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Published on Novembre 9th, 2020 | by Luca Serri

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La fondazione Trussardi promuove l’arte di Kjartansson

“Un’opera concettuale, una celebrazione del potere dell’immaginazione”: così Ragnar Kjartansson definisce “The Sky in a Room”, l’opera portata a Milano grazie a Beatrice Trussardi e Massimiliano Gioni.


Un incontro artistico altamente simbolico tra Gino Paoli e l’artista islandese Ragnar Kjartansson: questo è il cuore dell’opera “The Sky in a Room”. Il progetto, presentato nel 2018 a Cardiff e oggi fortemente voluto a Milano da Beatrice Trussardi e Massimiliano Gioni, assume nuovi significati nella Chiesa di San Carlo al Lazzaretto di Milano: un luogo strettamente legato alle epidemie, di cura e assistenza dei malati, che fu poi restituito alla città solo nel 2017, in seguito al restauro finanziato da Fondazione Rocca.

L’opera, inserita nell’ambito delle iniziative promosse da Fondazione Nicola Trussardi, è un omaggio al coraggio e alle sofferenze degli italiani durante l’anno del Covid-19. Beatrice Trussardi, alla guida della Fondazione dal 1999, porta avanti l’idea di arte “nomade”, immersa nella città di Milano e fruibile da tutti i cittadini. Negli anni si sono susseguiti decine di progetti diventati iconici, tra installazioni urbane e incursioni a cielo aperto pensate appositamente per portare l’arte contemporanea ai milanesi, e con cui la Fondazione ha contribuito a riscoprire e valorizzare luoghi dimenticati della città.

Jeremy Deller, Ibrahim Mahama, Ragnar Kjartansson: sono solo alcuni degli artisti che hanno collaborato con la Fondazione Nicola Trussardi per realizzare la visione di arte “nomade” portata avanti dalla Presidente Beatrice Trussardi e dal Direttore Artistico Massimiliano Gioni. “The Sky in a Room”, in particolare, è stata immaginata come un poetico memoriale contemporaneo in ricordo dei dolorosi mesi trascorsi in quarantena. Cantanti professionisti si alternano nella Chiesa di San Carlo al Lazzaretto suonando l’organo e cantando Il Cielo in una Stanza, di Gino Paoli: il brano viene ripetuto ininterrottamente per sei ore al giorno, come una dolce e malinconica ninna nanna.

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