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Published on Novembre 12th, 2021 | by Redazione MG News

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Tutti vogliono diventare Balena Bianca

I diversamente giovani ricorderanno che negli anni 70-80 la Denocrazia Cristiana veniva chiamata anche la Balena Bianca, sia per il colore Bianco predominante nel simbolo sia per le dimensioni del partito, sia in termini di apparato che di voti. E anche per una certa lentezza..nelle mosse politiche. Ora i nostri partituncoli odierni cercano tutti di assumerne le somiglianze.

Qualche giornalista da talk show l’ha già battezzata “la corsa al Centro”. In realtà si sta assistendo da mesi ormai al tentativo delle principali forze politiche di assumere una connotazione moderata, “centrista”, “Draghiana”. E’ possibile dire che i partiti si stanno Draghizzando, ovvero appiattendosi sulle politiche del Premier che sono sicuramente di stampo moderato-conservatore, aspirano cioè a diverntarne gli interpreti autentici ? Si in qualche misura questo processo sta avvenendo, rischiando quella che si potrebbe definire “congestione al centro”. Vediamo le mosse dei singoli partiti.

Partito Democratico: il più draghiano dei partiti, già perfettamente in linea con l’arrivo di Enrico Letta alla Segreteria. Quale segretario potrebbe recuperare l’eredità democristiana meglio di un ex-democristiano doc come Letta ? Che il Partito Democratico stia sempre di più diventando il partito della borghesia, che il suo appeal sia in crescita presso imprenditori, liberi professionisti, dipendenti pubblici e privati di livello sociale medio e medio-alto è un dato ormai certificato da centri studi ed analisti. Qualcuno in modo beffardo lo ha anche ribattezzato PDP Partito dei Parioli, riferendosi agli ottimi risultati ottenuti alle recenti amministrative di Roma nei quartieri più ricchi, come appunto i Parioli.

In realtà la DC era un partito che godeva di ampio consenso anche presso gli strati più popolari, cosa che non succede al PD. Che ha abbandonato da tempo il confronto con le classi medio-basse a partire dalla famosa Classe Operaia (o ciò che ne resta) che era la base da cui è nato il Partito Comunista, di cui il PD avrebbe dovuto raccogliere almeno in parte l’eredità. E molto più facile trovare un esponente PD ad un convegno di Confindustria piuttosto che per strada a manifestare assieme agli operai di fabbriche in Crisi come GKN o Whirpool.
Il recupero di voti che sta avvenendo in questi ultimi tempi da parte del PD almeno stando ai sondaggi è a nostro avviso non tanto a discapito dei 5 Stelle, come poteva succedere fino a qualche tempo fa, ma nei confronti di elettori moderati presenti anche in partiti come la Lega e altre forze (Forza Italia, Verdi, Più Europa, etc). Poi anche una parte di elettorato giovane – la parte più acculturata e moderata – può essere attratta dal PD a patto che mantenga saldo il suo impegno nei confronti dei diritti civili.

Movimento 5 Stelle: la draghizzazione ha colpito anche loro. Già nel momento in cui hanno accettato di partecipare ad un Governo con un Premier ed un programma molto distanti dalla loro storia. Tant’ è vero che questo ha causato pesanti fibrillazioni, fuoriuscite anche clamorose dal Movimento ed un lungo periodo di anarchia. Fino all’arrivo di Conte che faticosamente sta cercando di mettere insieme i cocci.
Conte che dal canto suo come già scritto in altro articolo, è un uomo di idee moderate, devoto a Padre Pio, perfetto per guidare un partito centrista, magari anche vagamente populista, come lo erano molti esponenti della vecchia DC. E’ chiaro che mettere insieme questo, con lo spirito anti-sistema, ambientalista e giustizialista della base originaria del Movimento 5 Stelle sembra un’impresa ardua per non dire impossibile.
Perfettamente integrato nel sistema e sempre più assomigliante ad un Cirino Pomicino o a un Mastella democristiani campani di vecchio corso, è Giggino Di Maio che la sorte propizia ha portato dalle stalle dello Stadio San Paolo alle stelle della Farnesina. A questo aggiungiamo che le battaglie storiche del Movimento sono sempre più sotto tiro. Inertizzata la riforma della giustizia di Bonafede, ora c’è un attacco concentrico da parte di Confindustria, Destra di Governo e opposizione e intellighenzia di giornali anche definiti progressisti, al Reddito di Cittadinanza, vera unica bandiera rimasta della politica svolta nel Governo Conte I. Il permanere di questa misura è ciò che consente al Movimento di mantenere ancora un forte consenso nel Sud Italia dove principalmente è finito il reddito, con numerosi abusi che stanno progressivamente “sputtanando” una misura che in sè aveva anche delle buone motivazioni. Questa è la linea Maginot e Conte lo sa. Spera di mantenere quell’elettorato intanto che tenta di riorganizzare il Movimento e portare a buon fine (secondo lui) la sua democristianizzazione.

Lega: qui siamo ad un caso che dovrebbe essere trattato da specialisti…in psichiatria. In modo particolare a coloro che si occupano di personalità dissociate o disturbi simili. Infatti è del tutto evidente, nonostante l’apparente unità professata di fonte ai media, che si tratta di un partito che ha due facce, come Giano bifronte. Non si tratta di sfumature o opinioni diverse come è lecito in tutti i partiti, ma proprio di due visioni diametralmente opposte. Salvini continua ad interpretare con sempre minor successo peraltro – come conferma il tracollo nei sondaggi – la faccia truce dell’estremista anti sistema, anti Europa, anti immigrati, anti regole (basta pensare al continuo strizzare l’occhio ai movimenti no-vax no Green Pass), legandosi ad impresentabili leader europei come Orban o Marie Le Pen. Mentre una parte importante della Lega, impersonata al Governo da Giorgetti e nei territori dai presidenti di Regione del Nord, ha un atteggiamento decisamente moderato, guarda in Europa ai Popolari europei, è ligia alle regole, in particolare a quelle imposte dal Covid. E questo moderatismo, unito ad una buona gestione amministrativa almeno in parte del Nord, che ancora tiene in piedi il consenso della Lega. Anche qui c’è una gran fame di moderatismo, che consentirebbe fra l’altro in tempi brevi alla Lega di fagocitare l’elettorato di Forza Italia che esiste finchè continua ad esistere (politicamente e non solo) Berlusconi.

Alla fine di questa disanima ci poniamo solo una domanda. Chi rappresenta le istanze progressiste, “di sinistra”, peraltro molto presenti nell’elettorato italiano tra i giovani, gli operai, le donne soprattutto quelle marginalizzate dal mercato del lavoro. ? Oppure le persone di cultura medio-alta che sentono l’urgenza di cambiare rapidamente le regole di una società che si sta avviando verso crescenti disuguaglianze sociali e disastri ambientali ?

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