Ora lo dimostrano i numeri, l’astensionismo è progressista
Noi da tempo sosteniamo che il modo migliore che ha lo schieramento progressista di vincere le elezioni, o almeno di avere speranza, è quello di recuperare il voto almeno di parte dell’astensionismo.
Ora c’è anche un sondaggio. Strano mi viene da dire che nessuno ci avesse pensato prima…Ad ogni buon conto l’Ipsos ci dice che – senza entrare nel merito delle specifiche percentuali dei vari partiti – circa il 60% di chi si astiene voterebbe – se costretto (o convinto) – nello schieramento progressista.
Ora partiamo da una premessa: ci sono vari tipi di astensionismo. Intanto si distingue tra quello volontario ed involontario. Spesso chi risponde non dice che non va a votare perchè non può, perchè magari di vergogna. Mancanza di mezzi di trasporto, condizione fisica, etc etc.
E poi anche quello volontario ha un ventaglio di motivazioni che corrispondono ad altrettanti segmenti della popolazione. Un giovane che non va a votare di solito ha motivazioni molto diverse da chi ad esempio odia i politici e li ritiene delegittimati. Per continuare nel nostro ragionamento supponiamo che le preferenze (potenziali) di voto siano uguali in tutti i segmenti e che quindi si recuperi % sempre in proporzione a quanto espresso nel sondaggio.
Facciamo allora questa ipotesi. Attualmente si stima che l’astensionismo valga circa il 42% degli elettori, ovvero 21,4 milioni. Supponiamo che grazie alla presenza di candidati particolarmente popolari, di temi elettorali di grande impatto o altro si riesca a coinvincere un terzo di questi elettori ad andare a votare.
Parliamo di circa 7 milioni di votanti. Ecco se venisse rispettato il risultato del sondaggio di Pagnoncelli, 4,2 milioni voterebbero lo schieramento progressista e 2,8 milioni quello conservatore, di destra.
Significa 1,4 milioni di voti in più per la sinistra. Ovvero circa 4 punti percentuali. Che potrebbero essere più che sufficienti per ribaltare un risultato elettorale.
Peraltro alcuni esempi di mobilitazione al voto di un elettorato che in precedenza si asteneva li abbiamo avuti anche recentemente. Il caso della nuova sindaca di Genova Salis è emblematico in questo senso. Gli analisti sono corcordi nel dire che ha vinto principalmente perchè ha recuperato parte dell’astensionismo pesante delle prededenti elezioni comunali. La percentuale dei votanti è salita dal 44 al 52%. Si dirà che il 52% è ancora poco. Sì ma è bastato a capovolgere l’esito delle elezioni in favore dei progressisti.
Quindi un bel temino per il cd campo largo, larghetto o strettino che dir si voglia: come fare per recuperare il voto degli astensionisti?
PS: una recente indagine di Ixè ci conferma che gli indecisi al voto, ovvero quelli che sarebbero propensi all’astensione, se obbligati a votare preferirebbero nettamente i partiti di opposizione. Vedi grafico
