La Lega si sta sbriciolando
Il fenomeno è iniziato già parecchio tempo fa. E direi che l’inizio della fine lo possiamo datare primavera del 24 quando Salvini per salvarsi per l’ennesima volta il culo ha candidato alla europee in neo-fascista Vannacci, allevandosi la classica serpe in seno che gli avrebbe dato il colpo di grazia.
Nel breve periodo Salvini ha limitato i danni di una comunque pesante sconfitta alle Europee. Poi ha cercato di barcamenarsi tra il protagonismo della Meloni che lo ha messo costantentemente in secondo piano e i crescenti malumori della sua base del Nord, per la deriva neofascista impressa con la nomina di Vannacci a vice-segratario e per il sostanziale fallimento del progetto di autonomia differenziata.
Finchè è arrivato il “tradimento”, ovvero l’uscita di Vannacci dalla Lega e la fondazione del nuovo movimento-partito Futuro Nazionale.
Da quel momento Salvini ha visto salire l’acqua verso il collo con la perdita nel giro di 2-3 mesi di circa 3 punti di consenso. Su tutti i temi cavallo di battaglia di Salvini, Vannacci la spara più grossa e lo mette costantemente all’angolo, costretto affannosamente ad inseguire. Inanellando una serie impressionante di brutte figure, non ultima quella in occasione del cd “caso Roggero” in cui ha invocato una grazia che non aveva senso chiedere prima ancora della pubblicazioni delle motivazioni della sentenza della Cassazione. Dove ha ipotizzato di candidare il gioelliere alle prossime elezioni, quando è noto che con una simile condanna Roggero è incandidabile.
Con un ansia di arrivare prima di Vannacci a commentare qualunque fatto si presti anche lontanamente ad una strumentalizzazione. Ma venendo poi smentito da chiunque e superato a destra da Vannacci che è sicuramente più furbo e abile di lui.
Il malcontento dei leghisti, sia a livello dirigenziale che alla base, è naturalmente in crescita; anche in regioni tradizionalmente fedeli alla dirigenza leghista si registrano malumori, litigi, fuoriuscite verso il partito di Vannacci ma non solo. Il flop in alcuni appuntamenti tradizionali del popolo leghista come il raduno di Pontida del 2025 aveva già segnato un minimo storico di partecipazione e si teme che quest’anno sarà anche peggio.
La domanda sorge spontanea. Cosa aspettano gli esponenti ancora dotati di carisma e di consenso come Zaia, Fedriga o Giorgetti a dare il benservito a Salvini ? A provare a rilanciare la Lega come partito del Nord visto che come partito nazionale ha sostanzialmente fallito e con la presenza di Vannacci le percentuali di consenso della Lega sotto la “linea gotica” sono da prefisso telefonico ?
Sono molti i veneti e i lombardi che pensano che ci vorrebbe maggior autonomia, soprattutto una maggiore autonomia fiscale per consentire alla Regione investimenti e spese adeguati alla sua forza produttiva. La battaglia è sicuramente difficile soprattutto dopo la pronuncia della Corte Costituzionale sul progetto di autonomia differenziata, ma non perduta definitivamente. L’idea di avere un’autonomia simile a quella di una Regione come il Friuli Venezia Giulia o il Trentino Alto Adige non è insensata e potrebbe avere un futuro.
E invece tutti fermi immobili a vedere… il cadavere della Lega passare sotto i loro occhi.
Per capire questo comportamento rinunciatario e passivo dei dirigenti leghisti forse bisognerebbe consultare un bravo psicanalista piuttosto che un analista politico…
