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Published on Novembre 18th, 2009 | by Redazione MG News

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Banda larga …allo sbando anche nelle zone più industrializzate

Non siamo in una zona rurale del Molise. E nemmeno tra i monti del Ginnargentu in Sardegna. Siamo in una delle zone più industrializzate d’Italia, uno dei traini dell’export nel mondo. In provincia di Treviso il 25% delle aree non ha nemmeno la possibilità di avere a disposizione l’ADSL che è oggi il livello minimo di servizio per un’azienda. O se anche riescono ad ottenerla, ce l’hanno a costi e livelli di servizio indegni per un paese industrializzato.
A dei motivi di carattere generale quali:
– una liberalizzazione del mercato delle telecomunicazioni che non ha incentivato la diffusione dei sistemi di comunicazione
– una parte terminale dell’infrastruttura di rete, l’ultimo miglio, che utilizza un’unica tecnologia, ormai datata, basata sul rame (il famoso “doppino”)
si aggiungono particolarità territoriali della provincia di Treviso quali la presenza di aree montagnose e collinari, la estrema frammentazione degli insediamenti urbani che rendono non conveniente – da un punto di vista dei gestori delle TLC – investire in infrastrutture di rete (come ad esempio la fibra ottica).

Può sembrare incredibile ma oltre il 30% delle aziende trevigiane fruisce di una velocità di collegamento inferiore ai 2 Mb al secondo.
Questo limita ovviamente il tipo di servizi digitali di cui le aziende possono fruire. Servizi ad alto utilizzo di banda, quali:
– Attività di cooperazione digitale tra aziende della stessa filiera produttiva o distretto che il 23% già pratica con un ulteriore 35% che avrebbe interesse a farlo e che probabilmente è fermata anche da problemi di costo/disponibilità dei servizi a banda larga
– Servizi informatici ottenuti in outsourcing, oppure in modalità cloud computing come ad esempio programmi di CRM (verso il quale il 44% nutre un forte interesse) oppure o servizi di infomobilità (che ricevono l’interesse del 46% delle aziende)
 
Quindi gestori di TLC brutti, cattivi e di manica stretta negli investimenti.
Tutta qui la verità ? Sarebbe facile. In realtà esiste l’altra faccia della medaglia rappresentata da evidenti elementi di debolezza strutturale e arretratezza culturale che ancora affliggono almeno una parte delle aziende del pur “mitico” Nord est.
– In media le aziende trevigiane sono piccole per non dire micro. Struttura famigliare, pochi addetti, spesso poco propensi a spendere in tecnologia
– Si pensi che oltre l’80% delle aziende spenderà nel prossimo triennio meno di 50.000 euro per le tecnologie informatiche e di rete (significa meno di 20.000 euro l’anno)
– Peraltro cosa servono tecnologie e programmi evoluti quando l’alfabetizzazione informatica è ancora a livelli molto bassi ? In quasi il 60% delle aziende la metà o più dei dipendenti non ha nemmeno le competenze informatiche di base.

Quindi è nato prima l’uovo o la gallina ?
E’ una carente offerta di servizi telematici ad alta velocità che frena lo sviluppo delle aziende ?
O è una scarsa propensione all’investimento delle aziende in queste tecnologie (domanda) che limita i programmi di sviluppo dei gestori di TLC ?

Redazione MG News


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