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Published on Dicembre 10th, 2020 | by Redazione MG News

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Italia Viva ricatto per la visibilità

Ha senso un partito che fonda la sua ragione di esistenza sul potere di ricatto (politico) per conquistare un barlume di visibilità?

Abbiamo in due occasioni già affrontato il tema di Italia Viva, la formazione politica neo-centrista promossa da Renzi:

https://www.mercatoglobale.com/articoli/marketingecomunicazione/renzi-scission-furbizia-tattica-e-azzardo-strategico/
https://www.mercatoglobale.com/articoli/italia-vivacchia/

Avevamo già rilevato come si trattasse di un’operazione politica studiata a tavolino, con nessuna base popolare. Basata sul residuale consenso – quasi fideistico – nei confronti di un leader politico che col PD aveva raggiunto fino al 40% dei consensi. E le cui fortune hanno cominciato a franare a partire dallo sciagurato referendum costituzionale del 2016.

Evidentemente fallita l’idea di costruire una forza centrista con un consenso del 10% e oltre (parole di Renzi) sul modello di En marche di Macron in Francia, e fallita anche l’OPA lanciata sui parlametari (e sull’elettorato) di Forza Italia, Renzi ha dovuto ripiegare su puri tatticismi politici per sopravvivere. E  per uno come lui che vive per le luci del palcoscenico, finire nell’ombra è la peggiore delle condanne. Meglio qualunque girone dantesco.

Quindi cosa si è dovuto inventare l’ex enfant prodige della Ruota della Fortuna per non finire nell’oblio ? O meglio non ha inventato nulla, ha solo rispolverato la vecchia figura dell’ “Ago della bilancia”. Che decodificato sta a significare potere di ricatto politico.

Diciamo che senz’altro il fiuto politico non manca a Renzi. Quando Salvini ha fatto cadere il Governo Giallo-verde e la prospettiva del ritorno alle urne sembrava un fatto (quasi) certo, Renzi ha capito che si stava aprendo una grossa opportunità di tornare a contare. Eravamo ad agosto 2019 ed Italia Viva non era ancora nata ufficialmente. Ma evidentemente nella sua testa esisteva già da molto tempo…
E’ quindi riuscito a convincere i recalcitranti vertici del PD a tentare l’avventura coi 5 Stelle. Poi quando un mesetto buono ha operato la scissione fondando Italia Viva, si è presentato come leader responsabile, dicendo che non avrebbe fatto mancare il suo appoggio al Governo neonato.
Ma…c’è un ma.
Renzi ha sempre rappresentato una spina nel fianco nel Governo. Ha dovuto moderare i toni durante il lock-down duro ma ogni volta che ha potuto ha sempre teso ad evidenziare la sua “diversità”. D’altronde per un partito accreditato dai sondaggi di un consenso attorno al 3% il problema di come pesare politicamente si pone.
Renzi ha scelto una strada non nuova. Per chi si ricorda negli anni 70-80 con i governi di centro-sinistra c’era una forza politica che usava spesso il suo potere di “ago della bilancia” per condizionare le scelte politiche. Era il Partito Social Democratico. Sia in fase di formazione del governo che anche durante la sua vita, minacciava di togliere la fiducia in cambio di qualche sottosegretario in più oppure di qualche nomina pesante in Enti Pubblici.

Renzi sta usando lo stesso potere di ricatto. Ogni volta fa capire che se non accolgono le sue condizioni può far saltare il Governo…e tira la corda fino al punto immediatamente prima della rottura. E in realtà poi non rompe mai. Perchè sa benissimo che in caso di elezioni anticipate rischia di sparire (forse definitivamente) dalla scena politica.

E il caso ultimo e più eclatante è quello legato alla gestione del Recovery Fund, 209 miliardi di Euro promessi dall’Europa. Qui la minaccia di far saltare il banco è stata esplicita. Lui sostiene a gran voce che non vuole “strapuntini”. Nel senso di più posti di potere. Però un obiettivo l’ha già raggiunto (forse quello principale…). Far parlare di sè. Ha già conquistato le prime pagine dei giornali e la testa dei sommari dei TG. Ha già ottenuto una comparsata da Vespa e chissà in quanti altri Talk show verrà invitato.

Quindi il sospetto è forte: uso del potere di ricatto (politico) per guadagnare visibilità.
Ma a questo punto sorge una domanda. Visibilità per fare cosa ? Ha un progetto per il Paese ? Ha una struttura territoriale che gli consenta di incidere sulle politiche locali ? Ha persone nella sua formazione politica di spessore (politico, culturale, imprenditoriale) che possano fare la differenza ?
Lascio a ciscuno la risposta.

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