Meloni i nodi vengono al pettine
La Meloni ha sicuramente delle doti come politica e come comunicatrice anche se a mio avviso è efficace solo per alcuni segmenti di elettori e non altri. Quelli più disponibili a credere alle bufale o quantomeno i più superficiali e con pochi strumenti culturali e chi ha interessi economici spesso corporativi da salvaguardare come imprenditori, professionisti. Ora però tutta una serie di nodi stanno venendo al pettine
Dunque la narrazione della Meloni e dei suoi seguaci assistenti di mezza tacca circa le sorti magnifiche e progressive dell’Italia si sta sgretolando come un castello di sabbia. Vediamo alcune fondamenta di questo castello.
- La situazione economica: è più di un anno e mezzo che continua il calo della produzione industriale in Italia e pare che non se sia accorto nessuno. Negli ultimi due anni sono aumentate le persone in povertà assoluta ma anche qui il Governo tace. Ora però scricchiola una delle bandiere ovvero il PIL in crescita. In realtà le previsioni di chiusura del 2024 sono piuttosto deludenti e quelle per il 2025 molto modeste. L’unico altro vessillo rimasto è l’occupazione che è apparentemente in crescita. Il problema è che sono in calo le ore lavorate, che significa che ci sono più posti di lavoro ma ciascuno con un orario minore. Tradotto più part-time, più lavoro precario e stagionale.
- Le crisi di settore ed industriali: un corollario importante del primo punto. Con un dato incontrovertibile: le ore di cassa integrazione sono aumentate di quasi il 20% nel periodo gen-set rispetto al 2023. I segnali sono forti per alcuni settori come il metalmeccanico ed il tessile-abbigliamento. Sono sottotraccia pronti ad esplodere quelli dell’edilizia, finiti i bonus e con una droga leggera come il PNRR ancora in onda. E sono urla di dolore per il settore automobilistico, in crisi in tutta Europa.
In questo autunno si sono aperte delle vertenze di aziende importanti mentre sono solo sopite quelle di alcuni giganti come l’ex-ILVA di Taranto. Inoltre l’aumento della conflittualità sindacale in questo periodo – sopita nei due scorsi anni – è un forte segnale di disagio di molti comparti in primis la sanità ed i trasporti (oltre al metalmeccanico). - La riforma della autonomia differenziata: un cavallo di battaglia di uno solo dei partiti al Governo (la Lega) osteggiata in primis dagli altri due partiti di Governo, anche se ovviamente non in modo palese. Io sono convinto che la Meloni e Tajani si sono fregati le mani quando hanno saputo che la Corte Costituzionale ha smontato di fatto la cd riforma Calderoli.
In realtà di tratta di una bella sconfitta di tutto il Governo perchè ora cercare di rimettere assieme i pezzi del vaso rotto sarà difficilissimo, oltre al fatto che incombe comunque il referendum abrogativo. - La gestione della questione migranti: questo un cavallo di battaglia di un po’ tutto il Governo, in primis della Meloni che ha fatto degli accordi con la Tunisia prima e del cd Piano Mattei poi, due mostrine di cui vantarsi. Purtroppo per lei gli accordi con la Tunisia funzionano poco e il Piano Mattei al momento è solo sulla carta. Ma la figura più meschina il Governo la sta facendo con i centri di detenzione costruiti in Albania che si stanno rivelando un autentico flop. In primis perchè stanno creando tutta una serie di problemi giuridici che hanno scatenato la furia del Governo contro la magistratura. E in secondo luogo per il costo enorme dell’operazione (800 milioni di euro) a fronte dell’accoglienza di pochi migranti. Tra l’altro almeno in questo inizio abbiamo assistito alla penosa processione di questi pochi poveri disgraziati portati prima in questi centri in Albania dopo quello che hanno passato attraversando il Mediterraneo. E subito dopo rimessi sulla nava e riportati in Italia per i problemi giuridici di cui sopra.
- La riforma delle pensioni: “Aboliremo la Fornero” una delle promesse elettorali di quel trombone di Salvini. A due anni di distanza non solo la Fornero è pianamente operativa ma andare in pensione è diventato ancora più difficile, con i paletti su Opzione Donna e con la quota 103 che non se l’è cagata nessuno perchè non conviene. Non serve aggiungere altro.
- La riduzione delle tasse: al momento l’unica misura reale è stata una modesta riduzione del cuneo fiscale per i redditi bassi, che peraltro aveva già previsto il Governo Draghi. Mentre al momento nulla per i redditi medi. Mentre i redditi alti, i profitti record delle imprese (soprattutto in alcuni settori) e le rendite finanziarie non sono state minimamente scalfiti. I dati degli istituti di ricerca segnalano per quest’anno un seppur piccolo aumento della pressione fiscale.
- La riforma del Premierato: altro cavallo di battaglia della Meloni che ha suscitato molti dubbi in giuristi insigni non tacciabili di partigianeria. Però ultimamente anche la sua fede in questa pseudo-riforma (che tra parentesi non piace a nessuno dei suoi alleati di Governo) sta vacillando se è vero che ha dichiarato recentemente che se il referendum dovesse bocciarla “chissenefrega”. Tanto – dice lei – “Io non mi dimetto di certo”.
Un’altra riforma molto controversa e osteggiata in primis dai magistrati è la cosidetta “Legge Nordio”. Io non mi esprimo su una materia così tecnica ma ho sentito vari magistrati e giuristi qualificati esprimere forti dubbi sulla sua efficacia. Anzi andrebbe a peggiorare il lavoro degli operatori della Giustizia.
Se a tutto questo aggiungiamo che con l’avvento di Trump lei avrà un osso ben più duro da rodere rispetto a nonno Biden, soprattutto per quanto riguarda la questione Ucraina, diciamo che non vedo un futuro roseo per la Meloni ed il suo Governo. Nell’attesa che almeno una fetta di chi l’ha votata cominci a capire come stanno andando realmente le cose…
