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Published on Febbraio 21st, 2005 | by Ermanno Delia

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La crisi dell’imprenditoria italiana e il capitalismo del Far East

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo che mette a nudo le difficoltà del nostro sistema di PMI a rinnovarsi soprattutto in relazione al cd “passaggio generazionale”. Queste difficoltà potrebbero rappresentare una reale criticità in un confronto con il capitalismo rampante proveniente dall’ estremo oriente. Il passaggio generazionale delle aziende italiane rischia di essere la causa del tracollo dell’economia italiana costruita sulle PMI familiari. I rampanti imprenditori italiani, i self-made-man che hanno saputo dare una scossa all’Italia del dopo guerra hanno ceduto il timone a figli e nipoti nati nell’epoca del lassismo: un errore non aver passato il comando a manager di prestigio che ne garantissero l’espansione. Poca grinta, bassa propensione al rischio, mancanza di predisposizione al sacrificio, ambizioni limitate, disinteresse nell’affermazione personale attraverso la propria azienda, unico obiettivo quello di mantenere lo stato di agiatezza ereditato: questi sono i tratti di molti ‘nuovi eredi’. Di contro, i manager del Far East, gli imprenditori cinesi ed indiani, presentano tratti diametralmente opposti: voglia di riscatto, forte desiderio di affermazione personale attraverso la propria imprenditorialità anche a costo di significativi sacrifici personali, elevata predisposizione al rischio ed ambizione, visione globale, il tutto con l’obiettivo di determinare uno stato di benessere futuro a beneficio di se stessi e della comunità. Gli imprenditori del Far East sono alla ricerca di nuovi spazi dove affermarsi dinanzi al mondo intero, dove contare, dove fare valere i propri interessi economici, politici e strategici, da dove influenzare la direzione del mondo. Questi sono gli imprenditori con cui si confrontano gli imprenditori italiani. La velocità con cui si muovono gli imprenditori del Far East nel business sconvolge gli schemi dei manager nostrani, li spiazza sotto il profilo temporale: i tempi decisionali di un imprenditore del Far East si misurano in termini di ore, quelli degli imprenditori italiani in termini di mesi: troppi per un mondo che viaggia ai ritmi elevatissimi scanditi dalle economie piu’ efficienti. La Cina è un continente con 1,3 miliardi di persone che cercano un riscatto dal loro passato. Il futuro è ad EST: all’attuale tasso di crescita nel 2050 la Cina sarà la prima potenza mondiale con un PIL del 30% superiore agli USA. Il problema piu’ grave della classe imprenditoriale italiana è che la stragrande maggioranza si ritiene virtuosa, dotata di creatività, efficienza e flessibilità insuperabili, “in virtu’ dei risultati del passato”. E’ vero che la creatività ha rappresentato nel tempo il nostro punto di forza. Il problema è che lo stesso concetto di creatività si è evoluto nel tempo, diventando esso stesso un processo complesso. Le fasi che legavano creatività, invenzione e innovazione avevano un livello di complessità molto inferiore rispetto a quello odierno. I tempi sono cambiati: cio’ che ha funzionato nel passato è probabile che non sia la chiave del successo futuro. Tornando alla gestione familiare delle PMI nostrane, è fondamentale che gli imprenditori di tali imprese diano una svolta alle proprie aziende inserendo manager esterni con competenze internazionali che possano guidarle fuori dallo stagno del ‘localismo’ in cui hanno operato sinora. E’ importante che si rechino in Cina e India per cogliere il senso del capitalismo del Far East con cui devono dimostrare di saper competere.


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