Analisi e ricerche di mercato

Published on Settembre 30th, 2021 | by Redazione MG News

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Le delocalizzazioni spia di un capitalismo ormai fuori controllo

Gli ultimi casi hanno destato clamore mediatico. In particolare quello di GKN – produttore di sistemi di trasmissione per il settore auto con sede di Firenze – che ha deciso la chusura licenziando via WhatsApp i 422 operai. Ma casi di multinazionali che delocalizzano senza un “serio” motivo  ce ne sono tanti altre da Whirpool ad Embraco. e tante altre.Quello di GKN è senz’altro il caso più eclatante.

  • Per il contesto in cui è nato: un’ azienda assolutamente sana e piena di ordini. Fra l’altro fornitrice del Gruppo Stellantis (ex Fiat) a non molti km di distanza
  • Per il modo in cui è scoppiata: i famosi 422 messaggi WA con cui sono stati licenziati gli operai (senza alcun preavviso a nessuno)
  • Per la reazione degli operai: che con grande dignità ma anche fermezza e determinazione hanno bloccato qualunque attività di trasloco della fabbrica
  • Per la sentenza del Tribunale di Firenze (dopo ricorso degli operai e dei sindacati): forse è il primo caso in cui questo tipo di licenziamenti viene bloccato per manifesta condotta anti-sindacale dell’azienda

Ora l’azienda che se ne voleva scappare alla chetichella è costretta a sedersi al tavolo delle trattative e il Governo ha un motivo in più per intevenire.
Non mi soffermo sulla schifezza del comportamento dell’azienda e lascio immaginare la ricaduta pesantissima sui lavoratori e sulle loro famiglie. Mi preme sottolineare che anche in questo caso come in tantissimi altri queste multinazionali quando si sono installate in Italia hanno goduto di contributi e facilitazioni pubbliche. Hanno fatto profitti utilizzando (per non usare altri verbi) il lavoro di operai e tecnici italiani con un elevato livello di professionalità. E non è ammissibile che se ne vadano senza pagare il debito sociale che hanno con le maestranze e con la collettività più in generale (pensiamo anche alle aziende dell’indotto).

Una delle caratteristiche ricorrenti di queste multinazionali è che sempre più spesso i loro proprietari sono “invisibili”. Ovvero non si tratta di gruppi industriali nè tantomeno di singoli imprenditori ma di Fondi di investimento. Anche nel caso GKN è così. La maggioranza delle azioni della Driveline risulta posseduta dal Fondo inglese Melrose. Ed è uno dei segnali più forti del predominio del capitalismo finanziario guidato da logiche di pura massimizzazione del profitto nel breve periodo. Dato che il loro scopo è quello di acquistare partecipazioni di aziende, spremerle il più possibile e nel giro di mssimo 2-3 anni rivenderle a qualcun altro massimizzando la plusvalenza.

I manager di queste aziende sono in genere personaggi senza scropoli con nessuna attenzione allo sviluppo dell’azienda nel medio-lungo termine. Nè tantomeno alla sua responsabilità sociale o al suo rapporto con il territorio.

Per cercare di frenare la logica “mordi e fuggi” di queste multinazionali il Governo sta tentando di emanare un provvedimento che prevede incentivi a chi investe in Italia e disincentivi per chi se ne vuole andare. Ma sembra tanto un pannicello caldo da mettere su un corpo in cancrena.
E’ questa evoluzione del capitalismo, ormai in atto da più di 20 anni, che è marcia. E ciò che ha portato la distribuzione del reddito sempre più sulle rendite e sempre meno sul lavoro. E’ ciò che in ultima analisi ha scatenato la crisi gravissima del 2007-2008 con il crack Lehman Brother e ciò che ne è seguito.
E’ ciò che frena nei fatti i tentativi di spostare la produzione dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, perchè moltissimi profitti sono a rischio per queste strutture finanziarie (basti pensare ai fondi operanti nei paesi arabi produttori di petrolio che gestiscono centinaia di miliardi di dollari).

Devono cambiare le priorità della società, del Governo dello Stato nell’ economia. Deve esserci un ruolo attivo dell’autorità pubblica nel promuovere anche investimenti diretti, sostituendosi al privato quando questo produce danni al tessuto sociale.E facendo pagare a caro prezzo questi danni. I lavoratori devono poter avere voce in capitolo in tutte le scelte che riguardano il futuro delle aziende in cui lavorano. E la salvaguardia della dignità del lavoro e dell’occupazione deve diventare la priorità, in prevalenza sulla massimizzazione del profitto e della renumerazione di (fondi) azionisti e manager.

A questo proposito riportiamo la proposta in 8 punti che i lavoratori della GKN hanno formulato con l’aiuto di esperti per frenare la deriva delle delocalizzazioni. Questa proposta è diventata una petizione online a cui si può aderire su Change.org

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