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Published on Febbraio 22nd, 2005 | by Redazione MG News

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Innovazione & ricerca come fattore chiave per lo sviluppo e la competizione internazionale

In occasione della presentazione di un master universitario a Padova, il 2 febbraio 2005 si è discusso sulla capacità di innovare da parte delle imprese del Veneto ma anche dell’Italia[…] In occasione della presentazione di un master universitario a Padova, il 2 febbraio 2005 si è discusso sulla capacità di innovare da parte delle imprese del Veneto ma anche dell’Italia in generale. Il master è intitolato “Gestione dell’Innovazione e Project Management”, è alla seconda edizione e viene finanziato da alcune imprese che, con l’ausilio dell’Università di Padova, intendono investire per reperire risorse umane capaci di apportare innovazione e una gestione competente dei progetti. Perché le aziende si muovono verso l’innovazione? Quante imprese sono propense ad innovarsi? Cosa significa per un’impresa ‘innovare’? La verità percepita da alcuni tra gli imprenditori presenti all’evento è che l’innovazione per un impresa è un fattore che, se coltivato e approfondito, diventa fondamentale nel tempo per il riposizionamento del proprio prodotto, per la ricerca di un vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti. I primi concorrenti a cui pensiamo sono i cinesi. Se imitano i nostri prodotti al punto che risulta addirittura difficile distinguerne la qualità, significa che non abbiamo un vantaggio competitivo sufficiente. Si dice che la Cina rubi alle imprese i nostri brevetti, ma in realtà l’Italia ha davvero pochi brevetti registrati. In Europa vengono depositati mediamente 50-60.000 brevetti; l’Italia, rispetto il totale mondiale, ne deposita solo il 3.2%, come la Svizzera e l’Olanda, seguita dal 25% degli Stati Uniti, il 22% del Giappone, il 19% della Germania, ecc. I motivi? Uno tra i principali è il sistema brevettuale quasi completamente sconosciuto; il secondo è che le Università non proteggono i progetti frutto della propria ricerca attraverso i brevetti; un altro motivo è la poca attinenza delle invenzioni o brevetti già esistenti con le necessità del mercato. Alcune imprese ricercano il proprio vantaggio competitivo nei fornitori, altri nel sistema normativo, altri si rivolgono ai centri di ricerca delle Università ma si tratta di esempi molto rari nel nostro territorio. Pur avvertendo la necessità d’innovazione, visto che la domanda è debole, bisognerebbe qualificare l’offerta migliorando il marketing e la comunicazione da parte di chi opera nella ricerca (università, centri pubblici e privati): ne trarrebbero benefici da un lato il sistema-impresa dall’altro le sempre più magre finanze dei centri di ricerca. Alcune tra le aziende del Nord Est hanno contribuito all’istituzione di centri di ricerca o parchi scientifici e tecnologici (PST) che collaborano in tutta Italia con imprese per creare nuovi prodotti; anch’essi però soffrono di problemi di comunicazione pur avendo nella propria offerta molte iniziative. Secondo Mario Carraro – imprenditore, Presidente del Gruppo Carraro – vi è un certo allarme generale: solo poche imprese di alcune aree geografiche hanno finanziamenti da parte dello Stato per la ricerca e l’innovazione, ma se non si investe in questo ambito, c’è il rischio di perdere il treno.il mercato e i contesti politico-economici sono in continua evoluzione e non si può produrre sempre lo stesso prodotto.”Dobbiamo creare innovazione attraverso le Università e offrire finanziamenti più agevolati per le aziende anche da parte delle banche, istituzioni sempre molto diffidenti e poco propensi a questi tipi di finanziamenti – sottolinea Carraro”. “In India i giovani hanno 14 anni di studio, entusiasmo da vendere, competenze acquisite – prosegue l’imprenditore veneto – E la loro età media è di 20 anni più bassa rispetto a quella di una cittadina come Campodarsego (PD). Come pensiamo di poter competere con loro?”. E ancora: “Ci sono montagne di carta in Confinduastria a Roma sul rapporto tra Università e impresa – dice il Presidente del Gruppo – ma in concreto cosa si è fatto? io ho la coscienza a posto, la mia azienda investe in ricerca e cerchiamo studenti e laureati in Cina. E gli altri?” Anche Massimo Calearo – imprenditore, Presidente dell’omonimo Gruppo, nonché Presidente degli industriali di Vicenza e di Federmeccanica – ha istituito dei fondi per la formazione dei neolaureati e per la creazione di un parco scientifico di ricerca per le imprese. Egli porta l’America come esempio da seguire, dove le banche partecipano alle idee e scommettono sui progetti; dove i professori universitari sono allo stesso tempo imprenditori perché creano venture capital mettendosi in società con gli allievi. “Da noi – afferma il Presidente – il rapporto con le banche non è mai chiaro ed i finanziamenti per la ricerca sono assegnati con criteri discutibili. Però non possiamo fare a meno di spendere per farla. La mia impresa è nata con la produzione di campanelli per biciclette, ora produce antenne per le più grandi case automobilistiche. Se io non invento qualcosa da qui a tre anni devo chiudere tutto, non ho scelta.” Il Veneto è una regione il cui reddito pro-capite supera di circa 3.000 € il reddito pro-capite nazionale; il territorio dove nasce il modello dei distretti industriali (ve ne sono circa 50), costituito per il 97% da piccole e medie imprese con meno di 10 dipendenti; il territorio dove, per la maggior parte, gli imprenditori sono dei ‘self-made man’, che non sempre hanno studiato all’università. Dunque, anche secondo Calearo, l’ errore peggiore è ritenere che il nostro modello economico sia un modello di successo eterno; bisogna dimostrare con iniziative concrete che riteniamo l’innovazione un fattore chiave di competizione ai fini della competizione internazionale. Per fare un esempio di iniziative territoriali verso l’innovazione, è possibile citare alcune istituzioni (come Veneto Innovazione e Veneto Sviluppo), le quali hanno la funzione di coordinare enti ed istituzioni come le Camere di commercio, le Unioni industriali provinciali e altri enti al servizio delle imprese (es. Certottica, Treviso Tecnologia, ecc.). Tutti questi attori hanno contribuito alla stesura di una legge regionale a sostegno degli investimenti in ricerca ed innovazione nei distretti industriali. Diversamente da quelle già esistenti, in questo caso vengono finanziati interi comparti con la compartecipazione delle aziende stesse per circa il 60%. È inoltre operativa una legge regionale per la promozione delle aziende soprattutto nei mercati esteri, cosicché anche chi ha budget limitati ha la possibilità di partecipare ad iniziative comuni finanziate (di distretto, di filiera, ecc) per promuovere anche la propria piccola realtà nelle fiere o eventi ad alta visibilità. Si è lavorato anche per realizzare una legge che desse credito alle piccole e medie imprese che vogliono innovare creando un legame con le università su temi scientifici (es. ingegneria, biotecnologie, nanotecnologie, ecc.). Purtroppo però la legge non è ancora stata approvata.




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