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Published on Novembre 14th, 2022 | by Redazione MG News

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I biocarburanti potrebbero salvare decine di migliaia di posti di lavoro

Che la strada che porta al successo della vettura elettrica sia lastricata di insidie sembra un fatto assodato. Per tutta una serie di fattori economico, ambientali, tecnologici di cui abbiamo parlato anche noi. Ora si scopre anche che i motori tradizionali a combustione potrebbero avere una loro seconda vita

Vi sono varie stime in merito alla perdita di posti di lavoro comportati dalla transizione dal motore a combustione a quello elettrico. Potremmo dire che – calcolando l’incremento di lavoratori nel settore della componentistica elettrica e delle batterie – la perdita netta nei prossimi 15 anni si aggira sui 250.000 posti in Europa.
Uno scenario preoccupante che ha messo da tempo in allerta sia le aziende del settore componentistica che i sindacati. Come ha recentemente notato Marco Stella, vicepresidente di ANFIA “…..il saldo della bilancia commerciale (nel settore della componentistica) è positivo per circa 5,5 miliardi di euro l’anno, …..bisogna  comprendere le attuali difficoltà del 30% dei produttori di componenti, che sono ancora concentrati sulle tecnologie dei motori a combustione interna e, in generale, delle PMI, che rappresentano la maggioranza del comparto“.
Forse però i destini dei mezzi a combustione tradizionale (e quindi anche la produzione di componenti relativi), sia per quanto riguarda i veicoli operativi come i camion sia per quanto riguarda le autovetture potrebbero cambiare (in positivo) a seguito di segnali che stanno arrivando dal settore dei bio-combustibili.
I biocarburanti sono combustibili ricavati da materie prime di scarto di tipo vegetale o residui animali o umani (fanghi di depurazione) e quindi che eliminano la dipendenza dalle fonti fossili.

Un sempre maggior numero di centri di ricerca indipendenti e di aziende anche molto grandi (come la nostra ENI) stanno lavorando sulla produzione di biocombustibili con prestazioni simili ai carburanti tradizionali e – grazie anche allo sviluppo di motori sempre più efficienti e green – con un livello di gas climalteranti inferiori ai carburanti fossili.

Studi scientifici di alto livello confermano che l’alternativa dei biocarburanti è praticabile anche oggi. Vogliamo citare la ricerca – o meglio le ricerche – realizzata dal Laboratorio Argonne assieme al Dipartimento per l’Energia negli USA che ha stabilito che vi sono almeno 10 tipologie di biocombustibili che hanno caratteristiche altamente competitive. Sia sotto il profilo del costo, sia soprattutto dal punto di vista delle emissioni inquinanti.
Infatti l’utilizzo di queste tipologie di carburanti in motori diesel ad alta efficienza ha portato ad una riduzione media del 60% delle emissioni di gas serra rispetto all’uso di gasolio di provenienza fossile.
Questo significa che se è vero che per sopravvivere il motore diesel con le nuove regole Euro 7 dovrà avere emissioni in linea con i motori a benzina ovvero sotto i 100 g/km di CO2, potremmo avere a breve delle vetture alimentate a biocarburanti che possono resistere anche alla “rivoluzione elettrica”.

In realtà il problema dei biocombustibili è principalmente quello della disponibilità. Al momento la produzione è abbastanza limitata a livello mondiale ma si stima una crescita notevole nei prossimi anni. Tanto che l’energia proveniente dalle biomasse (non solo per produrre carburanti) tra 15 anni potrebbe valere il 15-20% del totale con una ottima diffusione nel settore dei mezzi di trasporto.

MARCO DE ALBERTI

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