Analisi economico-politiche

Published on Ottobre 27th, 2025 | by Redazione MG News

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Inverno demografico politica assente

Invece di correre dietro allo zero virgola in più di PIL o allo zero virgola in meno di deficit pubbico la politica dovrebbe affrontare in maniera seria con strumenti e risorse finanziarie adeguate l’enorme elefante che abbiamo nella cristalleria e che tutti fanno finta di non vedere: la decrescita demografica ed il continuo invecchiamento della popolazione.

La necessaria premessa è che il problema è gigantesco e che investe più o meno tutti i Paesi occidentali. Una questione complessa che non si può liquidare certo con slogan o con ricettine da ragionieri. Ma quello che colpisce è che la politica sembra non interessarsi veramente del problema se non accorgersene quando l’Istat o qualche altro istituto mette in evidenza la cruda realtà di un decremento demografico che sembra inarrestabile.
Ormai sono anni che in Italia (parliamo del nostro paese ma la cosa è simile anche per altri) il tasso di natalità è in costante calo. Pensate che negli anni 80 c’erano 11,3 nati ogni 1000 abitanti. L’anno scorso 6,3 cioè circa la metà. Questo fatto ha una serie di implicazioni economiche e sociali enormi che già si vedono da anni nella nostra società.

Intanto è evidente che una società che invecchia pone un problema di ricambio generazionale. Mancano risorse intellettuali, manuali, economiche per garantire la continuità ad un Paese. Basti solo pensare alla questione delle pensioni. Senza i contributi dei giovani che lavorano quelli che vanno in pensione non avranno copertura finanziaria. Ma poi si pensi ai costi sanitari, sociali per assistere una popolazione sempre più vecchia e sempre più sola.

E’ inoltre evidente che si riduce il potenziale innovativo di una società. Nel caso italiano la cosa è aggravata dal fenomeno della fuga dei giovani che cercano lavori più stabili e meglio retribuiti all’estero.

Si tratta evidentemente di un problema enorme, complesso che interessa un po’ tutte le società occidentali. Ma quello che colpisce è l’assoluta assenza di un progetto di rilancio non solo della natalità ma più in generale della demografia dell’Italia.

A mio modesto avviso ci sono due piani su cui questo problema dovrebbe essere affrontato:

  • un’ ottica di breve-medio periodo con misure concrete che potrebbero portare benefici nel giro di qualche anno.
  • un’ ottica di lungo periodo

Per quanto riguarda il lungo termine la questione è molto complessa perchè ha a che fare con i mutamenti profondi della nostra società negli ultimi 20-30 anni. Soprattutto quello che è andato in crisi è il ruolo della famiglia come centro di riferimento e motore sociale.
Senza andare a scomodare la famiglia rurale di 80-100 anni fa con i figli che rappresentavano la “materia prima” per garantire il sostentamento economico dei genitori, anche la famiglia degli anni 60-70-80 aveva comunque un ruolo importante.

Ora l’evoluzione del mercato del lavoro che spinge all’indipendenza le donne e i giovani, la parcelizzazione dei rapporti umani, la mobilità soprattutto delle nuove generazioni sono solo alcune delle cause della “crisi” della istituzione familare. Centrano molto anche i social media e internet in generale che facilita le relazioni a distanza ma rende sempre più rari i rapporti umani diretti.
Quindi su cosa lavorare? Il piano principale secondo me è quello culturale e sociale. Non si può riportare indietro le lancette della storia economica questo è certo; ma si può faciltare la creazione di nuovi tipi di comunità basate ad esempio sull’autoproduzione energetica e sulla sostenibilità alimentare. Ricreare una solidarietà partendo dai valori basici del sostentamento reciproco e della protezione dalle avversità atmosferiche, anche in relazione alle devastanti conseguenze del cambiamento climatico.
In questo contesto la creazione di nuclei famigliari diventa più facile, direi quasi naturale. Queste comunità potrebbero poi farsi carico delle esigenze degli anziani, come d’altronde succedeva nelle società rurali.
Peraltro in molti casi non è nemmeno necessario creare dei nuovi centri per queste comunità; ci sono centinaia, migliaia di borghi abbandonati o semi-spopolati in campagna e soprattutto in montagna che potrebbero essere utilizzati allo scopo. In questo caso il ruolo dello Stato potrebbe essere quello di garantire le infrastrutture fisiche (reti acqua, fognature, gas, elettrica) e tecnologiche (connessioni). Per quanto riguarda il lavoro, oltre alla produzione di energia e alle attività agricole ed artigianali, ci sono tutte le potenzialità ad esempio del turismo sostenibile e del lavoro da remoto. Senza contare le attività collegate con la ristrutturazione delle abitazioni.

Scendendo sul piano più pratico di misure concrete, qui sotto un elenco non particolarmente originale di azioni messe già in atto da altri paesi che riescono quantomeno a contenere il problema demografico:

  • come in Alto Adige incentivi finanziari alle coppie, come ad esempio contributi casa a fondo perduto
  • aumento del sostegno ai genitori ad esempio portando ad un anno di età del bambino il periodo di copertura al 100% della maternità
  • aumento degli asili nido con copertura dei costi maggiore da parte del pubblico
  • salario minimo garantito ed agevolazioni fiscali per i primi anni di lavoro dei giovani (detassazione). Aumento dei minimi contrattuali in tutti i settori con facilitazioni per le imprese che premiano i giovani
  • attrarre giovani dall’estero, sia per quanto riguarda i lavori manuali che quelli intellettuali. Quindi facilitare l’immigrazione aprendo dei canali agevolati con i paesi più poveri, curando la formazione in loco dei giovani che verranno a lavorare in Italia e aumentare in quantità ed in valore le borse di studio per universitari e ricercatori. Questo contribuirà anche a trattenere in Italia cervelli altrimenti destinati a fuggire
  • quanto detto più sopra riguardo alla ripopolazione dei centri rurali e montani si adatta benissimo anche a giovani immigrati opportunamente formati fortemente motivati a darsi da fare. Peraltro mi risulta che alcuni esperimenti in questo senso siano già stati avviati.
  • contributo di solidarietà delle pensioni più alte (ad esempio sopra i 3.000 euro) del 2-3% che vada ad un fondo per garantire le pensioni dei giovani

Chiaramente si tratta di un elenco non esaustivo. Io vorrei trovare in Italia un partito che abbracci almeno in parte queste misure. Per motivi vari e soprattutto per mancanza di coraggio nessuno si fa avanti. E il nostro paese è destinato alla decadenza.

 

 

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