basi culturali sempre più labili e un italiano sempre più sporcato da idiomi, neologismi, inglesismi che prendiamo dai social e dai media, rischiamo di perdere la nostra identità linquistica. Ma forse il dialetto ci potrebbe “salvare”

Che l’uso del dialetto in tutte le parti d’Italia stia evaporando è un fatto assodato. Il dialetto o ciò che ne rimane, perchè anch’esso si è notevolmente imporverito di vocaboli ed epressioni negli ultimi 30-40 anni, è parlato ormai solo dalle vecchie generazioni, mentre tra i giovani diciamo under 40 è praticamente assente.
Come associazione culturale Voci di Velluto ci siamo posti la questione: vale la pena recupare testi di autori scrittori, poeti in dialetto, in particolare in dialetto veneto? E poi proporli al pubblico ?
A questa domanda noi abbiamo risposto affermativamente, nonostante il nostro gruppo non abbia in repertorio pezzi teatrali o testi da leggere in dialetto. Lo sforzo per noi non era da poco…
E le difficoltà ed i rischi non mancavano. In primis nell’affrontare un dialetto, nel nostro caso il “sanstinese” di Romano Pascutto con delle sue peculiarità sia come vocaboli che come pronuncia, cadenza. E poi il grande dubbio: ci saranno persone interessate ad ascoltare poesie o brani in una “lingua” ai più semisconosciuta ?
Dobbiamo ammettere che anche noi avevamo delle perplessità all’inizio. Ad esempio che le poesie dialettali potessero essere considerate di serie B, rispetto a quelle in italiano, che non fossero in grado di esprimere tutte le sfumature di sentimenti ed emozioni.

Man mano che procedevamo nella preparazione del reading poetico dialettale scoprivamo come fosse ricca, piena di musicalità la lingua dialettale usata da Pascutto. Come le sue poesie pur ispirate ad un mondo rurale e popolare apparentemente distante dal nostro, riflettano in realtà valori umani universali. E come il dialetto si presti benissimo ad esprimere le varie emozioni che il poeta intende trasmettere.
Dalla realtà della vita quotidiana fatta di cibo povero e lavoro duro; alle speranze legate alla nascita di una bambina; all’orrore per le vittime della guerra. Dal sorriso legato alla visione di un bambino che fa pipì direttamente in Laguna.
E poi abbiamo avuto modo di scoprire parole desuete anche tra i pochi che ancora parlano il dialetto. Desuete ma molto efficaci, molto vicine alla nostra sensibilità di uomini moderni. E poi il richiamo, l’evocazione che alcune parole destano su molti di noi perchè reimergono sepolte dagli anni, nella voce di nostro papà, di nostra nonna, del vecchio del paese.
E poi il dialetto ha spesso questa capacità fotografica soprattutto se a usarlo è un artista come Pascutto di farci vedere le cose mentre le leggiamo o meglio ancora le ascoltiamo. Ecco un esempio:

Lu li vede, lu li sente frizzer
drento l’oio co la ciara granda
la se rosoea e la rossa tonda
che la noda de sora l’abondanza
come un fior in acqua sentà sora
coe foie che ghe fa da barcheta

*Tratto da “I vovi friti del paradiso” di Romano Pascutto

L’ immagine delle uova fritte nel tegamino, immagine “povera” ma che si arricchisce di poesia attraverso gli occhi di un pover’uomo che sogna di poterle mangiare queste uova fritte. Ecco in questo caso noi troviamo che il dialetto renda meglio questo desiderio pur semplice e immediato di un uomo affamato, più di quanto possa fare l’italiano.

E di situazioni come queste ne abbiamo trovate a decine. Ciascuno di noi ha recuparato pezzi della sua memoria. Forse questo potrà succedere anche per il pubblico.
E le cose sono andate così. Siamo stati molto aiutati nel proporre questo Reading poetico dallo scenario offerto dalla splendida Villa Agazzi Correr e al supporto dell’illuminato proprietario Maurizio Marchetto. E anche dall’associazione Romano Pascutto che ci ha aiutato fin dall’inizio.
Abbiamo avuto il conforto alla fine dello spettacolo della gente che ci diceva: “anche se non ho capito tutto, mi ha emozionato tantissimo” “mi sono ricordato dei modi di dire di mio nonno, che bello”. La grande soddisfazione la abbiamo avuta a vedere persone giovani emozionarsi, addirittura piangere magari perche abbiamo sbloccato un ricordo, un’emozione nascosta.

L’esperienza che abbiamo fatto è stata per noi illuminante. Ci ha convinto che il patrimonio culturale del dialetto merita di essere scoperto e valorizzato, direi principalmente per le giovani generazioni che possono apprezzare una grande ricchezza e trovare un modo per collegarsi alle loro radici, al loro territorio. Le radici proprio in questo mondo globalizzato e spesso “anonimo” sono un fattore fondamentale che ci ancora alle nostre origini. Che ci fa recuperare un mondo ricco di storie umane, di usi e costumi passati ma interessanti, di emozioni che mantengono una loro attualità.

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