Candidato progressista alla Regione Veneto: imparare dai successi
Non è ancora chiaro quando si andrà a votare per il rinnovo del Consiglio regionale del Veneto e quindi con relativa nuova giunta e Presidente. Quello che certo è che l’era Zaia durata 15 anni è finita per fortuna.
Il Consiglio di Stato si dovrà pronunciare sulla data delle prossime elezioni in Veneto, che saranno nella finestra temporale autunnale (diciamo verso ottobre/novembre) oppure in quella primaverile 2026.
Al momento i due schieramenti principali sono molto lontani da aver deciso in primis se correranno assieme (sia il CDX che il CSX) e poi ancora meno programmi e candidati.
Il CDX è alle prese con la successione a Zaia, problema di difficile soluzione visto che sia Lega che FDI reclamano il candidato alla Regione. La questione è secondo me quasi di vita o di morte per la Lega che se dovesse rinunciare alla guida del Veneto, potrebbe essere al capolinea, soprattutto in relazione alla questione dell’Autonomia. Quindi ci sarà guerra a livello locale con riflessi non da poco anche a livello nazionale dove certo non regna l’armonia tra gli alleati di Governo.
Ma oggi ci vogliamo concentrare sul fronte avverso, che avendone le scatole piene del Campo Largo, semi Stretto, Larghissimo, chiamerò schieramento progressista.
Dunque qui che succede ? Al momento di ufficiale poco o nulla. Sono venute fuori pare dal PD indicazioni di possibili candidature diciamo così dalla società civile come quella della virologa Viola. Al di là del fatto che lei ha per fortuna declinato l’invito, direi che si comincia molto male. Innanzitutto perchè si parte dal nome del candidato. E poi perchè questo nome non ha veramente nulla a che fare nè con la politica ne con l’amministrazione locale, di cui non ha alcuna esperienza. Oltretutto, passato il momento di notorietà dovuto al Covid, non credo che ci siano folle di persone che stravedono per la Viola, nota per una battaglia feroce contro l’uso del vino e già questo basterebbe per concludere che è meglio lasciarla fuori.
Ma andiamo oltre e parliamo di metodo. Ovvero come è possibile costruire un progetto territoriale e poi un programma politico in grado di convincere gli elettori, in primis ad andare a votare e quindi a votare il candidato progressista ?
La prima domanda da porsi è: esistono esperienze del passato anche recente che possano indicare la strada giusta ? La risposta è SI. Perchè le campagne elettorali di 3 sindaci del Veneto Giordani a Padova, Tommasi a Verona e anche Possamai a Vicenza hanno dimostrato che esiste la concreta possibilità di battere il centrodestra anche in Veneto.
Abbiamo scritto ormai diverso tempo fa che i partiti a livello locale fanno molta fatica a rappresentare le istanze della società civile. Si assiste al crollo dei tesseramenti, ad una scarsa adesione alle manifestazioni di partito, soprattutto da parte dei giovani.
Allora la strada è quella di partire proprio dalle esigenze della società civile, dalle priorità che la gente vive sulla propria pelle. E costruire un progetto che provi a dare risposte CONCRETE a queste esigenze. L’altro grande pilastro poi è l‘aggregazione attorno a questo progetto di associazioni e gruppi locali che abbiano a cuore la cura del territorio e delle persone. Il Veneto – per fortuna – è una Regione ricca di movimenti ed associazioni che fanno volontariato sul territorio e che spesso sopperiscono alle carenze di un settore pubblico sempre più asfittico e senza risorse (e idee aggiungo io).
Sono tante le tematiche sulle quali è possibile costruire un percorso comune: dalla Sanità sempre più malmessa, alla scuola definanziata, al sostegno agli anziani e ai fragili, al lavoro sempre più precario e povero, all’Ambiente che viene messo in secondo piano rispetto alle cd esigenze dello sviluppo. Ma poi ci sono tanti altri temi che stanno acquisendo peso come il disagio giovanile, il disagio psichico e psichiatrico in crescita in tutte le fascie d’età. E la necessità di costruire una nuova socialità per riportare le persone ad incontarsi a divertirsi, a condividere emozioni e problemi.
Osservo in questo senso il lavoro sottotraccia ma secondo me importante che sta facendo il movimento civico “Il Veneto che vogliamo“. E in particolare segue esattamente le due tracce indicate sopra per costruire un’alternativa politica in Veneto. Da un lato ha già coinvolto 100 associazioni e gruppi del territorio nella formulazione e discussione di un progetto politico. E dall’altra si sta facendo parte attiva – assieme ad altre forze progressiste – a raccogliere le opinioni dei cittadini veneti su tanti temi che riguardano il presente ed il futuro.
Motore di questo movimento è Elena Ostanel consigliera regionale eletta nel 2020 che si è sempre spesa ed adoperata in modo ammirevole per portare avanti le istanze spesso negate dei cittadini, in particolare di quelli più deboli o dimenticati. Tra le tante battaglie ed iniziative che ha promosso voglio citare la proposta di legge sulle politiche giovanili che in Veneto manca. Come mancano iniziative concrete per valorizzare lo studio, il lavoro, le passioni dei nostri giovani che sempre di più sono spinti ad andarsene dal Veneto e dall’Italia.
Ecco secondo me è da questa esperienza che bisogna partire per costruire un’alternativa concreta a Zaia e alla Lega.
