Ditelavostra

Published on Agosto 8th, 2022 | by Redazione MG News

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Calenda figura di merda ma potrebbe essere il Salvini dei borghesi

Dopo un insopportabile (ed incomprensibile per la maggior parte delle persone) tira e molla sì è capito che la coalizione di CS andrà al voto senza il partito di Calenda. Attenzione però Più Europa della Bonino rompe la federazione con Calenda e resta in alleanza con il PD.

Aveva detto dopo l’alleanza con il PD (tutta sbilanciata a suo favore): “ora basta polemiche si marcia compatti”. Infatti per i giorni seguenti Calenda non ha smesso di sparacchiare dal suo account Twitter tutto il male possibile sui suoi potenziali alleati Verdi/Sinistra Italiana. Talmente compatti che a distanza di 4 giorni Calenda si sfila dell’accordo con il PD adducendo come principale motivo che è “contro un’ammucchiata che sarebbe incomprensibile agli italiani. Io non posso stare assieme a chi rifiuta a priori l’Agenda Draghi”.

Qualunque cosa si pensi nel merito delle posizioni di Calenda, questo suo atteggiamento da “bullo dei social media” ha sicuramente attratto l’attenzione di tutti i media, facendolo conoscere ad un pubblico più vasto che ne ignorava l’esistenza. E nei sondaggi è cominciato a salire di 1, 1.5 punti percentuali.

Sia Emma Bonino che Enrico Letta hanno sottolineato giustamente che un politico – ma ancor prima un uomo – che rompe la parola e i patti sottoscritti solo dopo qualche giorno è in primis di tutto una persona di poco onore e di nessuna affidabilità. Quindi in questo senso, uno così meglio perderlo che trovarlo.

Molti si chiedono quale sia il vero motivo che ha spinto Calenda a rompere la coalizione con il PD (e la federazione con Più Europa, costruita con fatica da più di un anno). I più informati dicono che ci siano dei sondaggi che darebbero il partito di Calenda tra il 10 ed il 15% in caso si presentasse da solo alle elezioni (o eventualmente alleato con Renzi) e all’8% in caso di coalizione con il PD.
Al di là della discutibile credibilità di questi sondaggi, viene da pensare ad un puro atto di opportunismo politico.

Io personalmente non credo che Calenda – anche se alleato con  Renzi – raggiungerà mai il 15% dei voti. E’ però possibile che un certo successo lo possa raccogliere tra l’elettorato borghese del centro-nord, strappando elettori soprattutto a Forza Italia, ma anche qualcosa tra gli elettori moderati della Lega. Il motivo di questo successo: lo stesso – se pur in proporzioni diverse – che ha portato Salvini dal 17% delle Politiche del 2018 al quasi 35% delle Europee del 2019. Una sovraesposizione mediatica di chi spara in modo demagogico e donchisciottesco le sue arringhe in difesa della libertà d’impresa, contro i vincoli imposti dallo Stato, contro le tasse, contro la burocrazia soffocante. Uno così può generare un innamoramento (temporaneo) di una parte dell’elettorato borghese e piccolo borghese che lo ha portato a raccogliere il 20% (dei votanti, meglio specificarlo) alle Comunali di Roma.

Diciamo quindi un Salvini della borghesia, un po’ più evoluto culturalmente e nel linguaggio, ma neanche troppo. Un tribuno del popolo…borghese.

Personalmente penso che se da un punto di vista della battaglia elettorale nei collegi uninominali questa rottura possa rappresentare un oggettivo vantaggio per la Destra, da un punto di vista della chiarezza della proposta politica agli elettori questo possa essere un grosso vantaggio per la coalizione progressista. Molti infatti erano i militanti  e gli elettori del PD che vedevano con perplessità l’alleanza con Calenda e questa perplessità diventava addirittura contrarietà tra gli elettori di Sinistra Italiana/Verdi.

Sono convinto che con un po’ di coraggio si possa presentare un programma ambizioso soprattutto in tema ambientale, magari collegandosi in modo diretto all’appello lanciato dagli scienziati del clima affinché i politici mettano al primo posto nei programmi l’EMERGENZA AMBIENTALE E CLIMATICA. Sono già in 90.000 ( a oggi 8 agosto) ad aver firmato la petizione (questo il link) e tra questi ormai decine di sindaci ed amministratori locali delle città italiane più evolute che già hanno messo questo punto al centro del loro impegno politico.

Marco De Alberti

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