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Published on Marzo 22nd, 2005 | by Paolo Valentini

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Eccesso di offerta, consumi in crisi

Come valutare questo momento economico che stiamo vivendo e soprattutto, quali regole ci possono aiutare per comprendere quale rotta stia seguendo il consumo di beni e di servizi. Mettiamo assieme in[…] Come valutare questo momento economico che stiamo vivendo e soprattutto, quali regole ci possono aiutare per comprendere quale rotta stia seguendo il consumo di beni e di servizi. Mettiamo assieme in questo articolo alcune riflessioni e traiamo qualche considerazione utile. Il primo colpo, per il consumo, è arrivato dalla globalizzazione. Parola non tanto amata, soprattutto dagli imprenditori italiani, descrive una situazione in cui noi consumatori ci siamo ritrovati, senza poter decidere e senza capirne un granché. Sul piano dei mercati, il primo effetto sicuro di questo fenomeno è la creazione di forti esuberi di prodotti (esubero di offerta) mai sperimentati in precedenza. L’esubero di offerta diviene un fattore strutturale dello sviluppo, che impone alle imprese nuove regole e nuovi parametri di valutazione della propria capacità competitiva. Questo effetto provoca un cambiamento nel focus delle scelte aziendali di marketing, che devono essere più ‘market – driven’, ovvero, orientate a creare occasioni di acquisto, le cosiddette ‘bolle’, costituite da offerte molto volatili ed altamente sostituibili. In altri termini, prodotti che fino a qualche tempo fa non erano tra loro in concorrenza, con questo meccanismo entrano in competizione. Per questo, il budget famigliare, o personale, non serve più a difesa dei consumi, essendo questo già stressato nella difesa dei consumi di base. L’effetto più immediato di questo fenomeno è il fatto che il consumatore non sceglie tra la stessa categoria di prodotti, ma deve fare un’attenta selezione tra, per esempio, l’acquistare un paio di jeans o l’acquisto di nuovo paio di occhiali da sole, piuttosto che la scelta di effettuare un week-end fuori casa in Toscana. I consumatori sono quindi sensibili agli stimoli che ricevono, ma sono molto infedeli. Alcuni studi sulla determinazione dei prezzi, insegnano che in queste situazioni di crisi di consumo per eccesso di offerta, il prezzo diventa un fattore la cui determinazione non può più derivare da scelte puramente di marketing legate alla domanda ed all’offerta, ma deve essere calibrato sulla base dell’analisi della concorrenza. Se l’analisi è lineare, non lo sono le conseguenze pratiche. In Italia, dove sono forti i protezionismi, non è facile trovare delle regole di comportamento utili per uscire dalla spirale della crisi dei consumi. Molto spesso, anziché adottare forme di flessibilità e di apertura al mercato globale, si preferisce proteggere, cercando forme di monopolio (lo si vede nei servizi pubblici) e di chiusura. Ed il consumatore, come si pone di fronte a tutto questo? Sicuramente le scelte di chi consuma oggi non sono semplici e nemmeno coerenti. Cala la propensione al risparmio da parte delle famiglie e si abbassa la capacità di spesa, soprattutto per beni ritenuti non fondamentali. Dilazionare è molto spesso una soluzione, comoda perché non si deve rinunciare, ma non è l’unico metodo; altre volte si preferisce spostare in avanti nel tempo la scelta, provocando quel preoccupante sentore di deflazione, che fino a pochi mesi fa aveva fatto preoccupare i nostri esperti di economia.


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