La rivoluzione silenziosa del lavoro
Le sterili polemiche sui dati del mercato del lavoro non raccontano il trend di cambiamento silenzioso ormai in atto da anni. Frutto di processi profondi su cui nessuno ma proprio nessuno ha mai provato nemmeno lontanamente ad incidere: la globalizzazione, la robotizzazione, lo spostamento del reddito verso l rendite e da ultimo l’utilizzo massiccio dell’intelligenza artificiale
Dunque è possibile dire che il mercato del lavoro va bene in Italia ? (ma ragionamenti simili si potrebbero fare per molti altri paesi occidentali). Se guardiamo ai numeri puri, al dato quantitativo si potrebbe essere indotti a rispondere di sì, visto che il tasso di disoccupazione è diminuito e il tasso di occupazione – pur rimanendo basso a livello europeo – è salito.
Ma questi numeri nascondono una realtà molto complessa, che deve essere descritta in modo qualitativo, parlando con le persone e osservandone il progressivo impoverimento.
Per cominciare a fare un’analisi qualitativa – giusto per smentirci – partiamo da due dati di fatto:
- Il tasso di povertà è aumentato peraltro da circa 20 anni è quasi raddoppiato, sia qualla assoluta che quella relativa. Circa il 15% delle persone in Italia non vive in modo decoroso, privandosi spesso di beni o servizi essenziali come ad esempio le cure per la salute
- La produzione industriale in Italia è in calo da 25 mesi consecutivi, interessando più o meno tutti i settori ma in maniera pesantissima il metalmeccanico, il tessile-abbigliamento.
Sgombriamo subito il campo alle polemiche politiche. Su questi trend globali questo governo come quelli precedenti si è dimostrato del tutto impotente. Questo governo ha la colpa molto grave di raccontare alla gente una realtà finta, che non esiste.
Ma cosa sta dunque succedendo? Perchè il lavoro pur non mancando è sempre più povero, non consente nemmeno ad una famiglia con due redditi da operaio e/o impiegato di vivere decentemente ? Sì la responsabilità è anche dell’inflazione, del costo dell’energia che sono però fattori contingenti.
I fattori carsici che stanno letteralmente stravolgendo il mondo del lavoro e la società sono appunto quelli innescati dai macro fenomeni che abbiamo accennato sopra: globalizzazione dei mercati (nonostante i pietosi tentativi di Trump con i suoi dazi), l’automazione del processo industriale ma anche di processi immateriali che richiedono sempre meno uso di manodopera, la “finanziarizzazione” dell’economia ovvero i grandi capitali investiti in asset finanziari come fondi e altro che determinano uno spostamento evidente del reddito dal lavoro e dal capitale produttivo verso il capitale finanziario.
Per spiegare le conseguenze di questi macro-fenomeni ricorriamo a due piccole storie tratte dalla realtà, che sono molto simili a centinaia di migliaia di altre storie nel nostro Paese (ma non solo).
La prima storia ha come protagonista Franca (nome di fantasia). Franca fino a circa 10 anni fa lavora in un piccolo laboratorio che fa lavorazione per conto terzi, in particolar modo per una grande azienda del settore della meccanica. Ha un lavoro a tempo pieno, una paga discreta che sommata a quella di operaio del marito le consente di vivere in modo dignitoso pagandosi anche un mutuo.
Ad un certo punto la piccola fabbrica quasi dal giorno alla notte chiude per mancanza di lavoro. L’azienda committente ha deciso di afffidarsi per le lavorazioni esterne a dei terzisti in Turchia e in Romania dove la manodopera costa meno della metà.
A questo punto per Franca comincia un lungo peregrinare alla ricerca di un nuovo lavoro. Nel frattempo ha anche la sfiga di doversi separare aggiungendo problema a problema perchè nel frattempo anche il marito ha perso il lavoro per una causa simile. Per poter in qualche modo andare avanti Franca è costretta ad accettare un lavoro come donna delle pulizia in una cooperativa dove viene pagata 6 euro l’ora lorde per 20 ore la settimana. Poi per arrotondare è costretta ad andare a fare servizi in nero in giro per le case, ovviamente senza nessuna tutela, senza contruibuti ad esempio. Ecco lei nel giro di poco tempo è diventata una lavoratrice povera, anche perchè nel frattempo l’inflazione ed il Covid hanno fatto il loro. Deve farsi aiutare economicamente dai vecchi genitori per andare avanti e mantenere la figlia (nel frattempo il marito…non pervenuto)
La seconda storia ha come protagonista Peppino. Peppino dieci anni fa è un uomo di 52 anni che ha un suo piccolo furgone e fa trasporti conto terzi; un cosidetto “padroncino”. Fa trasporti a breve-medio raggio sia per conto di ditte che privati, lavora sodo ma a fine mese porta a casa un reddito decente che gli consente di vivere con la famiglia, moglie (che non lavora) e due figli alle elementari.
Succede però che sta arrivando la rivoluzione dell’e-commerce e gradualmente grandi player come Amazon cominciano a prendersi fette di mercato sempre più significative mettendo in grave difficoltà piccoli trasportatori come Peppino. Che ad un certo punto capisce che non ce la fa più. Prova a chiedere di lavorare in fabbrica ma lo considerano troppo vecchio; a questo punto è costretto ad accettare un offerta da parte dell’odiato Amazon che oltre ad imporgli condizioni di lavoro al limite dello sfruttamento per orari, turni, etc gli paga uno stipendio da fame che è meno della metà del reddito che aveva quando era autonomo (e felice).
Questo significa che la moglie con i figli ancora relativamente piccoli è costretta a trovarsi da lavorare, accettando anche lei un lavoro part-time in un’altra azienda di logìstica con una paga da fame. Per arrotondare alla sera 2 volte alla settimana fa la barista fino all’una di notte pagata 10 euro all’ora in nero. I figli li vede poco e male e questi crescono con più di qualche problema a scuola e di comportamento.
Ecco queste due storie che sono ripeto molto simili a tante tante altre spiegano molto meglio di tanti discorsi che cos’è questa rivoluzione silenziosa. Da un punto di vista macro, dei numeri, le due storie portano ad un incremento dell’occupazione perchè c’è una donna in più nel mercato del lavoro e Peppe risulta comunque occupato.
Putroppo di storie come queste i nostri governanti non si interessano; resta la fatica, la frustrazione di tanta gente e una società che si sta sempre più digregando ed impoverendo.
