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Published on Dicembre 11th, 2014 | by Redazione MG News

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E-commerce italiani, la spedizione non è gratis e la registrazione è obbligatoria.

Scarso orientamento al cliente dei portali di e-commerce italiani. 82% di essi obbliga alla registrazione e carica all’utente le spese di spedizione del reso.

Secondo una ricerca realizzata da Idealo, che ha analizzato i 50 e-commerce più importanti nei principali paesi europei, l’Italia (come d’altronde la Francia) non brilla per orientamento al cliente.

Sono stati analizzati alcuni parametri del servizio che spesso rappresentano un fattore di blocco per l’utente che quindi abbandona più facilmente l’acquisto online.

Ecco in sintesi i risultati emersi nelle aree oggetto dello studio:

  1. La possibilità di acquistare online senza registrarsi – “Guest check-out”: basta un’email valida e i dati di spedizione/pagamento e…oplà il prodotto è nel carrello. Succede in buona parte dei portali polacchi (70%) e tedeschi (60%). Mentre per italiani (18%) e ancor di più per i francesi (4%) la registrazione è un obbligo. “Come farò a ricordarmi la password magari dopo un anno?”
  2. Le consegne gratuite: secondo un recente studio il 28% degli utenti di e-shop si è ritirato causa spese di spedizione troppo alte (magari a fronte di un acquisto di importo modesto). In questo caso UK e Francia, Polonia hanno i dealer più generosi – 70% e oltre offrono consegne gratuite – mentre il braccino più corto ce l’hanno gli italiani con solo il 40%.
  3. Tempi di recesso: anche qui i più generosi sono gli inglesi. Ben il 66% degli e-commerce offre tempi di recesso superiori alle due settimane obbligatorie per legge. E anche qui l’Italia non brilla con solo il 15% degli operatori che consente più tempo per ripensarci.
  4. Costo spedizione del reso: anche questo è un fattore particolarmente urticante per l’utente che pensa: “Se il prodotto non è come me l’aspettavo mi tocca anche pagare per restituirlo”. Qui i tedeschi sono decisamente i più orientati al cliente con ben l’80% degli e-shop che si accolla le spese di reso. Gli inglesi si difendono con il 50% mentre sono sempre gli italiani il fanalino di coda con solo il 18% di operatori che pagano le spese di reso.


Redazione MG News


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