Analisi e ricerche di mercato no image

Published on Novembre 18th, 2004 | by Redazione MG News

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Il boom dell’impresa fai-da-te

Restiamo il paese delle aziende fatte in casa, degli imprenditori elastici, ma piccini, che
resistono come meglio possono alle ondate dell’economia globalizzata. L’industria pesante perde
pezzi, il modello del distretto industriale non[…] Restiamo il paese delle aziende fatte in casa, degli imprenditori elastici, ma piccini, che
resistono come meglio possono alle ondate dell’economia globalizzata. L’industria pesante perde
pezzi, il modello del distretto industriale non funziona più come una volta, ma la ditta individuale non
conosce crisi. Anzi é da lì che – negli ultimi dieci anni – é arrivato il 71,1 per cento dei nuovi posti di
lavoro, nati appunto dalla spontanea iniziativa del singolo.
Il Censis, in un rapporto dal titolo ‘Leaders senza popolo, popolo senza leaders’ ha fotografato
l’economia nazionale , scoprendo che – in questi ultimi anni – la polverizzazione delle imprese non é
affatto diminuita, anzi é esplosa.
Dal 1991 al 2001 il numero delle aziende é aumentato di oltre 780 mila unità (più 23,7 per cento)
arrivando a superare la quota dei 4 milioni. Ma un boom vero e proprio si é realizzato nel settore
delle imprese individuali (quello con il titolare come solo addetto). Sono aumentate del 51 per cento,
oltre 809 mila ditte in più, passando dal 48 al 58,6 per cento sul totale.
Il confine fra lavoro dipendente e lavoro indipendente si fa, dunque, sempre più labile. Certo dai
manufatti si é passati ai servizi alla persona e al welfare, ma il quadro – commenta la ricerca –
sembra ancor più sfilacciato e capillare: anche la media di addetti é scivolata verso il basso
passando dai 4,4 al 3,8 dipendenti per azienda.
Tutto ciò é un bene o un male? Il Censis legge i dati con una doppia chiave. Da un lato vi vede una
certa vitalità del sistema che, comunque sia, mantiene una discreta capacità di reinventarsi e di
rispondere alle nuove domande (fra le professioni che più delle altre sono cresciute ci sono gli
informatori medici, gli installatori di allarmi e gli agenti matrimoniali) dall’altro denuncia i pericoli
dell’essere ‘piccoli’.
‘Siamo capaci di creare marchi, ma non sappiamo costruire le catene che ne permettono la
commercializzazione spinta. Abbiamo idee, ma siamo costretti a venderle ad altri perchè mancano
sistemi di finanziamento che garantiscano all’innovazione di diventare sistema’ spiega Giuseppe
Roma.
Questa impostazione economica, commenta il Censis, comunque sembra fino ad ora aver pagato.
Il 67 per cento degli italiani é convinto di aver migliorato la sua posizione sociale rispetto a quella
della famiglia di origine e il 58 per cento ritiene di aver aumentato il grado di benessere personale.
Ma il modello ‘molecolare’ ha pesanti risvolti sociali: sarà per la difficoltà di raggiungere la certezza
economica (ogni mille lavoratori ci sono 38,4 co.co.co e 5,5 interinali), sarà perchè l’indipendenza é
raggiunta sempre più tardi, dal modello di famiglia tradizionale (quella cui é affidato il sistema di
protezione sociale) – fa notare il Censis – si sta passando ad un modello di ‘non famiglia’.
Dal 1994 al 2002 i single sono aumentati di oltre un milione (più 24,4 per cento), le coppie con figli
sono diminuite del 2,6, i nuclei monoparentali (genitore più figli) sono in crescita dell’8,9 per cento. I
più insoddisfatti – commenta il rapporto – sono i giovani nati fra il 1965 e il 1975.


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