Tecnologie per l'impresa no image

Published on Maggio 30th, 2014 | by Michele Barbiero

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Perché per le PMI è fondamentale proteggere i propri dati?

Miliardi di dati aziendali transitano attraverso le mail o sui server del Cloud computing. Le PMI sanno come proteggersi ?

La rivoluzione portata dallo trasferimento di dati e informazioni sui dispositivi mobili o su server remoti esterni all’azienda o la diffusione dei Social media consente alle aziende – comprese le PMI – di raggiungere importanti obbiettivi di business come flessibilità dei sistemi e un nuovo modo di interrogare i dati.

Tuttavia è necessario, affinché questi obbiettivi si realizzino, chiedersi quali conseguenze comportino i nuovi strumenti digitali sul piano della sicurezza e se si è pronti ad affrontarle.

Quando una nuova tecnologia estende la possibilità di comunicare in movimento, erogare servizi in rete o gestire grandi volumi di dati in Cloud, infatti, porta sempre con sé nuove sfide in termini di protezione dell’informazione e diritto alla privacy. È  per questo motivo che governi e autorità di garanzia a livello globale partecipano con forza al dibattito su come fornire regole sicure e rispettose dei diritti dei cittadini, alle quali tutti gli operatori del settore IT sono tenuti a ottemperare.

A questo dobbiamo aggiungere che il mercato italiano è mediamente meno evoluto rispetto a quello riscontrato in paesi come USA o paesi asiatici emergenti. Questo è particolarmente vero nelle PMI, dove si incontrano spesso interlocutori che non avevano mai neanche riflettuto in precedenza sulla necessità di dotarsi di strumenti per la protezione dei dati, e che gestiscono incautamente informazioni estremamente sensibili, spesso di proprietà dei loro clienti, attraverso mail o altri strumenti la cui vulnerabilità informatica è massima. La situazione sta evolvendo, grazie anche al clamore mediatico sollevato da vicende come il caso NSA/Snowden in USA.

Quello che emerge chiaramente dal dibattito internazionale è che le difese tradizionali come firewall, dispositivi per il rilevamento delle intrusioni e antivirus non bastano più: sono strumenti necessari come punto di partenza per un normale utilizzo della Rete e dei sistemi informatici in generale, ma non possono rispondere ad una reale tutela dei dati sensibili o ad esigenze di salvaguardia profonda. Basti pensare alla questione della sicurezza nella condivisione sul Cloud o allo scambio di dati tramite e-mail, in particolare in ambito professionale. Spesso infatti si tende a considerare la sicurezza informatica un aspetto importante solo per le organizzazioni di grandi dimensioni perché sono quelle che gestiscono patrimoni più significativi, in termini sia di denaro che di quantità di dati. Nella nostra esperienza, invece, abbiamo riscontrato una richiesta e una necessità di sicurezza soprattutto da parte delle PMI.

Le aziende di medio/grande dimensione o gli istituti bancari, infatti, solitamente sono già dotate di una propria efficiente struttura  di protezione.

Sempre più spesso, però, ad essere prese di mira sono le piccole e medie imprese: questo accade perché hanno livelli di difesa più bassi, nella maggior parte dei casi non sono dotate di competenze ICT al proprio interno e solitamente i dipendenti non vengono istruiti su come garantire la sicurezza online. Un esempio sono gli studi professionali come commercialisti, avvocati, private bankers o studi di progettazione industriale, che hanno l’estrema necessità di proteggere documenti sensibili da intrusioni esterne e al tempo stesso di condividerli in maniera sicura con clienti, partners e colleghi.

Questa è la nuova sfida posta alle aziende che si occupano di Ricerca e Sviluppo nel settore delle telecomunicazioni e ai distributori: diventare una preziosa risorsa per le PMI aumentando il loro livello di consapevolezza sui rischi che la gestione dei dati comporta, alimentare una cultura della sicurezza e suggerire le tecnologie adeguate alla singola realtà, oltre a porsi come fidati consulenti riguardo gli sviluppi, spesso velocissimi, nel panorama normativo regionale e locale.

Michele Barbiero – di PartnerData


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