Analisi e ricerche di mercato

Published on Febbraio 3rd, 2022 | by Redazione MG News

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Opzione donna professioniste discriminate

Le donne al centro dell’azione di governo, eliminiamo le discriminazioni…Bla bla bla direbbe Greta. In realtà in norme che dovrebbero favorire le donne esistono discriminazioni insopportabili. Mi riferisco ad Opzione Donna in cui le lavoratrici autonome che hanno contributi nella Gestione separata non li possono usare per raggiungere i requisiti.

Sono moltissime le donne (523.000 secondo le più recenti statistiche) che sono di fatto discriminate nell’accesso ad Opzione Donna come finestra di uscita dal mondo del lavoro. In realtà sono molto di più di mezzo milione perchè citiamo l’INPS “La normativa vigente non prevede la ricongiunzione della contribuzione nella gestione separata (art. 2. comma 26 L. 335/ 95”. Questo sognifica che le donne che hanno una cd carriera mista, cioè che hanno lavorato in parte come dipendenti e poi come libere professioniste non possono usare gli anni e quindi i contributi della gestione separata per determinare i 35 anni necessari per l’uscita previsti da Opzione Donna.

Si tratta di una discriminazione particolarmente odiosa perchè colpisce spesso donne che hanno storie lavorative difficili, spesso “obbligate”. Quante sono le donne (riguarda peeraltro anche gli uomini) che sono state costrette a “licenziarsi” e ad optare per la libera professione perche forzate dal datore di lavoro ? Quante magari hanno dovuto interrompere il lavoro come dipendente per varie motivazioni (figli, genitori da accudire, etc) e poi per poter re-immettersi nel mondo del lavoro hanno dovuto aprire la partita IVA ? E le casistiche non finiscono certo qui….

Facciamo un caso concreto. Una donna che ha 20 anni di contributi come lavoratrice dipendente e 15 come lavoratrice autonoma (gestione separata) e ha magari 59 anni di età, deve aspettare i 67 anni della vecchiaia per uscire dal mondo del lavoro. Perchè non può mettere assieme i due tipi di contributi

Mi chiedo e sarebbe interessante chiedersi: non si tratta di discriminazione con profili di incostituzionalità ? Che ne dicono i ministri cd competenti del Governo dei migliori ? Il ministro Orlando e ancora di più la Ministra Bonetti delle cd pari opportunità ?

Troviamo qualche giornalista delle cosidette grandi testate che abbia il coraggio di porre la domanda a chi di dovere ? Chi tutela i diritti di queste donne che pagano ingiustamente pur avendo fatto una vita sacrifici spesso ben più consistenti di una lavoratrice dipendente con una carriera continua ?

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