Marketing e comunicazione

Published on Maggio 2nd, 2022 | by Redazione MG News

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La Propaganda è tossica e l’ignoranza è la principale alleata

La guerra ha riportato con gran forza la questione dell’efficacia della propaganda politica nell’influenzare le opinioni pubbliche, sia quelle occidentali che quelle russe e paesi alleati. Ci sono analogie ma anche molte differenza. E purtroppo l’ignoranza di una gran parte della popolazione in Russia è il peggior nemico del progresso e della democrazia. E delle speranze di Pace.

La propaganda è il più antico ed efficace strumento di persuasione-informazione (o disinformazione) di massa disponibile a Governi e istituzioni politiche in genere. Usato normalmente in modo particolare dai regimi autoritari e dittatoriali in tempo di pace, diventa un elemento strategico di comunicazione durante la Guerra. Proprio come sta avvenendo ora in Ucraina.
La propaganda va detto subito esiste sia da parte russa che da parte ucraina. E anche i media occidentali diffondono spesso notizie non verificate, di fonte univoca, incappando in deformazioni della realtà quando non vere e proprie fake news.

Ma la differenza fondamentale con quello che sta succedendo in Russia è che lì la Propaganda è solo di regime e a senso unico, senza possibilità di replica. Soprattutto dopo che è stata approvata la legge che può infliggere fino a 15 anni di galera ai giornalisti che diffondano sulla guerra (o meglio sulla “Operazione militare speciale” perchè in Russia non si può parlare di guerra) notizie  che il Governo russo ritenga false e pericolose.

La realtà tragica dell’informazione in Russia è che esiste solo una versione dei fatti, del tutto travisata e manipolata, cui però la stragrande maggioranza della popolazione sembra credere.  Non solo, ma la popolarità di Putin è cresciuta in maniera sensibile dall’inizio della guerra e oltre l’80% della popolazione approva in maniera incondizionata il suo operato.

Il media principale usato dal regime per diffondere la propaganda e la disinformazione è la TV. In Russia una fetta enorme della popolazione vive nelle campagne ed in paesini sperduti dove il tasso di ignoranza è altissimo e la stragrande maggioranza della persone non ha accesso ad altri mezzi che non siano TV (e Radio) di Stato. Un po’ come succedeva in Italia negli anni 60. Ma stiamo parlando appunto di 60 anni fa. Si stima che l’85% dei russi abbia come principale se non unico mezzo di informazione la Televisione.

Pare inoltre che i programmi televisivi – non tanto quelli informativi – ma principalmente gli spettacoli ed in particolare i talk-show fungano da vera e propria cassa di risonanza delle “eroiche” gesta dei soldati russi che sono partiti per salvare i fratelli ucraini oppressi dal regime nazista di Zelensky.
E gli spettatori coinvolti emotivamente dai racconti dei conduttori, che magari intervistano protagonisti diretti ed indiretti della guerra opportunamente imboccati prima di parlare, si bevono letteralmente tutto. E passano in secondo piano se non vengono addirittura ribaltati episodi e situazioni orrende ormai riconosciute da istituzioni internazionali, come i massacri di Bucha e Irpin, oppure la distruzione totale di Mariupol con migliaia di civili uccisi e sepolti in fosse comuni e tanti altri gravi fatti imputabili esclusivamente alla ferocia della Russia.

Alcuni commentatori di origine russa ma che sono fuggiti in occidente sostengono che la Propaganda del regime funga da “droga” che anestetizza le menti dei russi e non fa loro pensare alle enormi colpe di cui si sta macchiando il loro regime. Che ricordiamolo ha aggredito un popolo fratello, con lingua e cultura simili, con tantissime relazioni intercorrenti: amici, parenti che vivono di qua e di là dal confine.

Questa situazione di cecità è aggravata dal fatto che nella popolazione russa è stata alimentata in questi ultimi 20 anni la sensazione di accerchiamento e di presunta “aggressione” da parte dell’Occidente. E quindi un sentimento di rivalsa alla ricerca del “presunto” splendore perduto ai tempi dell’Unione Sovietica e – addirittura – ancor prima ai tempi dello Zar.

E’ veramente desolante doverlo ammettere: nessun progresso nella maturazione di una coscienza democratica nella società russa. Nessuna spinta ad un vero cambiamento nell’atteggiamento nei confronti dei diritti civili, delle libertà individuali e nessuna apertura nei confronti delle società democratiche, se non per funzionali interessi economici che ora – caduta la finzione grazie alla guerra – stanno andando gravemente in crisi.

E quel che preoccupa è che la pluralità dell’informazione negli Stati occidentali, la sua diffusione soprattutto via web e social media, non sta contribuendo alla formazione di un opinione pubblica più informata e critica ma sembra spingere molte persone a “parteggiare” in maniera piuttosto acritica o per una parte o per l’altra.

Questo ci dice che anche da noi la Propaganda se vuole ha strumenti molto efficaci  per manipolare le persone, magari non da parte di un Governo ma di una parte politica, di un potentato economico, etc.
Quindi vale anche per noi il monito che possiamo ricavare dalla questione russa. Serve una solida formazione di base, serve la diffusione di una cultura dell’informazione a partire dai giovani, serve che le persone possano sempre più scambiarsi non solo informazioni, ma anche opinioni, stili di vita, tra le varie parti del mondo.
Cominciando dall’Europa che invece sembra che si stia sempre più richiudendo in sé stessa, anzi ancor peggio, all’interno di anacronistici nazionalismi (vedi ascesa della Le Pen in Francia e vedi il successo almeno nei sondaggi dell’estrema destra di Fratelli d’Italia).


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