Marketing e comunicazione

Published on Settembre 22nd, 2021 | by Redazione MG News

0

Draghi commissario liquidatore dei partiti italiani. Quale democrazia ?

Era chiaro fin dall’inizio ma ora le prove sono straboccanti. L’avvento di Mario Draghi come Presidente del Consiglio ha definitivamente messo in liquidazione l’attuale sistema di partiti italiano.Lo sappiamo ormai da lunga esperienza. Il sistema – forse l’unico – per far procedere le cose in Italia in tempi spediti è quello di nominare un Commissario Straordinario. L’ultima più recente prova l’abbiamo avuta con la costruzione del ponte di Genova per sostituire il Ponte Morandi tragicamente crollato nel 2018. In poco più di due anni è stata realizzata un’opera di grande livello architettonico ed ingegneristico. In condizioni normali gli anni necessari sarebbero stati molti molti di più.

Da una parte il sistema di partiti che in un momento cruciale per il nostro Paese non ha trovato un minimo di concordia per un Governo che gestisse la pandemia e la questione del Recovery Plan. Hanno prevalso le spinte personalistiche, gli interessi di parte, le beghe da cortile. Dall’altra la necessità di avere un Governo immediatamente operativo che si prendesse la responsabilità di scelte non facili ma necessarie.
In questa situazione non si può certo biasimare Mattarella per aver scelto Mario Draghi per questo ruolo. Pur essendo consapevole che così avrebbe nominato un Commissario Straordinario con poteri eccezionali (anche se formalmente non c’è stata nessuna forzatura della Costituzione). Draghi ha avuto la possibilità di scegliersi i Ministri-chiave del Governo. Ha dettato lui le regole sulla presenza dei partiti nell’esecutivo e li ha di fatto esautorati dalle scelte di merito.
Lo si vede chiaramente dai racconti parlamentari e dalle cronache di “palazzo”. Ciascun partito tenta timidamente di portare avanti le proprie istanze e data la composizione estremamente eterogenea della maggioranza, queste istanze sono contrapposte. Draghi ascolta, media se possibile e alla fine decide lui, piaccia o non piaccia ai partiti.
Per quanto riguarda la pandemia, grazie allo stato di emergenza riesce ad imporre decreti legge che praticamente non passano nemmeno dal Parlamento se non per essere ratificati.
Per quanto riguarda il Recovery Plan, visto che l’Europa ci ha imposto un numero impressionante di riforme da fare per avere i soldi, sta sfornando leggi a suon di voti di fiducia. Nonostante disponga della più ampia maggioranza parlamentare che si ricordi

Riforme come quelle della Giustizia penale e civile, della Pubblica Amministrazione (e molte altre che verranno) vengono liquidate in pochissimo tempo, senza che si possa fare una discussione seria nel Paese ed in Parlamento.
E tutto questo perchè i tempi per avere i soldi dall’Europa sono molto stretti. Ma è questo il prezzo da pagare per mettere in svendita la nostra democrazia ?

La nostra classe politica sta dando un ben misero spettacolo di se. Nessun partito escluso. Le possibilità di incidere sulle scelte di Draghi sono ridottissime. In primis perchè i vari Ministri del Governo sembrano letteralmente soggiogati dalla personalità del Presidente e si ingoiano qualunque decisione senza battere ciglio. E i vari leader di partito alla fine si accodano per convenienza anche se magari non sono proprio d’accordo.

Draghi gode di una grande popolarità perchè sta oggettivamente facendo molte cose. Nel confronto i politici tradizionali con le loro indecisioni, le loro incompetenze, le loro beghe diventano sempre più piccoli. E i partiti finiscono per non contare più nulla – già contavano poco prima.
Sintetizziamo la situazione dei vari partiti:

  • Movimento 5 Stelle: dopo un lungo tunnel di anarchia e di smottamenti che hanno portato a rotture e scissioni, Conte si è deciso a prendere in mano le redini di un movimento tutto da ricostruire e la cui linea politica è tutta da reinventare. L’ avvocato sta tentando di mettere qualche paletto a Draghi ma non ha risorse umane che lo possano supportare nel compito. Le poche buone si sono tacitate o sono uscite dal movimento. Sta difendendo con le unghie e con i denti la sua principale conquista: il reddito di cittadinanza (al momento non nel mirino di Draghi, per loro fortuna). Sull’argomento si leggano alcune recenti riflessioni
  • Partito Democratico: è il partito più governista. Se Draghi dicesse che la terra è piatta, si accoderebbero immediatamente. Hanno di fatto accantonato le battaglie civili, unico terreno sul quale hanno una qualche rilevanza, come lo Ius Soli e la cd Legge Zan. Perchè non sono prioritarie nell’agenda di Governo e delle quali Draghi se ne frega. Non risulta abbiano fatto delle proposte che abbiano avuto seguito nelle scelte-chiave del Recovery Plan. Una prova per tutti è rappresentata dalla parte del Piano dedicata all’ambiente dove un partito progressista avrebbe dovuto puntare i piedi, vista ad esempio la rilevanza che viene ancora data alle fonti fossili
  • Lega: qui l’arrivo di Draghi ha fatto emergere divergenze e dissapori che covavano sotto la cenere. Non era difficile immaginare – lo abbiamo scritto in un nostro articolo – che l’ambivalenza delle posizioni di Salvini che da un lato si dichiara “fedele a Draghi” e dall’altro supporta posizioni estremistiche anti governative (vedi No-vax) avrebbe accelerato il redde rationem all’interno della Lega. Con i sondaggi in caduta libera (ormai vicini al 19%), Fratelli d’Italia ormai saldamente primo partito del Centrodestra, i Presidenti delle regioni del Nord in aperto dissenso con le posizioni pro No Vax e il braccio destro Giorgetti (ma forse ormai non più tale) più realista del Re (Draghi), Salvini sembra finito in un cul de sac ed il suo destino sembra politicamente segnato. Dovesse prendere una batosta elettorale alle prossime amministrative, saremmo proprio alla fine. Se poi consideriamo sul fronte Pensioni che non solo la sua misura-bandiera Quota 100 non verrà confermata, ma non ci sarà molto probabilmente nessuna mitigazione al cosidetto scalone. (*)
  • Forza Italia: dopo aver rischiato la totale marginalizzazione dalla vita politica anche a causa della situazione del non suo più giovane leader (ci si scusi l’ironia), questo partito ha trovato una inattesa rivitalizzazione con il Governo Draghi. Sono stati riesumati degli impresentabili di governi precedenti che evidentemente godono del gradimento di Berlusconi e il non sgradimento di Draghi. Sono poco influenti nelle scelte del Governo come d’altronde tutti gli altri, ma riescono ad accreditare l’immagine di una forza politica responsabile disposta a mettere in secondo piano le proprie rivendicazioni per il “bene del paese”. In realtà sappiamo bene tutti qual’è il bene che questo partito ha sempre salvaguardato in primis…Così facendo riescono a vivacchiare con un elettorato fedele quotato attorno al 7%. Ma in quanto a innovazione e forza propulsiva per il futuro….

Quindi la realtà è che Draghi con la sua personalità, con la sua reputazione a livello internazionale, le sue competenze in materia economica e con la sua capacità di decidere, come ha dimostrato in più occasioni nella sua carriera, ha riempito un vuoto cosmico lasciato dai partiti e dai nostri politici attuali. Non lo si può biasimare di certo. Però è chiaro che lui non è un neutro tecnocrate ma un uomo che ha le sue idee politiche che sta “imponendo” al Paese. Con un dibattito politico e parlamentare ormai ridotto al lumicino. In questa situazione è lecito chiedersi: che fine farà la nostra democrazia ?

(*) A conferma di come il vento tiri storto per Salvini giunge la notizia che Luca Morisi, indiscusso capo della comunicazione social ed artefice della stagione di innamoramento di un pubblico vasto per questo italiano medio divoratore di hamburger e nutella, si è dimesso dall’incarico. E’ noto per la creazione della Bestia  ovvero la macchina costruita per amplificare a dismisura i contenuti pubblicati nei social su Salvini

 

Tags: , , ,


About the Author



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su ↑