Marketing e comunicazione

Published on Febbraio 7th, 2024 | by Redazione MG News

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Come avvicinare i giovani alla politica ?

Il tema non è nuovo di certo. E parte da dati incontrovertibili. La continua riduzione del numero dei votanti, soprattutto giovani. Il sempre minor numero di tesserati dei partiti, con i giovani che anche in questo caso non si impegnano volentieri. Ma proviamo a ribaltare il punto di vista. Forse è la politica come è concepita oggi che è sbagliata e va cambiata.


Quello che si vede in giro è che sono invece molti i giovani che si interessano di questioni sociali, ambientali. Basta vedere ad esempio la mobilitazione assolutamente eccezionale a seguito dell’omicidio di Giulia Cecchettin, e non si trattava solo di donne. Il movimento Friday for Future è stato ed è un movimento giovanile. Ci sono poi fenomeni solo apparentemente di nicchia come quelli di Ultima Generazione che sono però sintomo di un malcontento e di una forte paura per il futuro. E si potrebbe continuare.

E’ evidente che il vecchio modello di concepire la politica intesa come sistema autoreferenziale che cerca solo il potere fine a se stesso, non funziona più, non è più attraente nemmeno da un punto di vista della “carriera” che la politica attuale ed il suo indotto ancora garantiscono.

E allora ? E’ chiaro che non esiste una risposta semplice ad un problema complesso. Sarebbe come voler risolvere il problema della natalità aumentando il numero degli asili nido.

Io porto qui le mie riflessioni sperando che possano essere riprese, commentate e sviluppate da altre persone interessate al futuro della nostra democrazia e della nostra civiltà, entrambe minacciate seriamente.

Intanto anche se sembra scontato dirlo, si parte dal basso. Cioè si parte da problemi concreti del territorio. Forse l’esempio più evidente possono essere le questioni ambientali. Ci si aggrega in modo spontaneo, serve uno o più leader in grado di guidare la protesta e la proposta. E’ poi necessario lavorare in termini di comunicazione per creare consenso presso l’opinione pubblica. Questa è la fase più delicata perchè è necessario bilanciare una duplice esigenza:

  • effettuare azioni forti che attirino l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica
  • evitare di creare disagi tanto forti alla popolazione da generare una istintiva repulsione verso il neonato movimento

La fase successiva potrebbe essere quella di cercare collegamenti con associazioni e istituzioni del territorio con cui creare delle alleanze “di scopo”. Infatti secondo me questi nuovi movimenti devono avere una durata prefissata e limitata nel tempo al raggiungimento appunto di uno o più scopi. Poi si sciolgono o si trasformano in qualcos’altro.

Ma in tutto questo gli adulti possono avere un qualche ruolo ? Assolutamente sì, intanto possono partecipare attivamente al movimento. Poi alcuni con specifiche competenze possono fare i “coach” e guidare il movimento in fasi critiche. Ad esempio come costruire un programma condiviso, come costruire eventuali liste per una competizione elettorale, etc, etc

E in tutto questo i partiti tradizionali possono avere un ruolo ? A livello nazionale e ancora di più a livello locale, questi partiti – ormai privi di legittimazione – possono mettersi al servizio, con le proprie risorse umane e finanziarie, per supportare la causa SENZA NESSUNA PRETESA DI CAVALCARLA E STRUMENTALIZZARLA. Ma con puro e unico spirito di servizio

Se ci pensiamo bene abbiamo avuto nel recente passato l’esempio di un movimento del genere in Italia. Che ha avuto anche un discreto successo mi verrebbe da dire. Il Movimento 5 Stelle è nato come movimento dal basso, un movimento di scopo perchè aveva obiettivi precisi, definiti dalle 5 stelle appunto. Un movimento che è riuscito a coinvolgere anche molti giovani e che aveva un suo leader, anzi più leader. Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, anche se per aspetti molto diversi tra loro. Che è riuscito a calamitare l’interesse ed il consenso della opinione pubblica.

E’ chiaro che sono stati commessi molti errori, errori che hanno portato il M5S a diventare alla fine un partito come gli altri. Senza peraltro raggiungere la maggior parte degli obiettivi che si era prefissato. Io ne voglio sottolineare 2:

  • Il Movimento di scopo deve rimanere tale. Se amplia troppo il raggio d’azione finisce per impantanarsi e perdere la sua energia. E deve essere a tempo, ovvero avere una data di scadenza.
  • L’altro grande errore del M5S è stato quello di non riuscire a collegarsi ad associazioni ed istituzioni del territorio per costruire alleanze almeno funzionali al raggiungimento degli scopi prefissi. Questo mancato radicamento è evidentissimo anche oggi quando si analizzano i modestissimi risultati del M5S alle elezioni locali.

Mi fermo qui. Spero solo di aver fornito qualche utile spunto di riflessione su un tema – mi rendo conto – molto complesso

 

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