Promozione made in italy no image

Published on Marzo 10th, 2005 | by Redazione MG News

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Quali sfide per tornare competitivi ?

Oggi ci troviamo in una situazione difficile che ci portiamo avanti da ormai qualche anno. Ma non dobbiamo fermarci a dire sempre che c’è declino, bensì una metamorfosi economico-produttiva, un[…] Oggi ci troviamo in una situazione difficile che ci portiamo avanti da ormai qualche anno. Ma non dobbiamo fermarci a dire sempre che c’è declino, bensì una metamorfosi economico-produttiva, un rallentamento della crescita economica. Per questo e per far fronte a tale situazione si dovrebbe partire con l’idea che lo sviluppo quantitativo utilizzato fino ad oggi cessa di essere la modalità strategica per la competizione ed il successo di un’impresa/distretto industriale nel mercato e nella società globalizzati. Urge quindi non solo un’implicazione congiunturale bensì anche un’indagine di tipo strutturale sui nostri attuali sistemi produttivi/competitivi. In tema di globalizzazione, dobbiamo tenere presente che le nuove aree geo-economiche non sono solo aree di offerta (quindi per molti anche di concorrenze sleale!), ma anche aree di domanda, soprattutto per alcuni settori in crescita. La politica distrettuale si rafforza se favorisce l’aggregazione di più imprese nei diversi modi, per far fronte al problema del sottodimensionamento, ad esempio, delle nostre imprese rispetto al mercato internazionale su cui “di colpo” si trovano attaccate (volevo scrivere proiettate ma per questo tipo di inserimento lo sono sempre state ricavandone i maggiori vantaggi economici e d’affari più di chiunque altro al mondo). E Tali cooperazioni quindi dovrebbero essere incentivate con maggiore convinzione. Ci sono settori, comunque, che tengono salda la loro economicità. Il Turismo di qualità tiene; il turismo ospitale e la qualità nei servizi diventano la chiave di volta per il benessere di alcune aree italiane; diventa importante quindi salvaguardare la tipicità e la territorialità che tanto ci viene ammirata dall’estero. Non possiamo dimenticare anche quante potenzialità e quanto bene gli italiani potrebbero fare nell’agro-alimentare, nel sistema moda e nel sistema casa. Rimangono come al solito, e mi pare che iniziamo a ripeterci un po’ troppe volte in Italia, ampi margini di adozione tecnologica. Il quarto settore su cui risulterebbe doveroso puntare è quello della Qualità Sociale, ovvero quell’insieme di servizi non commercializzabili su cui una società ricca come la nostra (seppure nelle differenze che esistono nell’Italia) comincia ad investire per diventare più creativa ed appetibile. Investire quindi di più in conoscenza, scuola, formazione continua, ecc.. Altro problema italiano risulta essere quello del basso grado di innovazione che deve essere visto sotto diversi aspetti. Secondo la Direzione Generale per le Imprese dell’Unione Europea, nella valutazione ed analisi che ha svolto nel 2003, l’Italia (e le singole regioni italiane, anche le ‘locomotive’) sono al di fuori della ‘top 10’. Quali possono esserne i motivi? Evidentemente vengono confermati i classici tre punti fondanti dello scarso livello di innovazione, ovvero: a) poche risorse umane laureate nel mondo del lavoro; b) scarso capitale innovativo e brevetti nelle imprese; c) scarsa produzione di ricerca, non intesa come ricerca pubblica bensì come qualità della ‘Business R&D’. Oggi le imprese che fanno sistema, che lavorano in rete, devono adottare la consapevolezza che produrre per esportare tante quantità con una vecchia lira sempre più svalutata fa parte di un mondo passato, e che nel presente prossimo (attuale) ci si dovrebbe basare su un nuovo modello competitivo, centrato su alcuni principali elementi distintivi: 1. internazionalizzazione: non come export bensì come posizionamento nel mercato internazionale; 2. innovazione di prodotto: diversi prodotti all’anno soprattutto per i mercati che sanno maggiormente accogliere l’evoluzione di prodotto, quelli più avanzati su cui far percepire meglio la valorizzazione dell’innovazione; 3. innovazione nella comunicazione: un progresso per le nuove forme comunicazionali; 4. investimenti in ICT: cominciano ad esserci soluzioni adatte per le piccole e medie imprese per quanto concerne le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.


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