Le nuove coordinate degli elettori
La stragrande maggioranza di giornalisti, analisti e commentatori vari insistono ad utilizzare le categorie della “destra” e della “sinistra” per analizzare le tendenze degli elettori e poi le politiche dei partiti dei vari Governi. Sono ormai logore e non descrivono più la realtà. Che è molto più complessa.
Il voto americano recente e la sua analisi da parte di istituti seri di ricerca ci conferma che la vittoria di Trump non può essere etichettata semplicemente come “di destra”. Ci sono elettori che hanno votato Trump che 4 anni fa avevano votato Biden. Ci sono elettori giovani di colore e soprattutto ispanici che sono d’accordo con le politiche economiche dell’amministrazione Biden di “sinistra” (hanno fruito di sanità gratuita e sussidi vari) ma hanno votato Trump. E allora?
Potremmo azzardare dicendo che oggi il posizionamento degli elettori viaggia su assi plurimi che poco hanno a che fare con le definizioni storiche di “destra” o “sinistra” e forse nemmeno con “conservatore” o “progressista”. Storici esponenti conservatori del partito repubblicano come Dick e Liz Cheney hanno fortemente sostenuto la candidada Dem Kamala Harris, con il risultato che abbiamo visto.
Si dice che il voto oggi è polarizzato, nel senso che sembra esserci poco spazio per le idee moderate o di tipo compromissorio. La sparizione o quasi dei partiti di “centro” nella maggior parte dei paesi occidentali ne è un sintomo evidente.
Oggi molti elettori votano “contro” un certo modo di vedere la realtà e di descriverla. Spesso semplificando e banalizzando i problemi e accusando l’avversario “a prescindere”.
Ad esempio negli USA negli ultimi 10-12 anni si è imposta una cultura “progressista” che partendo da giuste istanze di rifiuto del razzismo, del bullismo, del sessismo e violenza contro le donne, della non accettazione della diversità sessuale, è arrivata ad elaborare delle teorie che tendono a ghettizzare o irridere persone che non la pensano totalmente come loro. Basta che uno osi dire che esistono delle diversità biologiche e psicologiche tra uomo e donna che scatta subito il bando, l’esclusione anche all’interno degli ambienti universitari dove questa ideologia “Woke” è nata.
Tutto ciò ha influenzato molti politici soprattutto democratici che hanno permeato le loro politiche di questa ideologia arrivando a dei comportamenti che hanno creato problemi oggettivi. Non bisogna ghettizzare ed emarginare, e così si creano centinaia di migliaia di disperati ed homeless. Non bisogna limitare l’immigrazione anche clandestina ed ecco arrivare un mucchio di disperati che vanno a creare numerosi problemi di criminalità, droga, etc in molte città americane. E si potrebbe continuare.
Quindi uno degli assi sul quale si sono mossi gli elettori americani è stato “Woke” – “No Woke“.
Un altro asse contiguo al precedente riguarda le cd “elite” (culturali, dell’informazione tradizionale, etc) ed il “popolo“. Se sei dalla parte del popolo devi detestare i professori universitari, i mezzi di comunicazione tradizionali come TV e giornali tradizionali. Per definizione per una parte importante degli americani – sicuramente la meno istruita ma non solo – questi soggetti sono contro il popolo e quello che dicono è menzogna. Sono in combutta con “la finanza internazionale”, con “i poteri occulti” etc etc.
Queste persone si informano (o pensano di informarsi) su canali diversi da quelli tradizionali. Se va bene sui social network, oppure su canali Telegram o altri meno noti. O ascoltano influencer e podcaster “fuori dal coro”, che danno spazio a teorie complottiste e negazioniste che in menti così limitate trovano terreno fertile.
Un altro asse della polarizzazione riguarda le problematiche ambientali. Da un lato una certa corrente di informazione e politica che, partendo da studi scientifici autorevoli che preconizzano un futuro catastrofico causa l’aumento delle emissioni di gas serra e delle sue conseguenze, arrivano a postulare azioni politiche molto forti, estreme che riguardano la vita di tutte le persone. Come ad esempio la fine delle auto a combustione per il 2035 oppure l’obiettivo di Zero emissioni delle abitazioni entro il 2050, con obiettivi intermedi molto strimgenti di riduzione per gli edifici più vecchi (classe G). Queste politiche se teoricamente sono assolutamente comprensibili e direi doverose, dsi scontrano però con le difficoltà prima di tutto culturali (di comprensione del fenomeno) e poi economiche di ampie fascie della popolazione. Si sviluppano così per contrapposizione movimenti di opinione negazionisti che mininizzano i problemi del climate change e osteggiano tutte le politiche di riduzione delle emissioni che comportino anche il minimo “prezzo” per il popolo.
E potremmo andare avanti per molto a trovare sempre nuovi assi sui quali si muovono gli elettori sempre più frastornati da un mondo complesso, con sfide assolutamente non rinviabili e nei confronti del quale spesso ci si rifugia soltto la sabbia per non vedere. Dall’altra parte la furia ideologica e iconoclasta dei puristi non aiuta certo a far comprendere a queste persone cosa sta realmente accadendo.
