I protagonisti raccontano no image

Published on Dicembre 9th, 2008 | by Intervista a Medardo Chiapponi, preside della Facoltà di design e arti IUAV

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Il designer, professione che non conosce crisi

Sono circa 800 i designer laureati dal corso di laurea CLADIS dello IUAV di Venezia nei sette anni di attività. E nessuno di questi è a spasso, se si pensa che il 100% trova un’occupazione in azienda e studi professionali oppure (15% del totale) decide di continuare con il biennio di specializzazione. Abbiamo intervistato il preside della facoltà il porf. Medardo Chiapponi:

D) In sette anni di attività, il CLADIS corso di laurea in disegno industriale, ha raggiunto risultati invidiabili sia da un punto di vista qualitativo che quantitativo. Ce li può commentare ?

R) Di fatto abbiamo eliminato il fenomeno dei fuori corso in misura quasi doppia rispetto alla media nazionale. Il 97% degli studenti del corso di laurea in Disegno industriale si laurea entro il 1° anno fuori corso (83% in corso). Ciò si traduce in una durata media degli studi di 3,4 anni nel corso di laurea in Disegno industriale di Treviso contro 4,1 anni della media nazionale. Il ritardo alla laurea nei due casi è rispettivamente di 0,2 e 0,7 anni. Una durata degli studi inferiore significa, come è ovvio, una riduzione dei costi sociali della formazione universitaria ma comporta anche un’altra conseguenza rilevante: i laureati hanno a disposizione, dopo aver conseguito il titolo di studio, un periodo più lungo in cui permettersi di sperimentare forme di lavoro e di studio che arricchiscano la loro formazione.
Percentuale inseriti nel mondo del lavoro: 100% se si sommano coloro che dopo aver terminato la laurea triennale decidono di proseguire gli studi nelle specialistiche e coloro che iniziano a lavorare in studi professionali e aziende. Molti trovano occasioni di lavoro già prima di terminare gli studi grazie allo stage che fanno all’inizio del terzo anno.
Anno 2008/2009: abbiamo 120 iscritti su 520 domande (dato ancor più significativo perché costante nel tempo)

D) Come si sono inseriti i giovani designer laureati in questi anni nel mondo professionale (studi e imprese) del Nord Est?

R) Si sono inseriti molto bene (vedi sopra). Le nostre scelte per favorire questo inserimento sono state essenzialmente due:
1. mantenere un numero massimo di iscritti annui che consenta di garantire un’elevata qualità della formazione e non esaurisca in poco tempo le possibilità di assorbimento del sistema produttivo ma sappia rispondere con continuità nel tempo alle sue esigenze.
2. formare nella laurea triennale profili professionali che integrino capacità di progettazione del prodotto e della comunicazione e quindi sappiano affrontare nel loro insieme la molteplicità di problemi progettuali “integrati” che si presentano soprattutto nelle piccole e medie imprese

D) Quale ruolo stanno assumendo nel processo di sviluppo ed innovazione delle aziende, in particolare delle PMI ?

R) Riescono a svolgere un ruolo importante sia nel campo dell’innovazione dei prodotti, sia per la diffusione della “cultura del design” anche in settori produttivi diversi da quelli del tradizionale Made in Italy.

D) Come si interfaccia il giovane designer con l'imprenditore, quindi con organizzazioni spesso di tipo “padronali” ed accentratrici e con prodotti/sistemi di lavorazione tradizionali?

R) Questo fa parte della “gavetta” che ogni giovane laureato affronta al momento dell’ingresso nel mondo del lavoro. I nostri studenti sono aiutati dallo stage che fanno all’inizio del terzo anno e che consente loro di fare un’esperienza di questo tipo già durante gli studi universitari.

D) Punti di forza e debolezza di un designer interno rispetto al designer esterno nel rapporto con le aziende ?

R) Punti di forza del designer interno sono legati alla sua possibilità di accedere di accedere a un know how aziendale importante (tecnologie, processi produttivi, materiali, caratteristiche prestazionali dei prodotti dell’azienda e dei concorrenti ecc.) che non può avere un designer esterno.
Punti di forza del designer esterno sono legati alla varietà di esperienze progettuali che affronta e alla conseguente capacità di innovare trasferendo conoscenze, idee, spunti da un settore all’altro.

 




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