Internet e new media no image

Published on Dicembre 17th, 2004 | by Redazione MG News

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Contenuti digitali: quanto siamo disposti a pagarli?

Dopo gli anni gloriosi del boom della new economy, stanno tornando in auge temi a noi molto cari, quali la possibilità di ragionare sull’economicità dei contenuti digitali in rete e[…] Dopo gli anni gloriosi del boom della new economy, stanno tornando in auge temi a noi molto cari, quali la possibilità di ragionare sull’economicità dei contenuti digitali in rete e sulla loro effettiva fruizione da parte degli utenti della rete Internet. Tra i temi del dibattito, molto acceso in questi giorni, la cross medialità nella fruizione dei contenuti (internet non la fa più da padrona poichè vi sono nuovi media interattivi) e la disponibilità degli utenti a pagare per contenuti intelligenti e ritenuti utili.

Prima di addentrarci sul vivo della questione, una doverosa precisazione. Di editoria digitale si parla ormai da diversi anni: prima per ciò che viaggiava su cd-rom, in seguito per ciò che la grande rete Internet ci ha regalato. La fine del XX secolo ci ha regalato grandi novità in questo senso, non solo per ciò che riguarda la quantità di informazioni, ma anche per le modalità di fruizione ed i servizi collegati. Concetti di prodotto come edu-tainment ed info-tainment sono il frutto di questo tipo di sperimentazioni, come lo sono i concetti di ‘informazione personalizzata’ e di e-paper personalizzati. Molto si é detto e molto si é fatto, anche se negli ultimi due anni, molte esperienze in tal senso sono state minimizzate dai fatti congiunturali.

Oggi, finalmente, si torna a riflettere e parlare sull’importanza dei contenuti digitali e sulla loro appetibilità su un piano economico per i fruitori finali. Oggi i presupposti sul piatto sono interessanti ed aprono la strada per una nuova era di sviluppo. Primo fra tutti il pubblico degli utenti che navigano sulla rete: quattro anni fa eravamo in 12 milioni, oggi siamo ben 21 milioni di utenti (quasi il doppio). Un pubblico sicuramente più maturo e più esigente, ma per questo non meno disponibile. In secondo luogo, cambiano le modalità di accesso. Se quattro anni fa era solo Internet, oggi vi sono anche altri media digitali, quali il cellulare ed i palmari. Oggi si può effettivamente parlare di cross-medialità, in quanto lo stesso utente é sempre più soggetto, nell’arco di una giornata, ad accedere alle informazioni da diversi media, con differenze tra loro sostanziali.

Date queste premesse, due sono i temi che tornano prepotentemente alla ribalta, primo fra tutti il fatto che l’informazione possa essere percepita come un servizio, e secondo, ma non meno importante, quanto le persone siano disposte a pagare i contenuti digitali, fruiti da Internet piuttosto che dal proprio cellulare. In questo senso ci viene in aiuto un’interessante ricerca che é stata presentata in questi giorni a Milano dall’Ispo di Renato Mannheimer, nell’ambito del rapporto 2004 dell’Osservatorio Aie sull’editoria digitale. Secondo quanto emerge dalla ricerca, dei 21 milioni di utenti Internet italiani ben 17,8 hanno visitato un sito di informazione pura nell’ultimo semestre. La metà é disposta a navigare in siti a pagamento. E chi rifiuta di pagare pedaggio non cambierebbe idea (nel 75% dei casi) neanche in cambio di evidenti miglioramenti del servizio (come velocità di collegamento, aggiornamenti continui, semplicità d’uso maggiore).
L’Associazione italiana editori ha commissionato anche un’altra indagine, all’Istituto Iard Franco Brambilla, secondo la quale, invece, gli insegnanti italiani evidenziano una forte propensione all’acquisto di materiali didattici online. Il 42% dei rappresentanti del corpo docente intervistati si é detto disposto a pagare di tasca propria e un ulteriore 25% lo farebbe, se almeno le spese fossero detraibili. Gli altri segnalano comunque l’esigenza di avere a disposizione strumenti didattici online, meglio se interattivi, il cui onere di acquisto dovrebbe pesare sul ministero dell’Istruzione o sulle scuole.

Entrambi gli studi evidenziano, quindi, l’esigenza degli utenti Internet di navigare in una Rete più utile, tra notizie selezionate e utilizzabili anche per il proprio aggiornamento professionale. Il 44% degli intervistati dal team di Mannheimer sarebbe disposto a pagare per avere servizi avanzati di e-learning o di consulenza personalizzata. Sul fronte dell’informazione erogata via Web sui cellulari, invece, solo il 33% degli utenti di telefonia mobile al momento accede ai servizi informativi proposti dai gestori: la domanda potenziale c’é, dunque il mercato é ancora in buona misura da costruire. I vari media, comunque, dimostrano di integrarsi perfettamente nella vita degli italiani, senza fenomeni di cannibalizzazione eccessivi. Il 14% dei navigatori Internet italiani compra spesso libri online e il 34% li acquista sporadicamente; il 53% ritiene di essere ben informato sulle notizie dell’ultim’ora dalla tv e dal televideo, mentre il 61% ritiene che per verificare il significato di un termine serva poco Internet e occorra invece consultare libri e dizionari.

Entrambe queste ricerche hanno evidenziato l’importanza del servizio e della qualità nell’informazione erogata. Probabilmente questi elementi, essenziali anche quattro anni fa, non erano ancora così sviluppati come lo sono oggi e come lo saranno nei prossimi anni. Sicuramente, grazie a questi nuovi stimoli, si aprirà un nuovo corso legato all’informazione digitale, sicuramente molto avvincente ed interessante.


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