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Published on Ottobre 8th, 2026 | by Claudia Macchi

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Transizione energetica nell’agroalimentare: sostenibilità e competitività

A Roma l’evento promosso a Roma da RSE e CREA apre il dialogo tra MASE e MASAF: al centro dell’incontro le soluzioni per la decarbonizzazione della filiera.

Più di 6.600 GWh di energia elettrica consumati dall’agricoltura e oltre 14.300 GWh  dall’industria alimentare e delle bevande nel 2024. A questi dati si affiancano gli oltre 3.100 GWh prodotti da  impianti fotovoltaici installati nelle aziende agricole. Numeri, su consumi e produzione, che mostrano con chiarezza quanto l’energia rappresenti oggi una leva strategica per la competitività, la sostenibilità e la resilienza  del sistema agroalimentare italiano.

Di questi temi si è discusso oggi a Roma, in occasione dell’evento “Le sfide del settore agroalimentare verso  la transizione energetica”, organizzato da RSE e CREA per presentare i risultati dell’attività congiunta e per  promuovere un dialogo tra il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste (MASAF) su un fronte comune: accompagnare la filiera verso modelli produttivi più efficienti, sostenibili e competitivi, in un contesto segnato dagli effetti del cambiamento climatico, dalla volatilità dei prezzi energetici e dalla crescente domanda di prodotti sostenibili.

«La collaborazione nelle attività di ricerca tra RSE e CREA è strategica per il ruolo che l’agricoltura, la silvicoltura e tutte le industrie agroalimentari hanno nella valorizzazione energetica dei sottoprodotti delle filiere agro forestali e degli scarti agroalimentari», ha dichiarato Franco Cotana, Amministratore Delegato di RSE. «Pen siamo al biometano, le cui potenzialità possono raggiungere i 10 miliardi di metri cubi all’anno; pensiamo al recupero degli oli vegetali da frittura e degli oli ottenuti da oleaginose su terreni marginali per la produzione di  biodiesel, HVO e SAF; non da ultimo, pensiamo all’agrivoltaico sostenibile, che richiede una progettazione  sartoriale a tutela del paesaggio e delle coltivazioni agricole, anche ai fini delle comunità energetiche agricole  rinnovabili», ha continuato l’AD di RSE.

Dall’analisi delle filiere produttive del settore agroalimentare realizzata da RSE, emerge come in diversi comparti agroalimentari, i costi energetici rappresentino una delle principali voci che incidono sul costo finale dei  prodotti, insieme alla manodopera. Per molte aziende delle filiere della pasta, dell’olio, del latte, della frutta e  del vino, l’impatto della spesa energetica supera il 10% del fatturato, influenzando direttamente la competitività  delle imprese e il prezzo dei prodotti destinati ai consumatori.

La transizione risulta particolarmente complessa per un settore caratterizzato da una forte presenza di piccole  imprese. In Italia, il 74% delle aziende agricole presenta una dimensione economica inferiore ai 25 mila euro,  mentre l’84% delle imprese agroalimentari e delle bevande conta meno di nove addetti. Si tratta di realtà che  spesso dispongono di risorse limitate per investire in innovazione e che necessitano di un adeguato supporto  finanziario, tecnico e formativo.

È qui che la ricerca può fare la differenza: sviluppando sistemi per integrare le rinnovabili nei cicli produttivi,  recuperare biomasse e sottoprodotti, misurare con precisione gli impatti e abbattere consumi ed emissioni. Il  vero banco di prova è trasformare queste soluzioni in innovazioni utilizzabili su scala produttiva. Per riuscirci  servono competenze, strumenti e un trasferimento tecnologico più efficace, capace di raggiungere anche le  aziende agricole e agroalimentari di minori dimensioni.

Link: https://www.rinnovabili.it/mercato/le-aziende-informano/agroalimentare-efficienza-energetica-innovazione-competitivita-settore/

 

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