Sinistra, alla ricerca del modello perduto
Vince il giovane Mamdani a New York ed ecco prontamente la sinistra italiana adottare la vittoria altrui tentando di proporre l’ennesimo modello preso in prestito dagli altri per ottenere un successo sulla destra che al momento sembra nei fatti lontano
Il fronte progressista sembra a corto. A corto di battaglie comuni contro il governo di destra. A corto di un programma e di un candidato comune. A corto più in generale di idee. Lo dimostra questo continuo rincorrere i modelli di successo che arrivano dall’estero. Ultimo in ordine di tempo il neo sindaco di New York Zohran Mamdani che si dichiara socialista in una società dove anche solo pronunciare questa parola sembrerebbe bestemmiare in chiesa.
Eppure ha vinto e anche nettamente su un candidato anch’esso di origine democratica (Cuomo) ma sostenuto dall’establishment dei democratici e economico di NY e, udite udite, persino da Trump (piuttosto che vinca un comunista, ah ah ah).
Ed ecco pronto il fronte progressista in Italia – giornalisti in primis – a dire che anche noi dobbiamo fare come Mamdani per vincere.
Ma esattamente cosa significa fare come Mamdani? Intanto le elezioni americane erano per il sindaco mentre da noi si pensa già alle politiche del 2027. Poi anche se fosse, New York non è Milano nè tantomento Roma. E poi dove lo troviamo un Mamdami in Italia? Mettiamo un’inserzione su un giornale o sul web? Che suonerebbe più o meno così: “Cercasi candidato di origine ugandese con madre indiana, possibilmente regista di successo, che nel giro di qualche mese sia in grado di mobilitare 100.000 volontari che girano l’Italia porta a porta per presentarlo“. E’ chiaro che è una ricerca destinata al fallimento…
Perchè la questione è che bisogna trovare un candidato italiano magari anche di origine extracomunitaria (ma non è necessario) che in primis rappresenti le istanze di una parte importante della popolazione, istanze ignorate dagli attuali partiti. Ad esempio dei giovani che infatti in larga misura non votano, disertano le urne. Un candidato che abbia naturali doti di leadership e che catalizzi l’interesse in primis delle persone poi dei media. Che sappia fare delle proposte concrete e coraggiose per “invertire la rotta”, non pavide e incerte come quelle attualmente proposte dal fronte progressista. E le sappia comunicare in modo chiaro e senza esitazioni. Tanto per esemplificare: abbassare gli affitti nelle città, ridurre o rendere gratuiti i trasporti ai giovani, introdurre il salario minimo, agganciare i salari all’inflazione, introdurre una tassa sulle grandi ricchezze e bastonare finalmente gli evasori. Facilitare in tutti i modi il rientro dei nostri giovani dall’estero. E potremmo continuare. Candidato carismatico, programma forte e chiaro. Appoggio da parte di associazioni e società civile. E poi dei partiti che ci stanno ma senza farsi ricattare da nessuno su poltrone e poltroncine.
Ma questo candidato non nasce sotto un cavolo. Deve emergere spontaneamente dal nostro humus, deve essere in grado soprattutto di ricreare SPERANZA NEL FUTURO, un bene immateriale che manca tanto oggi e che Mandami a New York è riuscito a rigenerare.
