Internet e new media no image

Published on Maggio 27th, 2011 | by Anna Rado

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Come cambia l’esperienza della fruizione televisiva nell’epoca del web ?

Cross-medialità, brutta espressione per designare però un fenomeno importante. Come la fruizione di un media influenza l’utilizzo di un altro. Come si creano legami tra i vari linguaggi. In particolare parliamo di come il web sta influenzando…..il telespettatore.

Qualche giorno fa l’Unversità Ca’ Foscari di Venezia ha organizzato la Digital Week, ed è stato eccezionale (il nostro plauso va all’ideatore il prof. Leonardo Buzzavo). Tra i 200 speaker, che hanno trattato gli argomenti più disparati, accumunati dal filo rosso dell’interazione, la parola è passata a Massimo Cortinos. Che il suo intervento sia risultato il più adeguato alla rubrica New Trends di MG News non è un caso dato che Cortinovis è direttore esecutivo e responsabile dell’innovazione di Connexia. Ma a noi piace di più la definizione di Internet PR che sta a indicare il ruolo di colui che è capace di scovare le nuove tendenze della rete e trasformarle in opportunità per le aziende.

Non siamo qui per pubblicizzare la “concorrenza” ma per darle merito e divulgare un intervento che ci porta a riflessioni importanti.
L’argomento della conferenza era la digitalizzazione dello sport, in particolare la visione domestica dell’evento sportivo da parte del grande pubblico.
Ma facciamo un passo indietro. Quando internet entra nelle nostre case la connessione è a 56K, troppo lenta anche solo per ipotizzare di utilizzarla per visualizzare video. Ecco che l’antagonismo-integrazione con il quinto potere, la televisione, non è una tematica d’interesse.
Quando però la banda si fa importante e il fenomeno YouTube dilaga gli esperti, e i broadcaster, iniziano a interrogarsi: banalmente si chiedono come fondere i due monitor! Approdano sul mercato i Media Center: né computer né tv, un monitor con una tastiera e un joystick al posto del mouse, troppo scomodo da manovrare sul divano. Il paradosso è insito nella situazione stessa perché l’interazione è cosa individuale mentre la socialità della televisione è possibile solo a fronte della frontalità di un solo contributo video e della fruizione passiva del pubblico (più di un individuo) rispetto allo stesso.

Risultato della fusione televisione-computer? Un fiasco.
L’innovazione, che in questo caso è data dal successo, l’hanno inventata gli utenti stessi e gli esperti hanno solo il merito di averla stanata e ora hanno il compito di tradurla in business.
Il caso nasce dal confronto tra i picchi di audience del Super Bowl e la corrispondenza con i picchi di Twitt lanciati dagli utenti in occasione di momenti topici. Si è dunque capito che l’utente guarda sì la tv anche in forma sociale (perché si sa che per guardare il Super Bowl si riuniscono amici e famiglie) ma a quanto pare lo si fa in una “socialità aumentata” ovvero con chi non è fisicamente accanto a noi, magari è uno sconosciuto o meglio un conoscente la cui conoscenza si basa esattamente sul presupposto di condividere e conoscere un dato argomento, in questo caso il football americano! Ecco che l’utente lancia la sua opinione su Twitter e non lo fa aprendo dal divano una finestra sopra all’immagine del gioco perché rischierebbe di perdersi un’azione e che la nonna s’incazzi, ma lo fa in forma riservata attraverso un dispositivo diverso dal televisore che sta guardando, magari un iphon o un ipad.

Il primo sviluppo sotto forma di business di questo fenomeno è stato interpretato da siti come:
– Miso (gomiso.com)
– Intonow (http://www.intonow.com/ci)
– GetGlue (http://getglue.com/ quest’ultimo è molto simile nella grafica e non solo a Gowalla e Foursquare già citati in precedenti articoli di questa stessa rubrica).
Questi siti mettono in comunicazione soprattutto gli appassionati di serial che possono scambiarsi opinioni, pettegolezzi, critiche e indiscrezioni just in time. Ad esempio a me è venuta una voglia matta di creare un caso di “meta-twitt” parlando con gli altri fan dell’ultimo episodio di Grey’s Anatomy durante il quale la dottoressa Bailey lancia su Twitter aggiornamenti in tempo reale sugli sviluppi di ciò che avviene in sala operatoria. La sua intenzione è di innovare la formazione e favorire la divulgazione scientifica tra gli specializzandi. Non si aspetta di ricevere in cambio consulti gratuiti e preziosi e una cooperazione tra strutture ospedaliere che salvano la vita al paziente ormai “spacciato”. Soddisfazione delle soddisfazioni la Bailey vince anche la contrarietà del grande capo, il dott. Webber, a dimostrazione che uno strumento può essere frivolo e sciocco ma allo stesso tempo, se usata con nobili intenti, è una benedizione!

Ho divagato troppo, quindi torniamo alle TV.
Quanto al mercato hardware non possiamo più parlare di tv tradizionali e indipendenti rispetto ai contenuti. Grazie alla digitalizzazione e alla domotica i televisori saranno connessi ad internet in forma integrata e integrale. I produttori hanno smesso di darsi battaglia in campo di pixel (hd e poi full hd), di dimensioni (50 e più pollici piatti e dagli spessori ridottissimi) di luminosità (contrasto, brillantezza, gialli che più gialli di così ci sono solo i Simpson) e di 2D che diventa 3D (ora anche senza gli occhiali).
Oggi si vogliono distinguere anche in termini di offerta di contenuti. Da domani andando in negozio sceglierete un televisore di ultima generazione Sony piuttosto che Samsung o Philips non solo perché è migliore come monitor ma soprattutto perché vi regala i canali in qualità di broadcaster.
Buona visione!

Anna Rado


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