Gaza siamo assueffati allo spettacolo ?
Ho fatto una considerazione che può sembrare agghiacciante ma credo sia ormai la percezione di molti. La guerra di Gaza come ci viene proposta ogni giorno dai vari media ormai è diventato uno spettacolo macrabro al quale ci stiamo assuefando.
Ogni giorno le immagini si susseguono e ormai difficile distinguerle da un giorno all’altro. Anche perchè spesso lo stesso filmato (che potremmo chiamare “di repertorio”) viene riproposto spesso in mancanza di immagini aggiornate.
Immagini di bambini che piangono, di persone morte che vengono compiante dai familiari, di ospedali in macerie, di grattacieli che crollano sotto le bombe, di disperati in fila – come dannati in un girone dantesco – per avere una minima razione di cibo.
E’ la terribile sceneggiatura di quello che ormai viviamo come un serial televisivo giornaliero in cui i personaggi si assomigliano ormai: la madre disperata, il bambino in lacrime, il povero questuante, l’uomo che impreca, il soldato con il mitragliatore, ect etc.
Quali sono le conseguenze di questa riproposizione continua dello stesso “rullo”? Quella principale è che ormai non ci sorprendono e non ci innorridiscono più. Le consideriamo “normali”.
Ma sì sempre la stessa solfa! Ma saranno poi vere ? Sono i giornalisti che vogliono fare notizia a tutti i costi!
Questi e tanti altri commenti del genere sentite nelle case delle persone la sera davanti al TG. Come si può pensare ad una indignazione generale quando tutto sembra così solito, così normale.
Quando poi le cd autorità politiche e anche quelle morali (tipo il Papa) non fanno altro che riproporre ogni giorno le solite frasi di circostanza.
L’orrore deve finire! Bisogna che Israele fermi l’invasione! Hamas deve accettare la tregua! E’ ora di porre fine alle immani sofferenze del popolo palestinese.
Ma secondo voi sono credibili ? La cosa poi è ulteriormente aggravata dal fatto che l’unico soggetto che potrebbe concretamente fermare Israele e quindi la guerra sono gli Stati Uniti, ovvero Trump grande amico di Nethanyau che è fintamente interessato alla pace e che in pratica continua a formire armi e supporti tecnologici e logistici a Israele.
C’è poi una grande responsabilità dei giornalisti, intendo quelli nostrani, quelli comodamente seduti nelle loro poltrone a pontificare sulla guerra e a fornire la loro ricetta per farla finire. Non quei poveri eroici giornalisti palestinesi che spesso a prezzo della loro vita cercano di documentare le atrocità perpetrate dall’esercito israeliano.
Perchè sono totalmente in cattiva fede. Sanno perfettamente che non serve a niente pontificare su questa o quella dichiarazione. Sul rutto di Trump o sulla scoreggia di Nethanyau. Facciano qualcosa di concreto, invece. Prendano posizione in modo chiaro e magari congiunto contro le atrocità perpetrate da Israele. Dimostrino un po’ di coraggio, un millesimo di quello che un vero giornalista come Julian Assange ha offerto al mondo, imprigionato per anni e anni solo per aver fatto il suo dovere di giornalista di indagine, mostrando ad esempio le strocità perpetrate dagli americani in Iraq.
E intanto va in onda lo spettacolo quotidiano della morte. La banalità del male avrebbe detto Hannah Arendt, scrittrice ebrea che ha raccontato altri orrrori, se vogliamo simili a quelli di Gaza.
