Analisi economico-politiche

Published on Settembre 22nd, 2025 | by Redazione MG News

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Radicalizzazione e partigianeria come uscirne?

Un dialogo tra sordi, l’una parte contro l’altra armata…. potremmo continuare all’infinito con le metafore. Ma il concetto è quello: sempre più la politica è vista come una guerra contro un nemico da abbattere piuttosto che come un confronto con un avversario con cui discutere.

I diversamente giovani forse si ricordano delle Tribune politiche degli anni 70-80, con conduttori storici come Jader Jacobelli, Ugo Zatterin, Willy De Luca. Era un format in cui ciascun candidato politico aveva uno spazio per esprimersi rispondendo in un tempo determinato alle domande dei giornalisti. Nessuna possibilità di sterili polemiche al massimo un breve diritto di replica. La sensazione che se ne ricavava era di idee diverse a volte opposte ma esposte in modo civile in cui l’avversario non poteva essere demonizzato come accade oggi. Il tempo si usava per esporre le proprie idee, i propri progetti, non per distruggere l’altro

Erano le idee a prevalere. Come sappiamo oggi siamo andati da tutt’altra parte. Non ci sono tempi fissi, ciascun programma anche di intrattenimento può diventare l’occasione buona per fare campagna elettorale magari senza contraddittorio.
Quando si incontrano (scontrano) politici o opinionisti di differente tendenza l’obiettivo principale è delegittamare l’avversario, puntando spesso su argomenti non verificati, ma che hanno magari avuto peso nei media, soprattutto nei social media.

E andiamo subito al cuore del problema. Ciò che sta creando grandi divisioni non solo tra le parti politiche ma ancor di più in quella che una volta si definiva “opinione pubblica”- che non esiste più, piuttosto ci sono N fazioni – è proprio la contrapposizione che si crea, spesso alimentata ad arte, nel web e nei social media.

Qualunque argomento è buono per prendere una posizione in favore di qualcuno o di qualcosa, ma più spesso CONTRO qualcuno o qualcosa. E non perchè la gente sia particolarmente interessata all’argomento ma per il gusto di “mostrarsi” PRO o CONTRO una certa questione o PERSONAGGIO.

Un esempio plastico di questa tendenza ormai radicatasi ce l’abbiamo con l’evento recente dell’assassinio  dell’attivista di destra estrema americano Charlie Kirk. Sfido chiunque non fosse un esperto di cose americane, un giornalista dagli USA, o un politologo a dire “Io conoscevo le idee, le attività di Kirk” prima dell’attentato del 10 settembre. Nessuno le conosceva perchè a quanto abbiamo letto in questi giorni si tratta di un episodio violento tipicamente americano successo putroppo centinaia e centinaia di volte. Frutto di una società malata, soprattutto malata di violenza. La violenza verbale di cui erano intrisi i discorsi di Kirk e che per quanto possiamo criticare gli esponenti di destra di  casa nostra – ci è estranea.

Ciononostante in primis i politici ai più alti livelli (si fa per dire…) fino poi a scendere ai leoni da tastiera del web hanno vestito i panni di grandi fan o grandi avversari di Kirk e delle sue idee arrivando a glorificarlo da una parte e a demonizzarlo dall’altra.

Che tipo di contributo possono dare questi improvvisati esperti, sostenitori, tifosi per migliorare la comprensione di un fenomeno così complesso e lontano? Nessuno. Possono però continuare ad alimentare il clima di contrapposizione frontale che caratterizza questi tempi malsani.

Ci sono delle responsabilità per la creazione di questo clima di intolleranza, direi a volte di odio spesso costruito sul nulla? Sì ci sono e sono tante. Io però mi soffermo solo su un attore sicuramente responsabile, anzi bisogna parlare al plurale di attori.

Sono coloro che gestiscono i social media, le piattaforme online, le chat i blog dove vi è una precisa regola utlizzata dagli algoritmi per mostrare i contenuti.Ovvero ci mostrano praticamente solo gli interventi, i post, i commenti di persone che la pensano come noi. Confermandoci mille volte nella convinzione di avere ragione e trovando mille motivazioni – offerte dai nostri simili – per giustificare la validità delle nostre idee e la stupidità (o peggio) di quelle dell’ “altra parte”.

Cominciamo allora con cambiare queste regole: mostrando su un certo argomento le opinioni più varie ed eliminando alla radice chi non ha niente da dire ma vuole solo istigare all’odio e alla violenza verbale.

Secondo voi è poco? No non è poco ma tranquilli non succederà. Ci sono troppi interessi politici ed economici…

 

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