Analisi economico-politiche

Published on Gennaio 28th, 2025 | by Redazione MG News

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Fuga dei giovani un fallimento dei nostri Governi

Le statistiche ufficiali parlano di 550.000 giovani espatriati dal 2011 al 2023 ma in realtà stime accurate della Fondazione Nord Est parlano di circa 1.500.000 ragazzi che hanno lasciato il nostro Paese per motivi di studio/lavoro. Vediamo il loro profilo, con delle sorprese.

Sapete quanti migranti sono arrivati in Italia in dieci anni ? Circa un milione. Più o meno nello stesso periodo dall’Italia sono espatriati 1.500.000 giovani (circa il triplo delle stime ufficiali). Quindi secondo voi qual’è la vera emergenza ?
Soprattutto se facciamo tuttta una serie di considerazioni, la risposta alla domanda di cui sopra diventa naturale.

  • L’ Italia ha un bisogno folle di giovani. C’è l’inverno demografico che può solo acuirsi con questi numeri. Ci sono molte professioni nel mercato del lavoro, sia di medio-basso che di alto profilo, che sono praticamente introvabili, perchè i giovani italiani che potrebbero ricoprire quei ruoli hanno trovato migliori occasioni all’estero.
  • L’ Italia ha anche un grande bisogno di nuove forze lavoro, sia per i motivi di cui sopra, sia per garantire che i contributi di oggi possano pagare le pensioni di domani (al  momento la situazione è totalmente squilibrata). Quindi i migranti dovremmo tentare di attrarli non di respingerli.
  • La vulgata secondo la quale dall’Italia vanno via solo i cd “cervelli” cioè coloro che escono per motivi di studio, per ricerca o per coprire ruoli apicali è sbagliata.
    Pensate che ben il 65% dei giovani che hanno lasciato l’Italia ha la licenza media o quella di scuola media superiore. Questi sono andati via principalmente per motivi di lavoro a ricoprire spesso mansioni di medio-basso profilo ma con uno stipendio nettamente superiore e con prospettive di crescita sconosciute qui.
  • Un’ altra credenza da sfatare è che i giovani vadano via dall’Italia principalmente per motivi economici. Questo fornisce un alibi per le aziende che dicono “Non possiamo pagare di più, il costo del lavoro è troppo alto“. In realtà la Fondazione Nord Est individua due profili ben distinti tra i giovani expat: gli svantaggiati e gli avvantaggiati. I quali, visti dal punto di vista della spinta ad andare all’estero, possono essere anche battezzati come “emigrati per necessità” e “emigrati per scelta”. Se è vero che il 26% dei primi emigra per cercare “migliori opportunità di lavoro”, è altrettanto vero che tra gli emigrati per scelta (di profilo socio-culturale più alto) spicca l’importanza delle opportunità di studio o formazione (29,6%).
  • A conferma di quanto detto sopra, lo studio della FNE dimostra che circa 130.000 giovani stanno svolgendo all’estero mansioni per le quali in Italia non si trova personale. La qual cosa rappresenta un grave vulnus per lo sviluppo e financo la sopravvivenza delle nostre imprese.

A questo punto la risposta alla domanda “qual’è la vera emergenza ?” è persino banale. Bisognerebbe cercare in tutti i modi di bloccare questa emoraggia e anzi trovare modi per far tornare almeno una parte di questi giovani in Italia. Servono sforzi congiunti di imprese e Governo che in questi anni sono completamente mancati. Adesso si levano alti i lai degli imprenditori per la mancanza di manodopera e personale qualificato, mentre il Governo guarda altrove e spende 700 milioni di euro per degli inutili centri per detenzione di migranti in Albania.

E le cose che si potrebbero fare sono molte. Parlando solo del settore della Università/Ricerca basterebbe adeguare il valore delle borse di studio offerte alla media europea, aumentandone il numero esiguo rispetto al resto d’Europa e offrire ai borsisti a cui scade il contratto delle prospettive concrete di contratti a condizioni migliori, in modo che i ricercatori che hanno investito per 3/4 anni in Italia non si trovino costretti ad andare all’estero per mancanza di prospettive. Poi ci sarebbe anche un discorso ampio (che non apriamo) sulla qualità dei nostri atenei che rimane in genere bassa rispetto ad altri Paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti.

Credetemi un piano del genere costa molto meno dei 700 milioni di euro spesi per i centri di detenzione in Albania. Ma una politica seria per l’Università e la Ricerca non porta consenso. In un Paese destinato a questo punto ad un inevitabile invecchiamemto e declino.

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