Tecnologie per l'impresa no image

Published on Luglio 23rd, 2007 | by Redazione MG News

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La terza missione dell’Università

Si comincia a parlare anche in Italia di terza missione dell’università accanto alle due tradizionali missioni di ricerca e didattica […]

I significati attribuiti a questa nuova missione sono vari e c’è ancora poca chiarezza. Si parla infatti di terza missione relativamente alla formazione continua o life long learning ma non si tratta evidentemente di una reale terza missione ma di un necessaria espansione di una missione già presente.
Se ne parla anche come capacità di comunicazione della ricerca, aspetto di grande rilievo, innovazione assolutamente necessaria, ma non ancora una terza missione.

La terza missione va intesa come ruolo attivo dell’Università nello sviluppo economico e sociale del territorio.
Questa missione si potrebbe vedere come già presente se si osserva la componente didattica. La ricaduta sul territorio è evidente. I nuovi laureati, ma anche chi partecipa a programmi di formazione continua, portano conoscenze e competenze alle imprese e alimentano processi di innovazione e cambiamento. Ma anche su questo punto bisognerebbe un po’ riflettere sulla base dell’esperienza per esempio di atenei americani che valutano costantemente l’allineamento tra programmi formativi ed esigenze delle imprese.
Ma cosa dire della ricerca? Il discorso è diverso. Accanto infatti all’eccellenza internazionale delle attività di ricerca la terza missione richiede che la ricerca stessa possa venire incontro alle esigenze del territorio ma allo stesso tempo cercare di elevare il livello qualitativo delle produzioni materiali e immateriali compito quest’ultimo riservato alle imprese.

Le tre missioni vanno viste come integrate e quindi se l’eccellenza vale per la ricerca e la formazione deve valere anche per la terza missione che deve distinguersi sia per elevati livelli di qualità dei contenuti che per livello elevato del servizio, dei tempi di realizzazione etc. Ridurre la terza missione al ruolo di consulenza e di soluzione di problemi di piccola portata traviserebbe pericolosamente questa funzione.
Si tratta di venir incontro alle crescenti aspettative sul ruolo dell’Università da parte del mondo esterno in particolare quello locale. Non va dimenticato inoltre che il ruolo delle Università è anche quello di contribuire alla costruzione di una società della conoscenza che va per lo meno di pari passo a quello dell’economia della conoscenza.

Ancora una volta gli esempi vanno cercati nel Nord dell’Europa per non dire negli USA. In paesi come Inghilterra, Danimarca, Svezia, Finlandia la terza missione è stata disciplinata anche dal punto di vista legislativo e alle Università è stato dato il compito di creare opportuni strumenti e servizi di innovazione e trasferimento tecnologico.
Si fa riferimento spesso a questo nuovo ruolo delle Università per lo sviluppo del territorio con il termine di “università imprenditoriale”. E’ Università imprenditoriale quella che favorisce la nascita di nuove imprese basate spesso su nuove tecnologie, ma anche quella che valorizza opportunamente la proprietà intellettuale, e quindi per esempio i brevetti che provengono dalle attività di ricerca. Una terza accezione però è quella che vede l’Università impegnata nello sviluppo di rapporti con le imprese ed altri enti visti come partner di attività di ricerca e trasferimento di conoscenza.
Non si deve pensare che questi compiti siano facilmente espletabili. Essi richiedono un cambio di cultura in cui l’Università si fa carico anche di analisi delle esigenze, proposte, servizi, gestione dell’erogazione dei servizi etc. Qualcosa che non c’è o in misura limitata grazie alle caratteristiche strettamente personali di alcuni ricercatori-docenti che si danno autonomamente ambiziosi obiettivi di sviluppo e crescita delle proprie attività di ricerca scientifica e di trasferimento di conoscenza.
Dare all’Università una terza missione e assumere da parte della stessa di una responsabilità in tal senso significa a mio avviso due cose.

Assunzione in prima persona delle funzioni di trasferimento tecnologico in una varietà di applicazioni. In altri termini dal laboratorio all’impresa senza intermediari. Oggi c’è una funzione succedanea nel trasferimento tecnologico di vari enti esterni all’università con elevata frammentazione delle funzioni e delle competenze e risultati non ottimali. Da questo punto di vista in parte il ruolo può essere coperto dai singoli Dipartimenti in parte da strutture idonee a supporto dei Dipartimenti. Ai Dipartimenti l’onere di comunicare opportunamente con le imprese ed il mondo circostante, promuovere la propria ricerca e cercare partner. Ai Dipartimenti anche l’onere di attivare processi di trasferimento di conoscenza con le modalità più opportune.
D’altro canto è necessario un adeguamento delle risorse a disposizione dell’Università per espletare il ruolo, ovvero ricercatori ed altro personale di supporto, con criteri e modalità specifici di controllo dei risultati. Risorse che necessariamente provengono non solo da Ministeri ma anche da enti esterni e imprese locali.
Naturalmente i punti di vista sulle soluzioni possono essere molto diversi. Quello descritto sopra è un approccio “dal basso” che privilegia gli attori che svolgono effettivamente attività di ricerca e di trasferimento di conoscenza.
Questo comporta per tanti aspetti un cambio di pelle per l’Università e richiede un cambio di mentalità anche nei soggetti “limitrofi” alla ricerca di un modo comune di sentire e di lavorare.

 Moreno Muffatto


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