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Published on Gennaio 5th, 2006 | by Gianluigi Zarantonello

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AdSense: come guadagnare con Google

All’epoca del boom della New Economy la pubblicità online sembrava non avere limiti di crescita, più del 10% degli utenti cliccavano sui banner ed i ricavi erano altissimi ed in[…] All’epoca del boom della New Economy la pubblicità online sembrava non avere limiti di crescita, più del 10% degli utenti cliccavano sui banner ed i ricavi erano altissimi ed in continuo aumento. Lo scoppio della bolla speculativa nel 2000, unito ad una maggiore maturazione degli utenti che ha ridotto di quasi cento volte il tasso di click, ha ridimensionato moltissimo le aspettative degli investitori e segnato un periodo di scetticismo sull’advertising online.
Questo trend negativo oggi però sembra poter essere invertito da un nuovo tipo di pubblicità, gli annunci lessicali, come i google “Ad sense” e gli overture “Content match”.Si tratta di strumenti molto semplici nell’uso, infatti il titolare di un sito web può far comparire gratuitamente nelle proprie pagine, con formati diversi, dei box pubblicitari testuali o anche grafici copiando ed incollando un codice dopo essersi registrato al servizio.
Fin qui non ci sono particolari differenza con qualsiasi altro sistema di affiliazione ad un circuito pubblicitario sul web, ciò che però fa la differenza è il modo in cui tali annunci funzionano, infatti i loro contenuti si aggiornano automaticamente per essere coerenti con le pagine in cui si trovano, senza bisogno di alcuna operazione da parte del webmaster del sito ospite.
In effetti il cambiamento di prospettiva è forte, si passa da una logica push (messaggio ‘spinto’ verso il target) ad una pull (target ‘attirato’ verso la fonte), cosa che, oltre che efficace, è anche molto meno fastidiosa da vivere per il possibile cliente. Infatti gli annunci lessicali portano il navigatore al sito dell’inserzionista basandosi sui suoi interessi, espressi tramite la visita ad una pagina con determinati contenuti, in modo tale che mediamente le persone sono motivate alla visione e cliccano su questi annunci con maggiore frequenza.

Ma come funzionano tecnicamente questi strumenti?

Per spiegarlo dobbiamo fare un passo indietro e parlare di “keywords advertising”, la cui forma tradizionale è quella di un’inclusione a pagamento nei risultati di ricerca dei motori, sulla base di un’asta per le singole parole chiave, in questo modo se, ad esempio, l’inserzionista compra la parola “auto” in cima alle risposte alla query dell’utente comparirà un link sponsorizzato che porta al sito dell’azienda sponsor.
Questo tipo di strumento ha rivoluzionato la logica della pubblicità sul web, portando il mercato delle ricerche sponsorizzate ad un valore che si aggira oggi sui 2 miliardi di dollari, con un tasso di crescita annuo del 35% che consente di prevedere una stima di 5,6 miliardi nel 2007 (fonti: Time, ComScore Networks, First Albany Capital). Gli annunci lessicali dunque non hanno fatto altro che potenziare ulteriormente questo mercato, “esportando” il meccanismo del keywords advertising anche su siti diversi dai motori di ricerca.
Bisogna dire inoltre che questo tipo di annuncio, in virtù della maggiore efficacia, ha rendite maggiori per gli inserzionisti e ciò ricade anche sui siti ospitanti, con percentuali di guadagno variabili da annuncio ad annuncio ma in ogni caso più alte di quelle dei banner tradizionali dei vari circuiti oggi esistenti.
Fino a pochissimo tempo fa questo tipo di annunci prevedevano unicamente la formula del pay-per-click, ossia del premio economico per ogni click effettuato dagli utenti, un limite rispetto all’advertising web tradzionale che prevede introiti anche sui dati lasciati dagli utenti sul sito dell’inserzionista (lead) e/o percentuali sulle vendite effettuate ai clienti arrivati dagli annunci.
Google però sta già iniziando ad andare oltre, tramite un nuovo tipo di Ad sense chiamato “referal”: attraverso uno script, chi clicca su di un apposito banner viene portato nella pagina principale di ad sense, se poi tale utente sottoscrive a sua volta una registrazione al servizio il webmaster del sito ospite potrà avere vari tipi di ricompensa legati agli introiti prodotti con tale nuova affiliazione.
Si tratta insomma di qualcosa che sta a cavallo fra il viral marketing e le tradizionali percentuali sulla vendita dell’advertising web.Per ora questo tipo di azioni resta gestito internamente al software Ad sense (anche per motivi tecnici) ma è presumibile che l’evoluzione della tecnologia porterà presto ad altre tipologie d’inserzione dove anche i privati potranno sfruttare questo tipo di pubblicità.
Come si diceva all’inizio dunque questo mercato sta veramente decollando, su molte riviste specializzate in questi giorni tutti gli operatori del settore concordano sul tale successo e gli analisti prevedono una grande crescita, con piena maturità per il biennio 2007-2008.
Questa situazione sta trainando la ripresa di tutto il comparto pubblicitario web, in Inghilterra ad esempio il mercato delle inserzioni online si avvia a superare la somma della raccolta radiofonica e delle affissioni, negli Usa invece l’investimento 2004 ha raggiunto i 9,62 miliardi di euro, con un + 33% sull’anno precedente.
E in Italia? Una ricerca di Nielsen Media Research in collaborazione con un gruppo di 17 concessionarie (che raccolgono il 75% del mercato web nazionale) dice che gli investimenti reali, al netto della scontistica, nei primi sette mesi del 2005 corrispondono a 71,5 milioni d’euro, con un + 13,1% rispetto all’anno precedente, una crescita superiore a quella di tutti gli altri mezzi. Ci sembra buon segnale …

GIANLUIGI ZARANTONELLO


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