Web Marketing no image

Published on Aprile 7th, 2015 | by Marco De Alberti

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Isis inaugura il cyber-war marketing

Un uso molto sofisticato ed attento dei media;una rete di 46.000 utenti Twitter che propagano i messaggi del Califfato a 46 milioni di potenziali follower.Un nuovo paradigma per il marketing?

Come accentrare l’attenzione dei media internazionali su delle vicende “locali”?
Come propagare in modo fulmineo messaggi di tipo religioso o di invito alla Jihad ai potenziali fedeli?
Come stampare nella mente di miliardi di persone un “brand” nel giro di pochi mesi ?

A tutte queste domande i guerriglieri dell’ISIS o quantomeno i capi di questa organizzazione sono riusciti a dare una risposta che ha sconvolto la mente di miliardi di persone come forse nessun atto terroristico o di guerra era riuscito a fare, forse con l’eccezione delle Torri Gemelle nel 2001.

Come sembrano lontani i tempi in cui passavano sui media – a volte a settimane di distanza – video registrati in modo artigianale che ritraevano Bin Laden o qualche altro Jihadista armati di Kalashnikov sullo sfondo di grotte e sentieri montani. Trasmettevano un’immagine di un mondo tutto sommato arcaico e lontano che ben difficilmente avrebbe potuto “invadere” il nostro mondo occidentale.

Ora l’avvento del Califfato, dei guerriglieri dell’IS (o ISIS) ha cambiato completamente lo scenario. Grazie all’utilizzo di strumenti tecnologici sofisticati per realizzare messaggi e video e alla velocità di propagazione degli stessi nella Rete, l’ISIS è riuscita a faci percepire vicina, vicinissima la minaccia. “Arriveremo a Roma” – hanno proclamato e nella mente di molti, moltissimi occidentali il dubbio si è insinuato.

La crudeltà delle immagini realizzate è pari alla sapienza con cui queste immagini sono state diffuse e commentate. Un recente studio del Brookings Institution americano – precedente al contrattacco informatico degli attivisti di Anonymous (#OpIsis) – ha fornito un’idea piuttosto precisa e impressionante della capacità di utilizzo dei social media da parte dei guerriglieri islamici:

  • OLTRE 133 mila tweet da 46 mila profili, di cui oltre 1.500 condividono più di 50 contenuti pro-jihad, con picchi fino a tre volte superiori. È questa la potenza di fuoco quotidiana, almeno fino a dicembre 2014, dello Stato Islamico su Twitter
  • Attività media dello Jihadista: 7 tweet al giorno, in tre quarti dei casi in arabo (e in uno su cinque in inglese), che raggiungono in media 1004 follower.
  • Sono stati individuati inoltre un gruppo ristretto di profili (da 500 a 2.000) che con il loro iperattivismo rappresentano le principali “bocche di fuoco” di questa cyber-guerra.
  • Sopra questi ci sono quelli che si possono considerare i registi, i comandanti di questi plotoni “virtuali”. Una ottantina di utenti – definiti anche “mujtahidun” – che normalmente danno il via con le loro eruzioni violente di tweet a: sono le loro eruzioni rapide e violente di tweet alle campagne virali del Califfato

E’ molto probabile che l’operazione di Anonymous da una parte e l’azione di contrasto dei settori informatici dell’intelligence dei vari governi, anche a seguito delle stragi effettuate in Francia a inizio anno, abbiano ridotto la potenza di fuoco dell’ISIS sul web.
E’ però certo che per quanto siano stati rimossi profili Twitter e Facebook e oscurati siti e blog, gli uomini del Califfato stanno sicuramente lavorando per ripristinare la situazione a loro favore. E’ chiaro che per bloccare una propaganda così potente e pervasiva servirebbero delle policy più restrittive prima di tutto da parte delle piattaforme di Social Network


Marco De Alberti


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