I protagonisti raccontano no image

Published on Luglio 16th, 2009 | by Intervista a Andrea Berti - Università di Padova

0

Solo 1 progetto di ricerca su 10 diventa brevetto

L’Università italiana è spesso accusata di essere lontana dalle imprese. Ma forse è  anche vero il contrario. Perché tanti progetti di ricerca di eccellenza dei nostri Atenei  finiscono nel cassetto senza produrre risultati per l’industria, come ad esempio un  brevetto ? Ne abbiamo parlato con Andrea Berti, direttore dello trasferimento  tecnologico presso l’Università di PD.

D) Fatti 100 i progetti di ricerca a cui partecipa l’università in un anno, percentualmente quanti si trasformano in brevetti ?

R) Non è facile fare una stima. Vi sono facoltà come quelle umanistiche che producono  ricerca anche di alta qualità ma non brevettabile. Nell’ambito delle facoltà  scientifiche una parte è dedicata alla ricerca di base, anche quella difficilmente  brevettabile. Possiamo dire che oggi riusciamo a brevettare circa il 10% della  ricerca applicata. Poco in assoluto ma molto se pensiamo che fino al 2001 questa  quota era praticamente 0. Negli ultimi 8 anni abbiamo brevettato 70 invenzioni.  Nei  750 anni di storia precedente dell’Università erano stati 9. Di questi 80 il 50% è  ancora disponibile ad essere licenziato alle imprese.

D) Quali sono le condizioni che favoriscono (o sfavoriscono) la trasformazione di un progetto di ricerca in un brevetto ?

R) Vi è innanzitutto un problema culturale. Molti docenti fanno ricerca in ambiti di loro interesse specifico ma che hanno poche o nessuna ricaduta nell’ambito economico.
Dipende poi anche dai contatti che i singoli docenti hanno con il mondo delle imprese. Ad esempio nell’ambito della facoltà di ingegneria i professori sono spesso anche consulenti di aziende e questo facilità molto l’avvio di progetti di ricerca finalizzati a brevetti per l’industria. Bisogna poi dire che mentre in altre parti del mondo, anche in Italia per esempio al Politecnico di Milano, le imprese fanno la fila per partecipare ai progetti di ricerca o sfruttare i brevetti, qui da noi la sensibilità è molto inferiore.

D) Dove sono reperibili le info sui brevetti ? Come può un imprenditore accedere concretamente al loro contenuto e quindi eventuale sfruttamento ?

R) E’ l’Area trasferimento tecnologico da me coordinata che mette a disposizione  queste informazioni, curando anche il contatto diretto tra l’imprenditore e il docente  o ricercatore che ha realizzato il brevetto o avviato il progetto di ricerca. Tutte le info  sono comunque disponibili sul sito www.unipd.it/imprese. Abbiamo anche un  database online della ricerca applicata – www.uni2b.it – dove è possibile trovare  le competenze scientifiche di interesse industriale  sfruttabili dal mondo delle  aziende.

D) Mi cita alcuni casi (un paio) di brevetti disponibili che hanno grosse potenzialità ?

R) E’ stata recentemente brevettato una importante scoperta in ambito oncologico. E’  stato individuato un gene (P63) la cui presenza è fondamentale per proteggere le  cellule tumorali dal processo di metastasi. I nostri ricercatori guidati dal Prof.  Stefano Piccolo hanno sviluppato un test capace di rivelare la presenza del gene  P63. Questo consentirà di capire fin da subito se un tumore ha la propensione a  metastatizzare e quindi consentirà di intervenire con cure personalizzate e meno  invasive nei confronti del paziente.

D) Quali sono i costi (medi) per un impresa per lo sfruttamento industriale di un prodotto ?

R) Molto difficile rispondere a questa domanda. Dipende dall’originalità del brevetto, se  sono interessate grandi aziende con adeguate risorse finanziarie o invece piccole  realtà. E un po’ anche dalla nostra capacità di “venderli” bene. Si può andare dalle poche migliaia di euro fino ai 150.000 euro che ci ha fruttato un brevetto che riguarda un trapano laser per dentisti, ma alcuni brevetti possono valere anche  milioni di euro.

D) Spesso la trasformazione di un progetto di ricerca in un prodotto industrializzabile e commercializzabile dipende dal coinvolgimento delle aziende già nella fase del progetto. Se e come questo è possibile per i progetti in cui è coinvolta la Università di Padova ?

R) Le modalità con le quali un’azienda può sfruttare il potenziale di conoscenza  prodotto dall’Università sono molteplici. Come detto si può sfruttare un brevetto che  già esiste, oppure “affittare” degli strumenti o laboratori. Oppure ancora inserire un  ricercatore all’interno dell’azienda per un progetto “a tempo”. Ma le due strade a mio  avviso più proficue sono due:

  • avviare un progetto di ricerca privato in collaborazione  con l’Università, finalizzato proprio alla realizzazione di un brevetto
  • inserirsi  in un progetto di ricerca co-finanziato (dalla UE, dal Miur, dalla Regione, ecc)

Devo dire che i progetti di ricerca privati stanno prendendo sempre più piede e, in alcune  aree, come ad esempio Ingegneria, rappresentano una quota consistente dell’attività di ricerca dei nostri docenti

Redazione MG News

 




Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna su ↑