I protagonisti raccontano no image

Published on Marzo 23rd, 2011 | by Intervista a Enrico Sabbioni - direttore Ecsin

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Ecsin, centro internazionale di eccellenza sulle nanotecnologie

Nasce a Rovigo con una dote di 5 milioni di euro e 15 ricercatori ECSIN il primo centro di ricerca italiano sulla nano-tossicologia. Si tratta di una eccellenza italiana a livello internazionale. Ne abbiamo parlato con Enrico Sabbioni, il direttore.

Nasce a Rovigo con una dote di 5 milioni di euro e 15 ricercatori ECSIN il primo centro di ricerca italiano sulla nano-tossicologia. Si tratta di una eccellenza italiana a livello internazionale. Ne abbiamo parlato con Enrico Sabbioni, il direttore.
D) Ci spiega in sintesi quali sono gli obiettivi di ECSIN e che ruolo vuole giocare nel campo a livello nazionale ed internazionale ?
R) ECSIN è una delle tre business Unit del Distretto Italiano cluster per le Nanotecnologie che unisce un forte ruolo delle Università e della componente scientifica e di ricerca a una forte propensione al mercato e una volontà di fornire alle imprese un supporto sempre più efficace nell’utilizzo delle nanotecnologie per la messa a punto di prodotti innovativi. In particolare, ECSIN è una struttura concepita “ad hoc”, e come tale unica nel panorama nazionale e tra le poche in campo europeo, finalizzata a supportare lo sviluppo di una nanotecnologia sostenibile. Il fine è di promuovere e facilitare a istituzioni e PMI il trasferimento dei risultati e della conoscenza dal mondo della  ricerca universitaria relativa all’impatto delle nanotecnologie sull’ambiente, sulla salute umana e sulla società (aspetti etici). Le PMI beneficeranno di un supporto fondamentale per perseguire standard di competitività in linea con un mercato in rapida ascesa, come quello nanotecnologico, da cui si potranno certamente trarre grandi benefici, ma in condizioni di sicurezza sanitaria per la popolazione generale, i consumatori ed i lavoratori delle aziende che operano con nanomateriali.
ECSIN rappresenta quindi un patrimonio unico, che, a pieno regime, costituirà un vero fiore all’occhiello della ricerca del Nord Est e un’attrattiva per collaborazioni con partners nazionali ed internazionali di alto profilo in un network già stabilito. Sintetizzando, gli obiettivi di ECSIN sono: (i) rispondere alle esigenze delle imprese, delle agenzie pubbliche e degli investitori sullo studio di sistemi di rilevamento e di standard di misurazione degli effetti dei nanomateriali e di nanoparticelle su ambiente e salute (ii) seguire le più avanzate prospettive di ricerca relative all’impatto delle nanotecnologie sull’ambiente, sulla salute umana e sulla società al fine di trasferire questo know how verso il mondo politico ed economico per l’adozione di policy normative e standards..
D) Di quali fondi dispone Ecsin e di che origine? Quanti sono i collaboratori attuali e a regime ?
R) I finanziamenti che hanno permesso la nascita del centro ECSIN e l’allestimento della strumentazione scientifica provengono dalla Regione Veneto, con un contributo di 1.5M€ e dalla Fondazione Cariparo, che ha contribuito per 2.1M€, e la Provincia di Rovigo con 750.000 euro. Inoltre, grazie alla partecipazione a progetti sul VII Programma Quadro dell’Unione Europea, è stato garantito il finanziamento delle attività di ricerca su attività specifiche del Centro per circa 0.5M€ (NanoValid + NanoSustain).
Attualmente, nel centro sono operativi a tempo pieno un Direttore Scientifico e 5 ricercatori, ai quali si aggiungono 7 dottorandi e un’assegnista di ricerca che contribuiscono inoltre a rafforzare il legame con le Università Venete. Vista la notevole espansione delle attività di ricerca in previsione a breve termine, è prevedibile che a regime all’interno del centro opereranno non meno di una ventina di ricercatori..
D) Perché è importante studiare l’impatto delle nanotecnologie su ambiente e salute ?
R) Le nanotecnologie hanno cessato di essere una promessa e sono ormai una realtà. Tuttavia esiste un problema di rapporti tra nanotecnologia e società, come massimizzare i benefici, minimizzare i rischi e favorire il dialogo tra nanoscienza e società. Ad esempio, vi sono già oltre 800 prodotti di consumo sul mercato di cui all’incirca il 30% contengono nanoparticelle di argento, la produzione di queste ultime essendo stimata dell’ordine di 500t/anno. Questa notevole ed inarrestabile diffusione dei nanomateriali rappresenta un enorme potenziale per l’esposizione umana ed il loro rilascio nell’ambiente e i conseguenti potenziali effetti nocivi sia per la salute che per i diversi compartimenti ecologici. Come per gli organismi geneticamente modificati, la futura percezione, e quindi l’accettabilità delle nanotecnologie da parte dell’opinione pubblica, dipenderà da una corretta e imparziale valutazione dei rischi rispetto ai benefici che ci attendiamo. Purtroppo, la valutazione dei rischi sanitari conseguenti all’esposizione a nanoparticelle è attualmente “fumosa” a causa dalla mancanza di dati scientifici attendibili relativi alla loro tossicità, necessari per supportare adeguatamente una valutazione del rischio che si traduca in legislazione e permetta un’equilibrata comunicazione all’opinione pubblica. E nemmeno possiamo pensare che questa situazione si potrà risolvere in pochi anni. Infatti, da un punto di vista tossicologico ed eco-tossicologico il mondo delle nanoparticelle è ancora per lo più sconosciuto, a causa di fattori intrinseci ai nanomateriali. Ad esempio, gli standards attuali per la protezione sanitaria contro l’esposizione ad agenti chimici ambientali sono basati sulla “dose minima” che può determinare il pericolo, che invece per le nanoparticelle non è il fattore più importante. In quest’ultimo caso, il responso tossico dipende infatti  dalle dimensioni, dalla forma, dalla  superficie attiva delle particelle e dalla via di esposizione. Questi materiali sono talmente piccoli (nano significa dimensione 80 mila volte inferiore rispetto  al diametro di un capello) che, una volta penetrati nel corpo umano, nessuno sa ancora dove vadano a finire, come vengano metabolizzate, come reagiscano con l’ organismo e che tipo di effetti biologici producano. In breve, la tossicologia tradizionale non è in grado di dare risposte sui rischi dei nanomateriali ed è per questo che è sorta la  nanotossicologia, che è la base del lavoro di ricerca di ECSIN. In breve, lo studio dell’impatto delle nanoparticelle su ambiente e salute (nanotossicologia) è indispensabile  nell’ambito di una strategia di governance relativa alla manipolazione sicura di nanoparticelle ingegnerizzate e allo sfruttamento sostenibile dei loro potenziali benefici. Vorrei qui sottolineare il ruolo della nanotossicologia, considerata ancora a torto come un “fastidio” se non un impedimento, per uno sviluppo sostenibile delle nanotecnologie. L’equazione: sviluppo sicuro delle nanotecnologie =sviluppo dei nanomateriali+ nanotossicologia è imprescindibile..
D) Che servizi può offrire ECSIN al mondo delle imprese – in particolare alle PMI ?
R) ECSIN intende creare i presupposti che invece di frenare l’innovazione le siano favorevoli. Ciò presuppone un’efficace articolazione tra definizione delle norme e sviluppo scientifico e tecnico, e una più efficace sensibilizzazione dei responsabili della progettazione delle norme e degli utilizzatori di queste ultime, soprattutto le PMI. Intendiamo fornire un supporto scientifico-tecnico ad una politica di qualità in cui le norme costituiscano uno strumento essenziale per promuovere uno sviluppo più celere, sicuro e mirato dei nanomateriali, per facilitare l’analisi del rischio e per generare dati utili per gli organi normativi. Non vi è dubbio le PMI del Nord Est avranno dei “naturali privilegi”, dovuti alla collocazione strategica di ECSIN a Rovigo, che non solo faciliterà in larga misura contatti regolari per soddisfare le esigenze concernenti le proprietà tossicologiche dei materiali da loro prodotti sul territorio, ma in primis trarrà grandi vantaggi dalla collaborazione con atenei prestigiosi del territorio quali le Università di Padova, Verona e Venezia, già di per se garanzia per dare alla ricerca relativa all’impatto ambientale e sanitario dei nanomateriali quel carattere di eccellenza che è sinonimo di “qualità” e base per risposte rapide alle richieste delle PMI del Nord Est in termini di sicurezza dei nanomateriali da loro sviluppati. Il “ponte” che ECSIN esercita tra ricerca nanotossicologica, a cui la collaborazione con le Università venete conferisce un carattere di eccellenza, ed il trasferimento tecnologico alle aziende produttrici di nanomateriali è certamente più accessibile e corto per le PMI del Nord Est.
Redazione MG News




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