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Published on Marzo 6th, 2008 | by Redazione MG News

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Innovazione, dove sono le start-ups tecnologiche italiane?

L'Italia è al 23esimo posto nella classifica dei paesi più innovatori. Punto di forza: capacità di creare innovazione. Punto di debolezza: difficoltà nel trasformarla in applicazioni industriali.

Lo European Innovation Scoreboard (EIS) 2007 colloca l’Italia al 23esimo posto nella classifica dei Paesi più innovatori all’interno di una lista comprendente i 27 Stati Membri dell’UE, oltre a Croazia, Turchia, Islanda, Norvegia, Svizzera, Giappone, Stati Uniti, Australia, Canada ed Israele.

25 indicatori creati per misurare le performances innovative di tutti questi Paesi stabiliscono infatti che siamo un Paese "moderatamente innovativo", con un tasso di innovazione inferiore a quello medio europeo, e simile a quello di Paesi quali Estonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Cipro e Spagna.

Le nostre performances innovative sono leggermente cresciute rispetto alla media europea nel corso degli ultimi 5 anni, e sebbene possediamo una relativamente buona capacità di produrre conoscenza (knowledge) nella ricerca e sviluppo high-tech, la nostra efficienza nel trasformarla in outputs applicativi (applicazioni su campo) è decisamente bassa, e questo nonostante una certa efficienza nel trasformarla invece in proprietà intellettuali.

Gli indicatori utilizzati per calcolare le performances innovative di tutti questi Paesi hanno tenuto conto di cinque dimensioni concernenti l’innovazione, e più precisamente:

1) delle condizioni strutturali richieste dall’innovazione stessa;
2) della creazione di conoscenza derivante da investimenti effettuati in ricerca e sviluppo;
3) dell’imprenditorialità innovativa esistente;
4) delle applicazioni sul campo prodotte;
5) della registrazione di proprietà intellettuali sul know-how.

La Svezia è risultato essere il Paese più innovatore di tutti, seguito poi nell’ordine da Svizzera, Finlandia, Israele, Danimarca, Giappone, Germania e Stati Uniti.

Questi sono gli otto Paesi che rappresentano inoltre gli innovation leaders, seguiti dal gruppo degli innovation followers, poi da quello dei moderate innovators (tra cui l’Italia), ed infine da quello delle catching-up countries.
Il file PDF dello European Innovation Scoreboard è qui.

Per cercare di fare un raffronto su alcuni dati, sono andato anche a vedermi il GEM 2007 Global Report, il rapporto annuale stilato dal consorzio accademico di ricerca Global Entrepreneurship Monitor (GEM) e che analizza lo stato dell’imprenditorialità a livello mondiale.

Ebbene, anche secondo quest’altro rapporto, l’Italia è nelle posizioni di coda tra i Paesi avanzati in quanto ad attività imprenditoriali orientate all’innovazione, ovvero in quelle attività che, secondo le teorie schumpeteriane, sono orientate a produrre distruzione creativa, distorcendo gli equilibri di mercato (o creandone di nuovi) attraverso l’introduzione di nuovi prodotti e/o servizi al suo interno (le applicazioni di cui sopra) e producendo costantemente nuove strutture economiche.

Nel periodo compreso tra il 2002 ed il 2007, il GEM 2007 Global Report assegna infatti all’Italia il 19simo posto tra le economie più ricche per quanto concerne la percentuale (sul totale) di attività imprenditoriali early-stage (start-ups) con nuovi prodotti o che creano nuovi mercati, e questi dati non si riferiscono soltanto alla tecnologia.

Sul versante più strettamente tecnologico invece io mi chiedo: quante sono davvero le start-ups tecnologiche italiane?

Enrico Bertini – da Stalkked – secondo licenza Creative Commons


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