I due incubi di Giorgia
Per la Meloni il fine legislatura che doveva essere una specie di sfilata trionfale con le riforme portate a termine, con il Paese fuori dalla procedura di infrazione UE e l’economia in netta ripresa, si sta trasformando in un brutto muro contro cui rischia di sbattere.
In particolare le notti di Giorgia sono popolate ultimamente da due incubi ricorrenti.
Nel primo il protagonista è il suo amico Donald Trump, colui che l’ha coccolata e portata in palmo di mano e al quale non ha mai saputo opporsi su nulla. La scena che si ripropone è sempre la stessa: Donald le corre dietro e la vuole a tutti i costi abbracciare, implorando la sua amicizia, la sua fedeltà, il suo supporto ora che ha bisogno di aiuto per la guerra con l’Iran. Giorgia cerca di scappare da questo abbraccio ma per quanto si sforzi Trump le è addosso, la stringe in una morsa che la soffoca sempre di più….per fortuna qui si sveglia.
Nel secondo incubo lei si trova alla lavagna in una classe dove nei banchi seduti ci sono gli esponenti del suo Governo, in particolare quelli che si sono più esposti in maniera maldestra, sul referendum sulla Magistratura. I vari Nordio, Del Mastro, Tajani, e ultima ma non meno valida dei suoi colleghi, Giusi Bartolozzi la capo gabinetto di Nordio.
Lei è alla lavagna perchè interrogata, interrogata dal professore che ha le sembianze del Procuratore capo di Napoli Gratteri. Il professore la interroga su vari argomenti che riguardano il referendum, ma le sue risposte sono sempre sbagliate o inadeguate. Ad esempio il prof Gratteri le domanda: “Allieva Giorgia come può dire che con la riforma la Magistratura sarà al riparo delle correnti e le nomine verranno fatte dal CSM in modo equo e secondo competenza e non appartenenza politica?” E la allieva si guarda attorno smarrita, cerca disperatamente un suggerimento dai sui compagni ma non arriva nulla e alla fine risponde: “Grazie al sorteggio nella nomina del CSM toglieremo la magistratura dalle sgrinfie delle correnti, in particolar modo di quelle di sinistra“.
Ma il prof Gratteri la redarguisce: “Ahi ahi Giorgia risposta errata. In primis non tutto il CSM sarebbe eletto con sorteggio ma solo la parte togata, il resto sarebbe pescato da un elenco ristretto di nomi di nomina politica. In più con il sorteggio possono arrivare al CSM magistrati che possono essere inesperti, incapaci e non c’è nessuna garanzia che non siano politicizzati, visto che vengono scelti a caso. Le metto 3 in giustizia”
A quel punto il professore le mette in testa un bel berretto con delle orecchie d’asino e la rimanda al banco. E qui lei si sveglia….
Noi abbiamo un po’ scherzato ma la realtà non è molto diversa da questi incubi. La sensazione è che la Meloni ed il suo Governo di conseguenza si stiano infilando in un vicolo cieco che non promette niente di buono in primis per il Paese ma anche per le sorti del suo partito e della sua maggioranza, in vista delle elezioni del 2027.
Pensiamo al rapporto con Trump. La sua stretta vicinanza, la sua totale adesione alle sue politiche alla fine la sta cominciando a danneggiare. E questo sta diventando molto evidente con la guerra con l’Iran dove il suo non prendere posizione è sempre più visto come una complicità con Trump e il suo sodale Nethaniau. Una guerra che minaccia in modo diretto e indiretto la nostra sicurezza, che sta facendo impennare i prezzi dell’energia e con sicuri effetti su inflazione e recessione. Ormai il livello di disapprovazione su Trump è in Italia attorno al 85-90% e lei non sa più che pesci pigliare. Si nasconde dietro un allineamento con l’Europa che suona tanto come paravento alla propria incapacità, alla propria pavidità. Basta guardare la differenza ad esempio con le prese di posizione di Sanchez in Spagna ma anche di Sturmer in UK.
Per quanto riguarda il referendum sulla Magistratura come abbiamo scritto in un recente articolo, i suoi sfrorzi di presentarlo come un quesito tecnico, una questione nè di destra nè di sinistra, è fallito alla prova dei fatti. E’ diventato a tutti gli effetti un referendum sul Governo. Ed in modo particolare sulla sua pretesa di controllare la magistratura, andando contro i dettami della Costituzione.
Il fronte del NO lavora da mesi per costruire consenso e i sondaggi che partivano a novembre con uno svantaggio di 15 punti, sono arrivati prima del black out praticamente alla pari, se non addirittura un leggero vantaggio per il NO.
Ora si fa presto a dire che anche in caso di vittoria del NO, la Meloni non si dimette. Dopo aver detto per mesi che non voleva entrare in questa campagna, ora ci sta mettendo pesantenemente la faccia, con video, comizi, pseudo-interviste, etc. Quindi se il SI perde, un po’ ci perde la faccia anche lei e la sua immagine vincente ne verrà sicuramente scalfita.
Quindi c’è un abbraccio “mortale” con il Presidente americano che sta crollando in tutti i sondaggi di gradimento, anche presso i suoi più accesi sostenitori. Pensate che ormai tutti i sondaggi e gli analisti danno praticamente certa la vittoria alle elezioni di mid-term di novembre alla Camera dei democratici. E ora si fa strada anche l’ipotesi sempre più credibile che i DEM possano conquistare la maggioranza anche al Senato (i mercati delle scommesse come Polymarket e Kalshi danno la vittoria dei DEM al 51%)
Ecco come la Meloni può rapidamente imboccare un sentiero in discesa. Ha tempo per rimediare ? Per il referendum oramai deve solo sperare in un’affluenza superiore al 45-50% che vorrebbe dire che si mobilitano ai i “pigri” e demotivati elettori di centro-destra che non trovano un gran interesse alla materia del Referendum. Per quanto riguarda Trump vediamo se e come riuscirà ad allontanare da sè quella sorta di “protezione” che Trump ha garantito in questi ultimi 12-15 mesi a Meloni e che sta diventando una spada di Damocle pronta a scendere sulla sua testa.
