Analisi e ricerche di mercato

Published on Marzo 29th, 2022 | by Redazione MG News

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I partiti sono inutili ?

Il quesito non è certo nuovo. Molti se lo sono posto in questi ultimi 10-15 anni e le risposte sono state varie. Da quelle “nate dal basso” come il Movimento 5 Stelle in Italia o i Gilet gialli in Francia. A quelle teoriche come la raffinata analisi di Peter Mair.

Tra i tanti effetti della pandemia c’è stato anche quello di far aumentare nei cittadini la fiducia in tutte le istituzioni. La paura, il senso di precarietà sono state molle potenti che hanno spinto le persone a trovare uno scoglio a cui aggrapparsi. Tutte le principali rilevazioni su questo tema lo confermano. In particolare citiamo l’ormai storico “Rapporto tra gli italiani e lo Stato” curato da Demos & Pi, in particolare da Ilvo Diamanti.

Nel rapporto tutte le istituzioni guadagnano in fiducia rispetto al pre-pandemia, ad eccezione delle Forze dell’Ordine che peraltro rimangono saldamente al primo posto con una percentuale di consenso al 70%.

Crescono in maniera importante tutte le principali istituzioni. Da quelle più vicine ai cittadini come le Regioni, allo Stato (che ha fatto registrare addirittura un aumento del 15%), fino all’Unione Europea che nel 2019 aveva raggiunto il picco negativo del 34% e ora sta al 44%.

Persino i partiti politici, pur mantenendo saldamente l’ultimo posto in classifica col 13%, sono cresciuti del 4% dal pre-pandemia.
E torniamo quindi a bomba. I partiti politici non sono più in grado di rappresentare se non molto parzialmente, le nuove esigenze che emergono dalla popolazione. Le nuove povertà, la crescente precarietà del lavoro, la divaricazione sociale, i disagi sociali e psicologici che già esistevano prima della pandemia e che questa ha amplificato. A tutti questi e altri mutamenti epocali come il cambiamento climatico e le sue devastanti conseguenze già ben visibili a tutti, i partiti non sono assolutamente in grado di rispondere.
In grande conflittualità tra di loro e al loro interno, incapaci di partorire leader di spessore con visioni non miopi, in grave crisi nel tesseramento, i partiti scontano inoltre una partecipazione al voto in crollo. Come dimostrano anche le recenti elezioni politiche a Roma.  Affluenza al 48% quasi 9 punti in meno rispetto alle precedenti amministrative. Una vera e propria crisi di rappresentanza.

Gli enormi problemi che l’umanità si trova ad affrontare, come la pandemia, le guerre, le crisi energetiche, le conseguenze del cambiamento climatico come la siccità e gli eventi estremi non riescono a trovare una risposta soddisfacente a livello nazionale. E non basta nemmeno l’Unione Europea. Forse solo un governo globale a livello mondiale sarebbe in grado di affrontare simili problemi, almeno come sistema di regole che valgano per tutti.

Ma siamo molto distanti da questo, come dimostrano tutti i fatti più recenti. Anzi dominano le spinte nazionaliste e territoriali. Alle quali rispondono i partiti populisti offrendo soluzioni semplicistiche a problemi invece estremamente complessi.

Ma vi è un altro livello dove l’organizzazione della società sta cambiando e dove un sistema di governo diverso e almeno in parte alternativo alle istituzioni tradizionali si impone. Ed è il livello locale. Il livello delle pianificazione territoriale e delle azioni concrete dove però la molteplicità degli interessi in gioco e la crescente difficoltà che emerge a livello economico e sociale deve trovare una modalità di gestione più complessa ed articolata.
Quindi le amministrazioni locali si trovano sempre più in difficoltà a gestire gli impatti a livello locale dei grandi fenomeni di cui sopra. Mancano risorse non tanto finanziarie quanto organizzative e di progettualità.

Sempre più si ricorre alle associazioni di categoria o al terzo settore al quale si delegano progettazione e gestione di pezzi rilevanti della politica locale: dalla pianificazione territoriale, agli interventi nel sociale e nell’economia locale. Sta già quindi emergendo – nei fatti quindi non ancora esplicitamente organizzato – un modello di governance politica diversa. In cui sostanzialmente le decisioni che riguardano la gestione territoriale vengono prese coinvolgendo tutti gli attori del territorio, dalle associazioni di categoria alle Onlus, alle università, etc.

Ecco questa è la strada. Come si vede in questo scenario di partiti politici non vi è traccia. Ed è giusto che sia così. La portata delle questioni da affrontare, la loro trasversalità che va al di là di divisioni settoriali o territoriali fa sì che la mera difesa di interessi di parte, se non personali, come quella che viene portata avanti dai partiti politici sia vista come inutile se non dannosa.

 


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