Analisi economico-politiche

Published on Febbraio 22nd, 2026 | by Redazione MG News

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Il sovranismo è arrivato ad un punto di svolta?

L’incontro è passato quasi sotto silenzio o comunque considerato una situazione di normale routine diplomatica. In realtà l’incontro tra il Segretario di stato USA Rubio ed il presidente ungherese Orban il 16 febbraio ha un significato molto rilevante che cercheremo di spiegare

Ci sono forti convergenze di interessi geo-politici tra l’amministrazione Trump e quella ungherese senza dubbio. Orban è la vera spina nel fianco dell’UE che blocca tutte le decisioni che vanno verso una maggiore integrazione politica e militare dell’Europa. Ed è il miglior amico di Putin del cui gas fra l’altro continua ad avere estremo bisogno. E’ dunque un perfetto alleato di Trump che persegue la disgregazione europea e punta ad un asse con Putin per dividersi le zone di influenza in Europa.

Ovviamente vi è anche una forte convergenza ideologica ad esempio sul tema della lotta ai migranti, o sarebbe meglio dire ai “diversi”, cioè tutti coloro che non sono bianchi, cristiani, eterosessuali, etc
Ma quello che sta succedendo in parallelo ai due regimi (sì anche per gli USA tocca parlare di regime) è che si stanno manifestando importanti segnali di indebolimento se non di implosione.

Questo alla vigilia delle elezioni politiche ungheresi di aprile dove per la prima volta dopo molti anni la vittoria del partito di Orban è messa in forte discussione. Il partito di opposizione Tisza della famiglia dei Popolari europei è dato in vantaggio nei sondaggi indipendenti.

Ovviamente Orban le sta tentando tutte per delegittimare gli avversari, dipingendoli come anti-patrioti, asserviti al potere di Bruxelles, etc. Stanno inscenando anche campagne di disinformazione online basate su video fasulli, creati con l’intelligenza artificiale,

Quello che Trump sta facendo ogni giorno, non solo contro i suoi avversari politici, la stampa, i Paesi che non sono proni alle sue decisioni – come ad esempio il Governo Meloni – ma anche contro le più importanti istituzioni degli Stati Uniti. E’ recente la pesantissima invettiva che Trump ha fatto contro la Corte Suprema americana che di fatto ha annullato gran parte dei dazi che gli USA hanno imposto contro moltissimi stati esteri, destabilizzando il commercio internazionale e le relazioni tra le nazioni.
Ecco questa decisione a nostro avviso (e non solo nostro) rappresenta simbolicamente un punto di svolta nel panorama politico americano. Segnala una estrema debolezza del Presidente americano ai minimi nella popolarità nei sondaggi (solo il 36% dichiara di approvare il suo operato – appena dopo le elezioni era al 51%) e che ha visto negli ultimi due-tre mesi una serie impressionante di vittorie di candidati democratici in elezioni locali o supplettive. Senza parlare delle forti manifestazioni in tutto il paese contro l’operato dell’ ICE la polizia anti migranti ed i suoi feroci crimini perpetrati anche contro cittadini americani.

I più fini analisti della politica americana sostengono che quando la Corte Suprema, organo fortemente politicizzato ben più della nostra Corte Costituzionale, comincia ad emettere sentenze contrarie al Presidente in carica, vuol dire che questo ha imboccato la china del tramonto (lo abbiamo sostenuto in un recente articolo).

Diciamo che per l’amministrazione Trump la prova elettorale è molto più avanti rispetto alle elezioni ungheresi. Infatti le elezioni di Mid term si svolgeranno in novembre. Ora a livello federale vengono eletti tutti e 435 membri del Congresso e rinnovato un terzo dei senatori (34 su 100). Chiaro che è ancora lontano e fare previsioni è azzardato. Però al momento chi usa sofisticati algoritmi che si basano sulla storia delle elezioni americane, sulla situazione economica attuale e prospettica, sulle elezioni appena svolte, sul trend dei sondaggi e su altre variabili significative, prevede una maggioranza netta dei democratici al Congresso e un quasi pareggio al Senato, dove soprattutto nelle ultime settimane non si esclude una possibile vittoria democratica.

Ecco che quindi i destini di queste due malsane autocrazie (USA e Ungheria) che stanno condizionando i destini dell’Europa e del Mondo sembrano in qualche modo collegati. Se dovesse succedere che Orban perde le elezioni politiche e Trump diventa un’anatra zoppa (Dem vincono alla Camera) o addirittura morta (maggioranza democratica anche al Senato), gli equilibri mondiali potrebbero spostarsi.. e non di poco. Sperare non costa nulla!

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