Per Elly Schlein il referendum è un successo
Come sempre a seconda dei punti di vista, un’elezione o un referendum – come in questo caso – possono essere raccontati come un successo o una debacle. Credo che a differenza di quello che credono i più, gli ultimi referendum siano stati un successo per Elly Schlein, capiamo perchè
Facciamo una necessaria premessa. Erano tutti consapevoli i promotori del referendum che il quorum non sarebbe mai stato raggiunto. Dal 1995 l’unico referendum che ha ottenuto il quorum è stato quello del 2011 sull’acqua pubblica, tema di evidente grande interesse. Tanto per capirsi i referendum del 2022 sulla giustizia sponsorizzati dalla destra hanno raggiunto il 20%!!
Molti commentatori si sono sperticati, sia da destra ma aimè anche da sinistra (o presunta tale; se la Picerno è di sinistra io sono Garibaldi) a dire che il referendum è stato un fallimento, che la Schlein voleva regolare i conti all’interno del PD ma ha perso, etc etc
In realtà se analizziamo le cose con un minimo di razionalità e valutando lo scenario politico ad ampio raggio credo che invece Elly e tutto sommato anche il PD ci abbia guadagnato.
In primis guardiamo i numeri. Sono andati a votare circa 15 milioni di persone che considerando che non c’era concomitanza con nessun altra elezione, che non fossero i ballottaggi in pochi comuni, sono a mio avviso un risultato non banale di questi tempi. La nettissima predominanza dei SI suoi quesiti sul lavoro prevedibile ma non in questa misura dice che la molte persone riconoscono la grande centralità di questo tema. Forse alcuni quesiti che riguardano il tristemente noto Job Act di renziana memoria sono un po’ superati anche dalla giurispudenza, ma è evidente che la precarietà del lavoro è qualcosa che risulta ormai insopportabile. Non bastassero fenomeni più subdoli come i part-time involontari e i contratti pirata che, in mancanza di un salario minimo, mettono il nostro paese in fondo alla classifica per i livelli salariali.
Tra l’altro rimane attualissimo il quesito che voleva mantenere in capo all’azienda appaltante la co-responsabilità per la sicurezza sul lavoro dei lavoratori dell’azienda in sub-appalto che spesso – proprio per vincere le gare al ribasso – non rispetta le norme mettendo a grave rischio la sicurezza dei lavoratori, come dimostrano i centinaia di incidenti che capitano proprio nei cantieri dove lavorano le ditte in sub-appalto.
Un segnale di grande civiltà e di rispetto per chi fa lavori pesanti nel nostro paese, lavori che noi italiani non vogliamo fare, che studia e gioca con i nostri ragazzi, che ha solo la “colpa” di essere un immigrato. Abbassare il tempo necessario per avere la cittadinanza da 10 a 5 anni era a mio avviso una cosa dovuta. Facilitiamo la vita a queste persone che rispettano le nostre leggi, parlano la nostra lingua, pagano le tasse.
Ho fatto due conti: tenendo conto dei sondaggi fatti pre-voto e considerando come è andato il referendum sul quinto quesito, quello appunto sulla cittadinanza, si scopre che una maggioranza qualificata di italiani (il 58% secondo le mie stime) è favorevole a questo cambiamento. Questo è confermato anche dai sondaggi che riguardano il cd “jus scholae” che è una forma di riconoscimento della cittadinanza molto simile alla formula dei 5 anni. Circa il 70% degli italiani è favorevole a questa misura.
Poi la battaglia referendaria ha unito – seppur con qualche distinguo del M5S sulla cittadinanza – il fronte progressista che si è trovato unito a manifestare con il sindacato, o almeno con quella parte di esso che sembra avere ancora a cuore i diritti dei lavoratori…
Si dice spesso che i partiti progressisti si sono allantanati dalla forza lavoro; ecco in questo caso non è successo. Credo che questo si farà sentire anche a livello elettorale, magari non nel breve termine ma…
Elly Schlein ha poi vinto la sua personale battaglia all’interno del partito contro quella corrente ancora nostalgica di Renzi e del suo Job act. E’ del tutto evidente dal risultato ottenuto dai SI, anche se analizzato limitatamente agli elettori del PD che sono andati a votare, è nettamente favorevole alla linea della segretaria, mettendo definitivamente il soffitta la stagione renziana che verso il suo crepuscolo tanti danni ha causato al suo partito (e all’Italia).
Io sono convinto che la battaglia per i referendum abbia rafforzato la leadership di Schlein sia come candidata alla guida della coalizione progressista che come segretaria del PD. E’ chiaro che se ci fosse un referendum propositivo in Italia, la mossa giusta sarebbe stata quella di promuovere il salario minimo. Che a mio avviso avrebbe raggiunto il quorum ed i SI avrebbero stravinto. Ma purtroppo in Italia non è così…
Comunque cari gufi e becchini della democrazia che date per morto il referendum come istituto, le cose non stanno proprio così. E i 15 milioni che sono andati a votare sono solo il primo segnale del bisogno di partecipazione che emerge dalla società.
