Analisi e ricerche di mercato no image

Published on Novembre 18th, 2004 | by Lisa Zandomeneghi

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Generazioni di imprenditori allo specchio: percezioni, valori, strategie

Quali sono gli orientamenti e il tipo di cultura che caratterizza le giovani generazioni di imprenditori del Nord Est? E soprattutto quali valori e credenze li differenziano rispetto alla[…] Quali sono gli orientamenti e il tipo di cultura che caratterizza le giovani generazioni di imprenditori del Nord Est? E soprattutto quali valori e credenze li differenziano rispetto alla generazione dei loro padri? Il tema del passaggio generazionale all’interno delle imprese é stato oggetto di un’interessante ricerca condotta dalla Fondazione Nord Est in cui sono evidenziati gli attuali valori guida e le tendenze della nuova classe imprenditoriale della PMI, mettendo in luce come da un punto di vista biologico lo scarto in questi anni sia stato reso inevitabile e forte, soprattutto da fattori quali: il calo demografico (ha indubbiamente ridotto il numero dei possibili eredi), l’aumento del livello di scolarizzazione delle nuove generazioni (inevitabili le attese sempre più esigenti verso il mondo del lavoro) e la difficoltà sempre maggiore nella gestione di un’impresa sempre più volta ad una competizione di tipo internazionale.
L’indagine mette in luce l’immagine dell’imprenditore di nuova generazione analizzandone aspetti quali: il modo in cui la classe imprenditoriale si percepisce in relazione alla società in cui é inserita, i valori guida sia livello personale che all’interno della dimensione aziendale ed infine i limiti e le strategie utilizzate dall’impresa di nuova generazione.
Riguardo all’immagine che i giovani imprenditori percepiscono di sé e come la loro stessa immagine viene percepita dalla società che li circonda gli intervistati si rendono conto di occupare solo il quarto posto dell’attuale scala sociale e si accorgono che oggigiorno lo status più diffusamente riconosciuto é quello del libero professionista, inoltre i principali fattori per essere e potersi considerare un imprenditore di successo sono individuati in un mix di componenti di tipo personale (quali: la capacità di leadership e il carisma 78,6% e la propensione al rischio 45,3%) e di tipo funzionale (quali: la flessibilità verso il cambiamento 55,6%, un’adeguata formazione manageriale 47% e la capacità di delega 45,3%). La classe di imprenditori padri, invece, riconosce come valori principali per potersi definire uomo d’affari di successo: la capacità di sacrificio (74,4%) e la fiducia in sè stessi e nelle proprie capacità (62,4%), oltre che la ricorrente propensione al rischio (62,4%). Da una prima analisi risulta evidente un orientamento nuovo e distante della generazione junior rispetto a quella senior e questo in virtù del fatto che, mentre le vecchie generazioni avevano il compito di far nascere e crescere qualcosa di nuovo, le nuove generazioni hanno il compito di sviluppare e trasformare l’esistente con sguardo più sensibile, rispetto al passato, verso la variegata realtà che li circonda necessitando quindi di essere soprattutto professionisti dell’impresa capaci di condividere il potere e le responsabilità più che singoli protagonisti.
Per evidenziare ancora di più lo scarto netto esistente tra le due generazioni la ricerca analizza quelli che sono i valori dei nuovi protagonisti, esaminando tre aspetti significativi della vita dell’imprenditore: la sfera personale, la gestione dell’impresa e il rapporto con il territorio circostante.
Riguardo la sfera personale, per le giovani generazioni l’insieme dei valori di riferimento é molto ampio, fondamentali sono infatti: il rapporto con la famiglia (83,9%), la cultura personale (73,7%), il proprio lavoro (67,6%), la propria formazione professionale (63,5%) e infine lo spirito di sacrificio (57,7%). Viceversa per le vecchie generazioni i principali valori di riferimento sono leggermente invertiti, troviamo infatti al primo posto il proprio lavoro (94,2%) e lo spirito di sacrificio (87,6%), a seguire la famiglia (55,5%) e la propria immagine sociale (51,1%, questo dato é legittimato dall’orgoglio di essersi creati da sè); per entrambe le generazioni gli interessi e gli hobbies sono rilegati all’ultimo posto della classifica. Interessante notare come la rosa dei valori-riferimento dei giovani intervistati risulti più complessa e fiorita rispetto a quella dei loro padri e soprattutto come il rapporto con la famiglia sia l’aspetto da loro menzionato come il più importante, a differenza dei padri che vedevano il lavoro come elemento chiave: una generazione nuova che vede la sua autorealizzazione in varie sfere – non solo quella professionale ma anche quella famigliare e sociale.
Per quel che riguarda la buona gestione della propria impresa, i giovani ritengono fondamentali aspetti quali: la necessità di creare squadra (82,5%) e curare il rapporto con i propri dipendenti (76,6%), viene meno quindi la visione dell’imprenditore che agisce in assoluta autonomia; a seguire altri aspetti segnalati come fondamentali sono: l’interesse per l’innovazione (71,5%) e la predisposizione alla flessibilità (65,7%), e la cura della crescita aziendale (65%). A differenza invece della generazione precedente che tra gli indicatori proposti si identifica maggiormente nella crescita aziendale (61,3%) e nella capacità di rischio (55,5%). Per quel che riguarda il rapporto con i sindacati entrambe le generazioni sono concordi: solo il 13% degli intervistati lo ritiene rilevante e questo molto probabilmente é da attribuire al contenuto tasso di sindacalizzazione del Nord Est dove prevale un tipo di contrattazione più a livello di azienda o di singolo lavoratore.
Molto rilevante infine é il rapporto tra la nuova generazione e l’ambiente circostante, si nota infatti un salto di qualità nelle relazioni imprenditoriali dovuto ad una maggiore attenzione e sensibilità verso le altre realtà aziendali, viste come interlocutori per collaborazioni di interesse comune (54%) piuttosto che come semplici concorrenti, e maggiore rispetto nei confronti dell’ambiente circostante per garantire una migliore qualità di vita e per non danneggiare lo sviluppo economico sociale futuro (51,1%). Tuttavia é avvertito distante e non necessario il rapporto con le istituzioni e la politica, valore invece ritenuto importante per la classe senior (32,4%): elemento contraddittorio basti pensare come attualmente sia invece sempre più necessaria una comunicazione efficace tra il mondo politico ed quello economico per permettere al Nord Est di aprirsi a nuovi modelli di sviluppo.

Un altro aspetto considerato dalla ricerca é come le nuove generazioni si pongono nei confronti delle sfide poste nella conduzione dell’impresa.
Per quel che concerne i limiti ritenuti vincolanti per lo sviluppo futuro delle imprese del Nord Est, i giovani risultano molto sensibili alle problematiche interne tipiche del sistema produttivo locale. Una prima analisi individua una gerarchia degli ambiti di oggetto di attenzione degli intervistati si hanno quindi problematiche con maggiore priorità di intervento: in primis la formazione e la cultura dei titolari, dei loro collaboratori e gli investimenti nell’innovazione, a seguire la gestione aziendale e infine la strategia aziendale. Analizzando nello specifico le tre tematiche sono stati individuati degli specifici livelli di criticità che mettono insieme le tre componenti. Tra i fattori ad alta criticità emergono: la scarsa specializzazione e preparazione delle risorse umane (64,7%) e lo scarso investimento nell’innovazione (56,6%). Mentre tra i fattori a media criticità spiccano la difficoltà nell’utilizzo di nuove tecnologie (45,2%) e la mancanza di cultura degli imprenditori (44,1%). La piccola dimensione dell’azienda (26,1%) e lo scarso investimento nel marketing e nella comunicazione (23%) sono considerati fattori di bassa criticità contrariamente a quanto emerge da recenti dibattiti che considerano queste due componenti i limiti più significativi per la crescita delle aziende. Lo stacco rispetto alla generazione senior é netto: le percentuali dei giovani intervistati favorevoli alle problematiche segnalate risultano nettamente più alte rispetto a quelle dei loro padri: questo evidenzia una sensibilità maggiore e più attenta della nuova generazione molto probabilmente dovuta anche all’attuale congiuntura economica sfavorevole che ha messo in luce limiti e debolezze della PMI nel Nord Est.
La ricerca approfondisce anche le strategie della giovane generazione in rapporto ad aspetti quali: i limiti posti dalla dimensione aziendale, l’apertura verso i mercati esteri e la scelta di mercati futuri. Il 95% degli intervistati ritiene fondamentale reagire in modo propositivo al limite competitivo dato dalle dimensioni aziendali: secondo il 50,8% la strategia migliore da adottare per superarlo sta nella formazione di un consorzio o nella adesione ad un distretto, il 30,1% ritiene fondamentale in questo senso la fusione con altre aziende, infine il14% vede nell’acquisizione di altre aziende la strada da seguire. Per quel che riguarda l’apertura verso i mercati esteri, ben il 74,6% ritiene la delocalizzazione dell’impresa fattore necessario in quanto fenomeno congiunturale del mercato, scelta quindi obbligata per ridurre i costi (manodopera, tassazione, burocrazia); mentre l’internazionalizzazione é considerata una strategia di crescita positiva per l’impresa (87%) e viatico necessario per rimanere competitivi (77,5%). Infine per quel che riguarda i mercati su cui gli imprenditori focalizzano la loro attenzione futura quelli considerati più interessanti risultano: Europa dell’Est (37,8%), Asia (29,6%) e Unione Europea (25,9%).
L’indagine mette in luce quindi una nuova generazione di imprenditori attenta su più fronti, volta più che mai alla collaborazione con la realtà circostante per poter superare i limiti aziendali, per garantire competitività e per far fronte alla crescente internazionalizzazione del mercato. Una generazione orientata ad impegnarsi in interventi che vadano a toccare la formazione e le infrastrutture per garantire uno sviluppo economico e sociale del territorio. Una generazione di professionisti che tuttavia, a differenza dei padri, appare più orientata a valori quali il mantenimento della qualità della vita e la famiglia, delineando una concezione di imprenditore non esclusivamente legata all’ambito lavorativo ma bensì a vasto raggio e a più dimensioni, perciò più attenta rispetto al passato alla sfera privata e personale.


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