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Published on Marzo 26th, 2019 | by Redazione MG News

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Lega, 5 stelle e popolarità del Governo, quello che i giornali non dicono

Crollo dei 5 Stelle –  Lega trionfa – Popolarità del Governo ai massimi. Ecco alcuni superficiali titoli spesso apparsi nella stampa italiana anche di recente. Ma l’analisi dei numeri ci racconta una storia diversa. Più complicata.Per capire qualcosa di più sugli andamenti di popolarità dei partiti di Governo e quindi del Governo nel suo complesso, dobbiamo partire dalla analisi dei numeri.
La narrativa giornalistica prevalente racconta di una Lega che cresce impetuosamente – soprattutto negli ultimi tempi – e di un crollo altrettanto marcato dei 5 Stelle. Ma di una popolarità complessiva del Governo sostanzialmente inalterata.
Per cercare di capire questi andamenti noi ci appoggiamo alle eccellenti elaborazioni di Youtrend (di cui riportatiamo in testa il grafico sulla media mobile dei sondaggi da marzo 2018 ad oggi). Partiamo dai dati:

  • Il grande guadagno di popolarità della Lega avviene dopo le elezioni e fino alla fine dell’estate. Al 6 settembre è già al 31,6%. Da quel momento il dato è sostanzialmente stabile e oscilla di poco (ora è al 32,3%)
  • Il crollo del Movimento 5 Stelle non è tale ma è invece una costante caduta di consensi che parte immediatamente a ridosso della nascita del Governo Conte e prosegue linearmente fino ad oggi
  • Attualmente il livello di popolarità del Governo (somma dei sondaggi di Lega e 5 Stelle) è al 54,4% ovvero più bassa del momento della nascita dell’esecutivo (55%) e molto più bassa del suo picco di popolarità avvenuto tra fine settembre e ottobre (oltre il 60%)
  • Per la nostra analisi è anche interessante che il PD galleggia nella mediocrità del voto del 4 marzo fino a fine febbraio di quest’anno e conosce un recupero dopo l’elezione di Zingaretti a segretario

Da qui in poi possono solo partire interpretazioni sui motivi di questi trend associandoli agli eventi accaduti (o non accaduti).
La lettura del trend della Lega – soprattutto la forte crescita fino a settembre – fa propendere per un gran bisogno dell’elettorato di trovare una figura di riferimento che – almeno nell’immaginario – fosse in grado di risollevare le sorti del Paese, partendo soprattutto dalla frustrazione della classe media. E contemporaneamente garantire un governo al Paese.
Questa figura è stata individuata in Salvini, premiato prima per aver garantito la nascita del Governo e poi per la sua politica di “sicurezza” dei confini che ha catturato le paure più nascoste di un elettorato in cerca disperata di rassicurazioni.

Contemporaneamente e specularmente a questo i 5 Stelle sono apparsi sin da subito molto fragili per quanto riguarda la capacità di governare, con questo alienandosi fin da subito una (piccola) parte dell’elettorato che si è spostata verso la componente forte del Governo.
Il resto (cioè la gran parte) della perdita di consenso avviene in modo graduale da fine settembre, da quando cioè appare chiaro che:

  • I 5 Stelle sono succubi della capacità della Lega e di Salvini in particolare di calamitare l’attenzione dell’opinione pubblica e di imporre la propria visione (contro l’Europa, gli immigrati, etc)
  • Parallelamente molti punti chiave del programma dei 5 Stelle si sono sgretolati alla prova dei fatti (pensiamo alla Tap, all’ILVA, alle grandi incertezze sulla TAV, etc) ed è cresciuto il malcontento degli elettori che vedono disattesi pricipipi di equità e solidarietà, con l’approvazione di provvedimenti come il decreto Sicurezza e quello sulla Legittima difesa

C’è quindi una parte importante dell’elettorato profondamente delusa del Movimento 5 Stelle. In piccola quota si è spostata verso la Lega (come abbiamo già visto); in parte più importante (si stima circa il 40% dei consensi persi) va verso l’astensionismo; il resto in dispersione.
E’ bastato che il PD eleggesse un segretario (null’altro di significativo ha fatto in quest’anno) per calamitare almeno un 2% dei voti dei 5 Stelle, come appare chiaro dal trend dei due partiti nell’ultimo mese.
Quindi tutto suggerisce che l’elettorato più conservatore, più impaurito, più sulla difensiva ha trovato il suo punto di riferimento (la Lega e Salvini). Mentre l’elettorato più progressista, più aperto, più dispobibile al cambiamento sta ancora vagando in cerca di un punto di riferimento stabile. Potrà essere il PD di Zingaretti?
Noi ne dubitiamo, ma si accettano opinioni diverse.

 

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