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Published on Marzo 6th, 2024 | by Redazione MG News

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Cambiamento climatico come ci raccontiamo balle

Nessuno di noi è esente. Chi con maggiore conoscenza e consapevolezza chi in quasi totale ignoranza, ognuno ha i suoi modi di nascondersi la realtà. Questo vale in particolar modo per il cambiamento climatico. Vorrei vedere con voi alcuni meccanismi psico-sociali e “culturali” che ci spingono a sottovalutare in modo drammatico questa realtà

Quando la realtà è troppo brutta da vedere escogitiamo mille modi per nascondercela. Il cambiamento climatico che sta interessando questi ultimi decenni il nostro pianeta è un fenomeno così grave, pervasivo e veloce che ci sta tutti spiazzando. E ci sono dei meccanismi, a volte banali, altre volte più raffinati e insinuanti che ci “bendano gli occhi ” e ci consentono di andare avanti con speranza spesso irragionevole.

Intanto il dato di fatto incontrovertibile ormai confermato da tutti i principali scienziati del clima è CHE NON RIUSCIREMO A MANTENERE L’AUMENTO DELLE TEMPERATURE SOTTO 1,5 GRADI RISPETTO ALL’ERA PRE-INDUSTRIALE. Per la semplice ragione che ci siamo già arrivati (prima del previsto).

Come dice il servizio di rilevazioni europeo Copernicus: “Dal 1 febbraio 2023 al 31 gennaio 2024 la temperatura media globale ha superato di 1,52 gradi quella del periodo 1850-1900”. Quindi non tutti i giorni sono stati superiori ai 1,5 gradi rispetto alla media, ma siamo sulla “buona” strada.

In particolare gennaio 2024 “è stato il mese di gennaio più caldo da quando sono cominciate le rilevazioni, superando di 1,66 gradi la media dell’era preindustriale“.

Ecco qui cominciano le considerazioni che riguardano le percezioni individuali e come possano distorcere la realtà.
Il sottoscritto che non può certo considerarsi un negazionista climatico si è trovato a pensare: “Beh questo inverno non è stato male, assomiglia agli inverni di una volta. Precipitazioni, neve, freddo. Un vero inverno”.  E come me tante altre persone. Ecco se io non mi fossi preoccupato di prendere informazioni da fonti autorevoli sarei uscito da questo inverno con un senso di sollievo, seppur momentaneo.

E invece come abbiamo visto le cose sono andate in modo diverso. Tanto per completare il quadro febbraio è stato il mese più piovoso da più di quant’anni almeno nel nord Italia. Con inondazioni e situazioni di disagio diffuse in varie zone d’Italia e non solo. Anche questo fenomeno estremo è segno del cambiamento climatico. Eppure a prima vista il senso comune porta a dire: “Bene pioggia così i campi ne hanno beneficio e accumuliamo scorte per la stagione estiva”. Non è ovviamente così perchè troppa pioggia fa male all’agricoltura e la pioggia caduta – se non raccolta – si perde inesorabilmente.

Quindi punto primo: percezione individuale distorta.

Il secondo punto fa parte di un meccanismo tipico della mente umana e che possiamo definire “autoinganno“. Ovvero quando una realtà è troppo brutta da vedere o da affrontare facciamo finta che non esiste ed invece di informarci maggiormente su di essa, facciamo come gli struzzi e mettiamo la testa sotto la sabbia. Questo meccanismo viene anche definito “ragionamento motivato” perchè spinge i negazionisti a giustificare in termini razionali azioni che invece non hanno una giustificazione razionale, ma sono invece dettate dalla paura. Facciamo un esempio: “non installo i pannelli solari perchè tanto so che la mia caldaia a gas è efficiente e non è certo lei la causa del cambiamento climatico

Ebbene un recente studio condotto da un’équipe di scienziati della University of Bonn e dell’Institute of Labor Economics ha evidenziato che anche l’autoinganno non è sufficiente per giustificare i comportamenti dei negazionisti. Teniamo conto che in Italia – ma altri stati stanno peggio – secondo dati Censis il 16,2% della popolazione nega l’esistenza del cambiamento climatico ed almeno altrettanti pensano che il suo contrasto non debba essere una priorità politica.

Ma torniamo allo studio. I dati dimostrano che esiste un meccanismo ancora più subdolo e più difficile da smantellare dell’auto-inganno: si tratterebbe di una vera e propria identità politica e sociale. Ovvero io mi dichiaro negazionista perchè sono fideisticamente convinto che il cambiamento climatico non esista e niente e nessuno è in grado di modificare questa posizione. Nemmeno la presenza di fenomeni o dati eclatanti convince questo target di persone.

Potremmo dire che il fatto di appartenere a questa minoranza di persone fa sentire queste persone in qualche modo protagoniste. Come “oppositrici” alle teorie imperanti, alla oppressione degli stati e dei media, allo strapotere delle multinazionali, etc
Si tratta quindi di un negazionismo climatico di stampo ideologico, forse il più pericoloso. Perchè praticamente impossibile da smontare con motivazioni razionali.

Come convincere un cinese nella Cina di Mao che il comunismo era un regime oppressivo, antidemocratico. Oppure un cristiano delle origini che Dio non esisteva.

 

 

 

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